Il miracolo del presepe
Tenete bene in mente questa data:18 dicembre 2010.
Nella mia famiglia questa data ha un ricordo speciale, ma non è per questo che dovete segnarla.
Per voi l’importanza di evidenziare quel giorno sull’agenda sarà data dal fatto che verrà di nuovo aperto al pubblico l’ormai famoso presepe meccanico di Borgo San Lorenzo che come sempre ha trovato alloggio nella Cappella de’ Neri presso la Chiesa del SS.Crocifisso. Per diversi anni ho già scritto di questo bellissimo presepe, quindi trovare nuove cose da dire non è facile, soprattutto perché credo che ogni anno debba essere il presepe a parlarci di un messaggio antico ma sempre attuale e straordinariamente bello.
Ogni cuore che si presenti ossequiosamente davanti ad un presepe, non può non percepire quanto è insito in quelle statuette. Certo sarà difficile trovarne il senso ad uno che si presenta lì davanti come se andasse alle giostre. Secondo me quando uno sceglie di andare a visitare un presepe dovrebbe poterlo fare più di una volta e trovare fra queste quella in cui poterci andare da solo. Come amo la mia solitudine davanti al presepe! Il silenzio interrotto solamente dallo scorrere del piccolo ruscello e dalle musiche sapientemente inserite nelle fasi fra l’alba e il tramonto di un bel presepe, mi danno sempre la gioia di quando ero bambina: di quando con i miei genitori e i miei fratelli andavo in cerca del muschio più bello o il pezzetto di tronco per fare il ponte per poi decidere insieme dove poter allestire in maniera nuova il nostro presepe. Era un lavoro di ricerca che ci coinvolgeva ogni anno con entusiasmo sempre nuovo e alla fine del lavoro, la soddisfazione di vedere al buio quelle lucine tremule che brillavano nelle casette di cartone, ci aprivano il cuore e ci davano una serenità particolare; ho sempre pensato che ogni volta che finivamo il presepe fosse come dare una casa a Nostro Signore, come offrirgli l’accoglienza che non aveva avuto quando stava per nascere. Certo questi son pensieri da bambina, ma non è stato scritto che bisogna essere come bambini per entrare nel regno dei cieli?
Sì perché di un vero cantiere si tratta per quasi tre mesi prima dell’apertura del presepe; lunghi tavoli con sopra ogni specie di attrezzo o strumento più sofisticato: cacciaviti di tutte le razze, trapani, viti, chiodi, martelli, pinze, motorini , relè, fusibili, fil di ferro, tubi, reti ….ma anche un’immancabile bottiglia di grappa e qualche dolcino accanto ad un thermos di tè che ogni tanto le “donne dei presepisti” preparano per gli “operai”.
Ma oltre a queste donne ce n’è una che per me più di tutte merita apprezzamento per il calore e l’incoraggiamento che ogni anno dà a questi uomini. E’ la speciale Maria (che è “Prezioso” di nome e di fatto) che tutti gli anni, nonostante non abbia il marito a lavorare in questo gruppo e senza che nessuno le chieda niente, arriva con un bel ciambellone o una soffice schiacciata alla fiorentina fatta da poco, nell’altra mano un contenitore con qualcosa di caldo da bere proprio perché si rende conto dell’immane lavoro che svolgono tutti gli anni queste persone “sacrificando” per tre mesi quasi tutti i dopocena fino a notte inoltrata.
Il gesto che Maria compie verso di loro ha un enorme
significato dato che con quello dimostra una grande attenzione
verso questi volontari. Volontari che
hanno come obiettivo
globale la ricerca di un’ allargata
amicizia, al cui interno vincano le logiche del condividere, dello scambio
vicendevole di competenze, del rispetto di ogni personalità uniti da un progetto
più alto: quello di contribuire a diffondere il messaggio cristiano.
Penso di poter esprimere consapevolmente questi pareri dal momento che per tanti anni anch’io mi sono impegnata per la comunità con tutte le mie forze. Il volontariato è stato la mia vita e ringrazierò sempre con tutto il cuore chi mi ha fatto trascorrere anni così intensi e partecipati: riuscivo ad essere contenta di me stessa e veramente viva in ogni momento della mia giornata e questo, si sa, è uno fra gli ingredienti più importanti che danno sapore alla vita.
Ecco perché sono grata a tutti quelli che riescono ad impegnarsi in maniera spontanea e gratuita per gli altri; in un mondo dove tutto deve avere un costo e spesso un costo che in pochi si possono onestamente permettere, come fanno ad esistere ancora i volontari?
Il segreto sta nel riconoscere che colui che dona è anche colui che riceve quindi non ci resta che invitare chiunque voglia farlo, a bussare ed entrare provando ad inserirsi in qualche gruppo di volontari. Non sempre può essere facile perché non di rado ci possono essere da abbattere pregiudizi, gelosie ed incomprensioni che creano distanza; la volontà di ognuno che voglia fare del bene dovrebbe essere però più forte di ogni barriera quindi mi auguro che laddove ci sono dei volontari ci possa anche essere sempre una guida sicura che li accolga, li comprenda, li ascolti, li rassicuri e perché no, li gratifichi, facendo sentire la propria approvazione, coltivando così un fertile terreno dove tutti possano sentirsi vite feconda della stessa vigna.
A me non piace molto andare a visitare le varie fasi del lavoro perché preferisco la sorpresa, ma la curiosità è sempre tanta davvero e perciò entrando dopo solo una settimana di lavoro, ho ricevuto una straordinaria suggestione nel vedere l’impianto scenico; il presepe quest’anno sarà posizionato in maniera completamente diversa dagli altri anni e sarà molto più grande. Vi pare impossibile? Venite per crederci! Sicuramente vi emozionerete anche voi…però sssssssst….silenzio, fate piano…c’è il Bambino che dorme!
Angela Agostini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2010

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