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INTERVISTA AL NUOVO PRESIDENTE
DI CONFINDUSTRIA FIRENZE

Il Mugello “conquista” Confindustria

Simone Bettini, presidente di Confindustria FirenzeL’intervista a Simone Bettini, neo-designato all’importante carica di presidente di Confindustria Firenze gliela facciamo il giorno del suo compleanno, il 12 maggio. 48 anni, nato a San Piero a Sieve, residente a Luco, sposato con Fulvia, due figli -Niccolò, 20 anni e Daniela 18, Bettini è vicepresidente della Rosss, tra le maggiori aziende a livello europeo nel settore delle scaffalature metalliche e arredamenti per negozi, con un fatturato intorno ai 16 milioni di euro e 160 dipendenti –compresi quelli di una seconda azienda a Campogalliano, acquisita un paio d’anni fa, che offre automazione per magazzini e consulenza logistica.


 Qualcuno si meraviglia che un Mugello poco industriale abbia espresso, e non era mai accaduto, il presidente dell’associazione industriali di Firenze…

Diciamo che  per motivi urbanistici molte aziende, soprattutto quelle di dimensioni superiori ai 100 dipendenti sono ubicate fuori  dal territorio comunale fiorentino. E anche il Mugello in Confindustria ha il suo peso, con le sue 118 aziende, 14 settori merceologici, 3743 dipendenti, 32 dipendenti medi per azienda iscritta, ed è un bel numero.

Simone Bettini, presidente di Confindustria, con i fratelliLa fortuna del nostro territorio è quella di avere tante categorie merceologiche diversificate, senza che ve ne sia una prevalente su tutte. Per questo, nonostante che in questi mesi siamo entrati nel frullatore della crisi, il nostro territorio ha retto bene l’impatto, ad eccezione del settore edilizia, formato da tante micro-imprese che spesso sono sparite nel nulla, senza fare notizia: quando sparisce l’azienda di babbo e figliolo non se ne accorge nessuno. Certo oggi siamo tutti più deboli. Ma…


Ma?

Qual è il nostro vantaggio? Nel Mugello, e anche nella provincia, le imprese sono guidate al 99% da famiglie, da persone che con i loro figli, con le loro mogli e i loro collaboratori ogni mattina scendono in azienda e, al di là di tutto, si spaccano la schiena per arrivare al termine della giornata. In aziende più grosse, dove tutto è in mano a un manager, si fa presto a licenziare. Ma gli imprenditori medio piccoli prima di mettere a casa un dipendente hanno inventato di tutto. Noi abbiamo imprenditori che non fanno solo un conteggio sull’investimento fatto, ma questi fanno impresa con il cuore. Questo è il valore aggiunto. Siamo ancora una comunità. Certo, ci sono le eccezioni, ma in generale la nostra è un’imprenditoria sana, con una coscienza immensa.


 Puoi raccontare com’è nata la candidatura?

Simone Bettini, presidente di ConfindustriaL’idea del mio nome, è nata concretamente due anni fa, a una cena con un gruppo di rappresentanti di importanti realtà produttive fiorentine. Mi dissero, “Adesso tocca a te”. Del resto da tempo sono all’interno del mondo confindustriale, vent’anni fa, con il primo incarico della Territoriale Mugello, la riattivammo perché da tempo era in sonno. Ricordo che ebbi l’”investitura” dall’amico Mario Chiari, che in una riunione disse: “Tu lo fai te. Io sono anziano”. Per questo, nei giorni scorsi a Mario glielo ho detto: “Di questo nuovo incarico, la colpa è tua!”. Dunque, per sei anni sono presidente di Confindustria Mugello, poi sotto la presidenza Pontello ho avuto l’incarico di coordinare tutti gli altri uffici territoriali della provincia, il presidente Ceccuzzi mi volle vicepresidente con delega alle relazioni industriali, successivamente con l’ultima presidenza Gentile, sono stato ancora vicepresidente con delega al manifatturiero, e sono diventato vicepresidente nazionale di Federmeccanica.


Che cosa si prova, davanti a incarichi del genere, che non sono solo di prestigio, ma che richiedono grande impegno?

Prima di tutto un senso di gratificazione. Questo mi fa sentire più forte e mi fa sentire meno il peso del tempo che dovrò togliere all’azienda e alla famiglia


Ma che fa, esattamente, un presidente di Confindustria Firenze?

Confindustria è una struttura operativa, un’azienda che anziché sfornare scaffali, sforna servizi, accordi, rappresentanza, per le imprese del territorio provinciale. In passato il suo compito principale riguardava le relazioni sindacali, ma ora le attività si sono moltiplicate, dalle energie agli aspetti legali, dalla sicurezza all’internazionalizzazione. Si pensi ad esempio all’attenzione che dobbiamo porre sui piani regolatori dei comuni della provincia, con la necessità di seguire le aziende nelle fasi di redazione dei piani, affinché poi non ci si trovi ad aree industriali non fruibili. 


I rapporti con le istituzioni sono dunque importanti…

In primo luogo quelli con la Regione, poi la Provincia e il Comune più grande. E direi che stiamo vivendo un momento fortunato per le caratteristiche differenti delle persone che oggi queste istituzioni guidano. Renzi è una persona che ha coniato un nuovo modo di far politica, che in qualche modo ha sbaragliato le liturgie tradizionali che rendevano la politica grigio-scura. Persona molto diretta, che va direttamente ai problemi. Abbiamo un presidente della Provincia, Barducci, altrettanto attento, grosso conoscitore della macchina politico-amministrativa e della realtà territoriale. Rossi è una figura ancora diversa: pur non essendo fiorentino, ha maturato una grossa esperienza nel campo della sanità, che rappresenta l’80% dell’intero bilancio regionale, ed è il primo tra i presidenti della Regione, che ha messo nuovamente attenzione sul manifatturiero e sul lavoro. Con personaggi così diversi, ma comunque attenti alle esigenze del territorio non avremo problemi a relazionarci. Anche perché lì conosco tutti già da tempo. Nell’assoluto rispetto dei ruoli: loro sono sulle poltrone più importanti politicamente parlando del nostro territorio, io dal 29 giugno sarò sulla poltrona dell’associazione di categoria datoriale più importante della nostra regione: non dimentichiamo che Confindustria Firenze, rispetto a tutte le altre Confindustria della Toscana, pesa per il 50%. E vorrei aggiungere infine che, oltre a questi tre livelli istituzionali, io ho come riferimento un’altra figura di rilievo con cui confrontarmi: parlo dell’Arcivescovo di Firenze, mons. Betori, che più volte ha già dimostrato di essere particolarmente attento alle problematiche sociali, temi che come imprenditori ci riguardano direttamente. 


A proposito di istituzioni? Qual è il clima tra imprese ed enti locali?

Beh, ad essere sincero credo sia necessario che la politica locale aumenti l’attenzione e la collaborazione verso il mondo delle imprese. Faccio un esempio: vorrei dare un’occhiata  all’agenda di tutti i nostri sindaci, per verificare quante volte nei 365 giorni dell’anno, sono stati a visitare un’azienda… Se fossi un sindaco, io mi vorrei incontrare con tutti gli imprenditori, dopodichè li vogliamo fare due incontri l’anno per capire i problemi che abbiamo? E invece…


Da un paio d’anni comuni e comunità montana hanno promosso un “tavolo” per fronteggiare la crisi economica a cui partecipano i rappresentanti delle categorie economiche mugellane…

(Bettini scuote la testa e sorride….) Ma che si pensa di risolvere con questi tavoli? Che risorse ci sono? Dobbiamo far capire alla politica che i tempi di cui le imprese oggi hanno bisogno non sono assolutamente più quelli della politica. Certo non si può addossare a un singolo sindaco il fatto che le cose non funzionino. Ma negli ultimi anni siamo stati molto bravi a complicare. Prendiamo ad esempio le terre da scavo, i problemi ambientali, abbiamo una serie di gabelle sempre più pesanti, e modalità di gestione che sviluppano costi e tempi incredibili, troppo penalizzanti per le aziende.

Come si può far capire ai politici che così non va bene, che così rischiamo grosso? Solo dialogando giorno dopo giorno. Perché se si pensa che i problemi li capiscano da soli, chiusi nei loro palazzi, si è sbagliato tutto. Così noi imprenditori dobbiamo essere di stimolo alle amministrazioni, mettere sul tavolo i problemi veri, basta con le chiacchiere, occorre cercare di aiutarli a creare un elenco di priorità, visto che il tutto e subito non è certo possibile, specie ora, e decidere le cose da fare per il bene di tutti, darsi tabelle di marcia, nelle aziende li chiamiamo business plan, dove a date scadenzate si facciano delle verifiche sugli obiettivi che ci siamo dati.  


Comunque nelle istituzioni c’è molto attesa verso la presidenza Bettini, verso un imprenditore mugellano alla guida di Confindustria…

Bisogna dar seguito a questo scatto d’orgoglio che anch’io ho avvertito da parte della politica del Mugello alla notizia della mia candidatura. E sono certamente disponibile a collaborare. Come?

Non potrò certo risolvere i problemi di tutti, trovare i posti di lavoro a tutti, far piovere finanziamenti. Il mio è un ruolo di rappresentanza, ma in questo ruolo posso portare una voce rappresentativa e autorevole del mondo economico. Posso mettere a disposizione le relazioni che ho, messe insieme in anni. Un contributo al nostro territorio certamente cercherò di darlo.

  

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2011

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