Sulle orme degli antichi romani
Comincio
con due nominativi, quelli di
Sui ricordi, chiacchiere da veglia e fervide intuizioni, hanno dato vita ad una ricerca che, con il tempo, è diventata un concentrato di sapiente indagine archeologica. Non solo per il risultato, indiscutibilmente tangibile, giustificato dai tanti ritrovamenti e reperti riportati alla luce, ma anche per il valore scientifico con cui hanno condotto la faccenda.
Ebbene, alternando alle loro quotidiane attività professionali, l’esplorazione
di parte del crinale appenninico, i due appassionati archeologi, titolo che
meritano pienamente e senza riserve, sono riusciti ad individuare il tracciato
di una antica strada, di sicura manifattura romana. Ecco il percorso schematico
: da Pian di Balestra a monte Bastione, da Piana degli
Ossi a Passeggere, da monte Poggiaccio a poggio Castelluccio, (versante nord del
Passo della Futa - nei Comuni di San
Benedetto Val di Sambro e Firenzuola) – fino a il Poggione, sopra Monte di Fo’
(nel Comune di Barberino di Mugello).
Hanno suddiviso le aree dei ritrovamenti in otto siti, ripulendo e segnalando
gli itinerari per accedervi, rendendoli fruibili a chiunque voglia visionarli.
Non c’è alcun biglietto da pagare. Come del resto, senza prezzo è la loro iniziativa.
A quote oscillanti fra i settecento ed i millecento metri, immersi in boschi di faggi e abeti, ci hanno riconsegnati dall’oblio importanti tratti di lastricato di sezione omogenea, pari a otto piedi romani. Circa due metri e quaranta centimetri.
L’imponenza della struttura stradale, logicamente riferita al periodo in cui venne costruita, rende subito l’idea di quanto fosse importante questa opera. Attestata la vetustà dei reperti ivi disseminati, la particolare tecnica costruttiva e la lunghezza del tracciato, hanno fatto ipotizzare che trattisi della diramazione viaria citata da Tito Livio che, dalla consolare Cassia, consentiva di collegare Arezzo, Firenze o Fiesole a Bologna. La costruzione parrebbe esser stata promossa dal console Caio Flaminio, nel secondo secolo avanti Cristo, per consentire il rapido spostamento delle legioni verso i confini nord dei territori sotto il dominio di Roma.
Da qui il nome attribuitole dagli autori di Flaminia Militare. Ciò per distinguerla dalla più famosa consolare Flaminia, collegante Roma a Rimini.
Ho seguito con entusiasmo l’evolversi dei ritrovamenti e ne ricordo lo
scetticismo iniziale, quando non pochi, senza essersi recati sui luoghi, ma
dalla plancia dei loro tavoli di studio, asserivano che non era sufficiente
imbattersi in tracce di basolato per stabilire il ritrovamento di una arteria
romana. E giù con la citazione di memorie e lo snocciolamento di testi, atti a
suffragare più una supponente dimestichezza con i carteggi che con le prove
reali.
Per capire la risolutezza dei due, valenti ed appassionati, ricercatori è bene
ricordare che avevano tutto contro. Nella storiografia ufficiale non una traccia
seria e convincente : solo ipotesi che, peraltro, tendevano a privilegiare il
passaggio di assi stradali su altri crinali o da borghi diversi.
Ricordiamo, ad esempio, per tutte, gli scritti di Daniele Sterpos sulla antica
strada del Passo dell’Osteria Bruciata, da Marcoiano a Cornacchiaia passando per
Roncopiano. Ancora. Nella stessa “tabula peutingeriana”, assurta
ad icona della cartografia ufficiale del sistema viario romano, non vi si trova
alcun accenno che possa farne, almeno, intuire l’esistenza.
Inoltre, l’enigmatico postulato di tutti gli storici, che si sono occupati della viabilità antica nella vallata mugellana, concordi nello stabilire l’etimologia del toponimo Badia a Vigesimo, a Barberino di Mugello : ossia, ventesimo miglio, indubbiamente romano, dall’inizio di un percorso. Nessuno che abbia, poi, documentato, con dovizia, la possibilità che tale percorso proseguisse oltre quella località.
Forse doveva far riflettere quanto affermato da Padre Lino Chini, nel suo volume
di storia mugellana, di non riuscire a fornire un quadro esaustivo della
viabilità romana nella valle poiché, tutto sommato, i resoconti storici
dell’epoca non sono stati di pari levatura alle costruzioni fatte in quel
periodo. In pratica, sovente risultano parchi d’informazione, altre volte si
prestano a conclusioni confuse e contraddittorie.
Così, in una tale scarsità di prove documentali, con l’aiuto di alcuni volontari
reclutati fra amici e parenti, i due neofiti archeologi hanno dato vita a vere e
proprie campagne di scavo. Il tutto, come loro stessi hanno tenuto a precisare,
si è svolto nel completo rispetto delle regole, mantenendo cioè un rigido
contatto con gli enti preposti allo studio ed alla conservazione dei beni
storici.
E dopo molta fatica, ecco il coronamento per tanti sforzi. Oltre al rinvenimento
di cospicui tratti di lastricato, hanno scoperto l’impianto di una fornace, a
Piana degli Ossi, spezzoni di acquedotto di certa costruzione romana, i resti di
un ingombrante edificio, forse una “mansione” o una “mutatione” (posto
di sosta o alloggio per un presidio militare).
Ad oggi la loro ipotesi è quella che il percorso rintracciato proseguisse, più o
meno, da Santa Lucia e Montecarelli, lungo l’attuale strada statale del Passo
della Futa, fino a Le Maschere e Colle Barucci, per poi guadare
Questa asserzione, condivisibile o meno, porta quale diretta conseguenza che
Badia a Vigesimo, sia stata edificata in epoca successiva, ritenendo il tratto
di strada, che si inerpica costeggiando i terreni attorno alla Pieve di San
Gavino, fino al bivio di Montecarelli, una variante del periodo imperiale.
Tale concetto va comunque esteso anche al tracciato che da Badia a Vigesimo,
attraverso il passo delle Croci di Combiate, scende a Calenzano : tracciato che,
guarda caso, ai nostri giorni è censito nello stradario provinciale con il nome
strada provinciale militare.
Concludo ricordando i due nominativi con i quali ho aperto questa nota, quelli
di
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2010

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