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GLI ARTICOLI
FLAMINIA MILITARE, VICINO ALLA FUTA

Sulle orme degli antichi romani

Comincio con due nominativi, quelli di Cesare Agostini e Franco Santi. Gente dell’Appennino, versante bolognese. La loro avventura inizia, per dirla con le parole lette nel libro da essi stessi scritto, nel 1977. La storia invece, plausibilmente, nel 187 A.C..

Sui ricordi, chiacchiere da veglia e fervide intuizioni, hanno dato vita ad una ricerca che, con il tempo, è diventata un concentrato di sapiente indagine archeologica. Non solo per il risultato, indiscutibilmente tangibile, giustificato dai tanti ritrovamenti e reperti riportati alla luce, ma anche per il valore scientifico con cui hanno condotto la faccenda.

Ebbene, alternando alle loro quotidiane attività professionali, l’esplorazione di parte del crinale appenninico, i due appassionati archeologi, titolo che meritano pienamente e senza riserve, sono riusciti ad individuare il tracciato di una antica strada, di sicura manifattura romana. Ecco il percorso schematico : da Pian di Balestra a monte Bastione, da Piana degli Ossi a Passeggere, da monte Poggiaccio a poggio Castelluccio, (versante nord del Passo della Futa - nei Comuni di San Benedetto Val di Sambro e Firenzuola) – fino a il Poggione, sopra Monte di Fo’ (nel Comune di Barberino di Mugello).

Hanno suddiviso le aree dei ritrovamenti in otto siti, ripulendo e segnalando gli itinerari per accedervi, rendendoli fruibili a chiunque voglia visionarli.

Non c’è alcun biglietto da pagare. Come del resto, senza prezzo è la loro iniziativa.

A quote oscillanti fra i settecento ed i millecento metri, immersi in boschi di faggi e abeti, ci hanno riconsegnati dall’oblio importanti tratti di lastricato di sezione omogenea, pari a otto piedi romani. Circa due metri e quaranta centimetri.

L’imponenza della struttura stradale, logicamente riferita al periodo in cui venne costruita, rende subito l’idea di quanto fosse importante questa opera. Attestata la vetustà dei reperti ivi disseminati, la particolare tecnica costruttiva e la lunghezza del tracciato, hanno fatto ipotizzare che trattisi della diramazione viaria citata da Tito Livio che, dalla consolare Cassia, consentiva di collegare Arezzo, Firenze o Fiesole a Bologna. La costruzione parrebbe esser stata promossa dal console Caio Flaminio, nel secondo secolo avanti Cristo, per consentire il rapido spostamento delle legioni verso i confini nord dei territori sotto il dominio di Roma.

Da qui il nome attribuitole dagli autori di Flaminia Militare. Ciò per distinguerla dalla più famosa consolare Flaminia, collegante Roma a Rimini.

Ho seguito con entusiasmo l’evolversi dei ritrovamenti e ne ricordo lo scetticismo iniziale, quando non pochi, senza essersi recati sui luoghi, ma dalla plancia dei loro tavoli di studio, asserivano che non era sufficiente imbattersi in tracce di basolato per stabilire il ritrovamento di una arteria romana. E giù con la citazione di memorie e lo snocciolamento di testi, atti a suffragare più una supponente dimestichezza con i carteggi che con le prove reali.

Per capire la risolutezza dei due, valenti ed appassionati, ricercatori è bene ricordare che avevano tutto contro. Nella storiografia ufficiale non una traccia seria e convincente : solo ipotesi che, peraltro, tendevano a privilegiare il passaggio di assi stradali su altri crinali o da borghi diversi.

Ricordiamo, ad esempio, per tutte, gli scritti di Daniele Sterpos sulla antica strada del Passo dell’Osteria Bruciata, da Marcoiano a Cornacchiaia passando per Roncopiano. Ancora. Nella stessa “tabula peutingeriana”, assurta ad icona della cartografia ufficiale del sistema viario romano, non vi si trova alcun accenno che possa farne, almeno, intuire l’esistenza.

Inoltre, l’enigmatico postulato di tutti gli storici, che si sono occupati della viabilità antica nella vallata mugellana, concordi nello stabilire l’etimologia del toponimo Badia a Vigesimo, a Barberino di Mugello : ossia, ventesimo miglio, indubbiamente romano, dall’inizio di un percorso. Nessuno che abbia, poi, documentato, con dovizia, la possibilità che tale percorso proseguisse oltre quella località.

Forse doveva far riflettere quanto affermato da Padre Lino Chini, nel suo volume di storia mugellana, di non riuscire a fornire un quadro esaustivo della viabilità romana nella valle poiché, tutto sommato, i resoconti storici dell’epoca non sono stati di pari levatura alle costruzioni fatte in quel periodo. In pratica, sovente risultano parchi d’informazione, altre volte si prestano a conclusioni confuse e contraddittorie.

Così, in una tale scarsità di prove documentali, con l’aiuto di alcuni volontari reclutati fra amici e parenti, i due neofiti archeologi hanno dato vita a vere e proprie campagne di scavo. Il tutto, come loro stessi hanno tenuto a precisare, si è svolto nel completo rispetto delle regole, mantenendo cioè un rigido contatto con gli enti preposti allo studio ed alla conservazione dei beni storici.

E dopo molta fatica, ecco il coronamento per tanti sforzi. Oltre al rinvenimento di cospicui tratti di lastricato, hanno scoperto l’impianto di una fornace, a Piana degli Ossi, spezzoni di acquedotto di certa costruzione romana, i resti di un ingombrante edificio, forse una “mansione” o una “mutatione” (posto di sosta o alloggio per un presidio militare).

Ad oggi la loro ipotesi è quella che il percorso rintracciato proseguisse, più o meno, da Santa Lucia e Montecarelli, lungo l’attuale strada statale del Passo della Futa, fino a Le Maschere e Colle Barucci, per poi guadare il Sieve in località Colombaiotto, area ormai sommersa dalle acque dell’invaso di Bilancino, ove vennero dissepolti i resti di un antico ponte, nel corso degli ingenti movimenti di terra che ne caratterizzarono la costruzione.

Questa asserzione, condivisibile o meno, porta quale diretta conseguenza che Badia a Vigesimo, sia stata edificata in epoca successiva, ritenendo il tratto di strada, che si inerpica costeggiando i terreni attorno alla Pieve di San Gavino, fino al bivio di Montecarelli, una variante del periodo imperiale.

Tale concetto va comunque esteso anche al tracciato che da Badia a Vigesimo, attraverso il passo delle Croci di Combiate, scende a Calenzano : tracciato che, guarda caso, ai nostri giorni è censito nello stradario provinciale con il nome strada provinciale militare.

Concludo ricordando i due nominativi con i quali ho aperto questa nota, quelli di Cesare Agostini e Franco Santi : fra i pochi a far precedere i fatti, di encomiabile impegno, alle parole.

Gianni Frilli

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2010

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