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Copertina Gennaio 2010La copertina del
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GLI ARTICOLI

“DIARIO DI UN DIARIO”, IL LIBRO DI PAOLO COCCHI

Esame di coscienza di un filosofo

Il libro di Paolo Cocchi “Diario di un diario” si può definire l’esame di coscienza di un filosofo. Un filosofo che ha svolto quasi sempre attività politica, che è politico vero (non un politicante!) e accorto ma che non è totus politicus e concede molto allaCopertina libro sua forma mentis di filosofo. Non solo per sé o nel privato, ma egli riversa questa sua prerogativa soprattutto nel pensare e nel fare politica.

Ora, con lo spunto che gli viene da un piccolo diario di prigionia del padre e dal desiderio di far partecipi i figli delle sue “riflessioni su storia, memoria e presente”, mette in atto in questo libro un vero e proprio esame di coscienza che, come il più famoso “esame di coscienza di un letterato” di Renato Serra, “è costruito per blocchi emotivi ora intersecantesi, ora giustapposti, con ambivalenze e distinguo, perplessità e pluralità di piani che rendono poco agevole l’individuazione di una univoca e chiara logica interna; anzi vi si approntano diverse e non convergenti logiche parziali che trovano alla fine una soluzione che non è concettuale ma esistenziale” (Isnenghi).

A Cocchi, come a molti della sua generazione, è venuta a mancare da tempo la “grande narrazione” che rendeva l’idea che l’animava “un Porto sicuro a cui qualunque fossero le tempeste che ti attendevano durante la navigazione, un giorno saresti approdato” e pertanto il suo libro non poteva che comporsi per riflessioni ambivalenti e “pluralità di piani”. Proprio come quelle del Serra che scrisse le sue pagine nel momento della grande crisi europea e italiana alla vigilia del suo arruolamento nella grande guerra del ’15 –’18, anche quelle di Cocchi, che vive e percepisce acutamente la grande crisi dell’Occidente di oggi, sono poche pagine frammentarie ma di grande valore, forse difficili a essere comprese nell’immediato ma che avranno ripercussione più tardi. Sono discutibili e a volte sconcertanti se si pensa da quale storia familiare e personale provengono. Ma non si caschi nell’errore di considerarle marcia indietro da antiche prese di posizione. Sono letteratura alta, descrizione sofferta e profonda, notevoli anche esteticamente, proprio come si conviene a che fa spietatamente i conti con se stesso e con la propria storia. E come si conviene soprattutto a chi si nutre da sempre di cultura filosofica in particolare. Dagli studi su marxismo e psicanalisi degli anni universitari, fino a risalire man mano da Aristotele a Kant per poi comprendere a fondo la lezione di Nietzsche (il folgorante frammento!) prima e di Heidegger poi (l’essere nel tempo!), Cocchi è venuto raffigurandosi una consapevolezza larga ed estrema della crisi ideale, politica e sociale dell’Occidente, dell’Italia, dei partiti, della sinistra.

paolo cocchiLa sua è una rivisitazione a trecentosessanta gradi della vita ma soprattutto della politica, del fare politica, della necessità o meno della politica. Sa che la politica è nelle cose ma si domanda se deve scaturire dalla riflessione sulla storia o non, più propriamente dalla memoria. Perché se la politica potesse aderire alle pieghe della vita che le memorie, singole, collettive ci consegnano, essa sarebbe più umana, anzi sanzionerebbe, in tempi bui come questi, un nuovo umanesimo. Potrebbe provare a tracciare nuove mappe che ci riconsegnino un rapporto con l’altro.

Cocchi si pone tante domande: nuove, inconsuete, inedite, finalmente libere e autonome dai tanti indebiti coinvolgimenti della realtà contingente. Il suo è lo specchio di una crisi che è quasi cosmica (la Tecnica delle riflessioni dei suoi Heidegger e Severino che stravolgerà il mondo) ma è anche esistenziale e personale.

Paolo Cocchi ha fatto solo da adulto l’esperienza traumatica della morte di un congiunto e ha capito da vicino che “lo scomparire nel nulla è un pensiero difficile da accettare”. Questo pensiero induce anche la consapevolezza dell’”infinita vanità del tutto” che è il punto estremo del vero esame di coscienza ma può essere anche una nuova apertura, l’acquisizione del punto nodale da cui si può ripartire.

Come ha scritto un poeta nostrano, Ivo Guasti, nel suo ultimo libro:

Vita è cammino aperto

Largo peregrinare

Da vie e monti

Attraverso il dubbio

Il vero cercando.

Alessandro Borsotti

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2010

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