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PUBBLICATA UNA GUIDA STORICO-ARTISTICA

Alla scoperta di S. Omobono

Quando, qualche tempo fa, don Maurizio mi propose di scrivere una piccola guida sull' oratorio di Sant' Omobono, accettai con entusiasmo.

Accettai con entusiasmo poiché Sant' Omobono merita di essere conosciuto e valorizzato, soprattutto adesso con il suo rifiorire, dopo i restauri voluti dal pievano Corti e successivamente, per quanto riguarda il campanile, dopo i restauri del pievano Tagliaferri.

L 'oratorio di Sant'Omobono, forse perché da sempre all'ombra della Pieve, ha una storia e  un patrimonio artistico pressoché sconosciuti al grande pubblico.

Quanti borghigiani ad esempio, sono a conoscenza come in passato le chiese dedicate a Sant'omobono son state due? E due le congregazioni che a queste chiese facevano riferimento?

Chiese e congregazioni il cui ruolo, nel corso dei secoli, si è sovrapposto e intrecciato facendo la storia della nostra comunità.

Quasi duecento anni fa, nel 1813, un pittore di Sansepolcro, Paolo Colli, stava affrescando la cupoletta del presbiterio ed aveva come aiutante un ragazzo borghigiano di tredici anni, Pietro Alessio Degl' Innocenti detto il Chini. Quindi il capostipite della famiglia Chini e pertanto l' oratoriodi  Sant'Omobono lo possiamo considerare la culla dell'arte chiniana e la culla del liberty mugellano, sempre per opera dei Chini.

In questo oratorio ci sono opere di Galileo Chini, le decorazioni e le vetrate di Dino e Chino e poi... basta osservare l'altare maggiore, per ammirare, dove un tempo si trovava la Madonna degli azzurri, la bella Madonna di Benedetta Manfriani discendente da parte materna dalla famiglia Chini.

Inoltre, anche se non dei Chini, possiamo vedere sull'altare, il bel ciborio con il Cristo Risorto di Luigi Chilleri, padre di don Francesco per vari anni vice parroco della nostra parrocchia.

Adesso brevemente alcune curiosità sull' oratorio di Sant'Omobono:dove adesso si trova la Madonna di Benedetta Manfriani per tanti secoli è stata venerata la Madonna degli Azzurri, che dopo il restauro del 1984, si è rivelata opera di Giotto, opera che possiamo ammirare nella nosta Pieve.

Un' altra curiosità riguarda il campanile. Alcuni storici lo farebbero risalire allla prima metà dell' Ottocento.Consultando alcuni documenti d'archivio ( e a questo punto è doveroso ringraziare gli amici Aldo Giovannini e Giampiero Giampieri per il materiale messo a mia disposizione ) ho avuto modo di visionare due disegni che rappresentano il panorama di Borgo San Lorenzo in epoca diversa; il primo di Baccio Del Bianco del 1638, il secondo di Giuseppe Terreni del 1748. Nel panorama più antico ( 1638 ) si vedono la Torre dell' Orologio e il campanile della Pieve, unici edifici elevati che dominano il paese. Nell'a ltro disegno (1748 ) alla Torre dell' Orologio e al campanile della Pieve si affianca, con la caratteristica cupoletta, il campanile di Sant' Omobono. Pertanto questa torre non è ottocentesca ma risale ad un periodo compreso fra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento.

Nella cella campanaria si trova una campana fusa nel 1804. Ha un nome curioso: "la nevosa", in quanto oltre al suo ruolo liturgico, veniva suonata anche in previsione di nevicate e tormente per avvertire del pericolo tutti coloro che si trovavano all'aperto, (boscaioli, carbonai, carrettieri ecc. ) affinché rientrassero nelle loro case.E' una campana sfortunata, in quanto nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale cadde il battaglio e la campana rimase muta.Nel 1954 la chiesa fu chiusa e abbandonata fino al 1998, quando il pievano dell'epoca, don Giancarlo Corti, fece restaurare tutto il complesso.

Ultimamente su iniziativa del parroco don Maurizio Tagliaferri,con il recente intervento al campanile, si è provveduto a ricollocare alla campana il battaglio e la fune. Questo ci ha offerto l' emozione, dopo quasi settanta anni, di ascoltare per la prima volta quel suono che la nostra generazione non aveva mai udito.

 

Giuseppe Panchetti

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2010

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