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GLI ARTICOLI

LE DIFFICOLTA’ DEL SISTEMA MUSEALE MUGELLANO

Musei sempre più vuoti

Numeri inequivocabili, che si ripetono di anno in anno: purtroppo il Sistema Museale del Mugello, dopo un decennio, è ancora  un grande incompiuto. E un bel problema per le amministrazioni comunali. Ogni anno, di fronte a numeri similari, l’assessore di turno –della Comunità montana, ente che coordina il sistema- annunciava annunciato l’imminente decollo, le iniziative per avviare il sistema, il rammarico per le difficoltà che i musei mugellani stanno incontrando.

Ma gli anni sono passati senza trovare soluzioni efficaci.

Numeri inequivocabili: se il museo di arte sacra –pur lodato, quando venne aperto da Antonio Paolucci, ex.-ministro ed ex-Sovrintendente, ora direttore dei Musei Vaticani, che lo definì un gioiellino-  conta in un anno  888 visitatori, se il museo di Moscheta, per il quale sono stati investiti centinaia di migliaia di euro, riceve in tutto il 2009 soltanto 189 persone che staccano il biglietto d’entrata, e che resta chiuso per 7 mesi l’anno- non si può dire che la situazione non sia preoccupante.

Il tutto aggravato dalle difficoltà finanziarie in cui versano tutti i comuni, e che rende ancora più difficile impiegare fondi in strutture così “improduttive”. E’ un peccato, perché al di là del merito di aver consentito il restauro e il recupero di importanti monumenti storici, i diversi musei, solitamente ben congegnati e allestiti, rappresentano una vetrina significativa delle tradizioni, della storia e  delle particolarità culturali, artistiche ed economiche del nostro territorio.

Giampiero Mongatti è da pochi mesi il nuovo assessore alla cultura della Comunità montana del Mugolo e fa professione di ottimismo: “Dopo aver fatto consistenti investimenti sulle strutture –dice-, è il momento di occuparci della gestione. Ora occorre far decollare questo  aereo”. “Stiamo lavorando su questo –aggiunge l’assessore-, cioè stiamo discutendo con i sindaci mugellani per dare alla gestione del Sistema Mussale una struttura più funzionale, che riesca a valorizzare meglio i nostri musei. E quantomeno dalla seconda metà del 2010 avremo una strutturazione migliore, un ufficio centralizzato che funziona, un coordinatore, anche per dare al Sistema quegli standard –orari di apertura, la presenza del direttore- che la Regione presto richiederà”, e senza i quali, addio finanziamenti.

Certo, in questi anni non sono mancate idee, e tentativi, tutti però naufragati, o che comunque non hanno portato al decollo: per anni sono mancate le guide dei musei, prodotte poi con gran fatica e per più di un anno lasciate nei magazzini perché non si sapeva se e come venderle; si è parlato di bookshop che producessero redditività; non c’è ancora un biglietto unico e gli orari di apertura sono affidati alla libera iniziativa dei comuni. “Certe difficoltà erano e sono oggettive –nota Mongatti- e ci sono cose che hanno bisogno di una maturazione. Io però sono moderatamente ottimista. D’altronde è inevitabile: solo con una vera gestione condivisa, con un ufficio di coordinamento centralizzato, sarà possibile giungere a buoni risultati. Non la faccio facile, ma dobbiamo metterci la massima convinzione”.

 “Anzitutto –riflette Adriano Gasparrini, direttore del Museo Chini a Borgo San Lorenzo-, esiste il problema della visibilità delle risorse culturali del territorio provinciale. Tutti soffrono le medesime difficoltà nostre. Quello che dispiace è che abbiamo potenzialità maggiori, abbiamo il sistema, ma dobbiamo riconoscere che non è decollato: è sulla carta, ma non è operativo”. Che fare dunque? “Purtroppo risorse ce ne sono sempre meno. Ma io credo che se riusciremo a mettere insieme.. le nostre miserie, cioè a fare un sistema degno di questo nome, unendo davvero i nostri musei, anche con operazioni poco costose, ma efficaci, coordinamento orari, bigliettazione unica, programmazione delle pur poche iniziative pubbliche, non come singoli comuni, ma per tutto il sistema, allora qualcosa potrà cambiare in meglio. E sarebbe necessario coinvolgere anche i soggetti privati, penso agli operatori turistici, o ai soggetti di promozione turistica, come la Camera di Commercio e gli APT, campeggi, ristoratori, soggetti che da un buon funzionamento della rete museale mugellana avrebbero solo da beneficiare. Se mettiamo insieme e ottimizziamo le risorse possiamo farcela”.

 

Paolo Guidotti

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2010

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