INTERVISTA AL NUOVO PRESIDENTE
DI CONFINDUSTRIA FIRENZE
L’intervista
Qualcuno
si meraviglia che un Mugello poco industriale abbia espresso, e non era mai
accaduto, il presidente dell’associazione industriali di Firenze…
Diciamo che
per motivi urbanistici molte aziende, soprattutto quelle di dimensioni superiori
ai 100 dipendenti sono ubicate fuori
dal territorio comunale fiorentino. E anche
La fortuna del nostro territorio è quella di avere tante
categorie merceologiche diversificate, senza che ve ne sia una prevalente su
tutte. Per questo, nonostante che in questi mesi siamo entrati nel frullatore
della crisi, il nostro territorio ha retto bene l’impatto, ad eccezione del
settore edilizia, formato da tante micro-imprese che spesso sono sparite nel
nulla, senza fare notizia: quando sparisce l’azienda di babbo e figliolo non se
ne accorge nessuno. Certo oggi siamo tutti più deboli. Ma…
Ma?
Qual è il nostro vantaggio? Nel Mugello, e anche nella provincia, le imprese sono guidate al 99% da famiglie, da persone che con i loro figli, con le loro mogli e i loro collaboratori ogni mattina scendono in azienda e, al di là di tutto, si spaccano la schiena per arrivare al termine della giornata. In aziende più grosse, dove tutto è in mano a un manager, si fa presto a licenziare. Ma gli imprenditori medio piccoli prima di mettere a casa un dipendente hanno inventato di tutto. Noi abbiamo imprenditori che non fanno solo un conteggio sull’investimento fatto, ma questi fanno impresa con il cuore. Questo è il valore aggiunto. Siamo ancora una comunità. Certo, ci sono le eccezioni, ma in generale la nostra è un’imprenditoria sana, con una coscienza immensa.
L’idea del mio nome, è nata concretamente due anni fa, a
una cena con un gruppo di rappresentanti di importanti realtà produttive
fiorentine. Mi dissero, “Adesso tocca a te”. Del resto da tempo sono all’interno
del mondo confindustriale, vent’anni fa, con il primo incarico della
Territoriale Mugello, la riattivammo perché da tempo era in sonno. Ricordo che
ebbi l’”investitura” dall’amico
Che cosa si prova,
davanti a incarichi del genere, che non sono solo di prestigio, ma che
richiedono grande impegno?
Prima di tutto un senso di gratificazione. Questo mi fa sentire più forte e mi fa sentire meno il peso del tempo che dovrò togliere all’azienda e alla famiglia
Ma che fa,
esattamente, un presidente di Confindustria Firenze?
Confindustria è una struttura operativa, un’azienda che
anziché sfornare scaffali, sforna servizi, accordi, rappresentanza, per le
imprese del territorio provinciale. In passato il suo compito principale
riguardava le relazioni sindacali, ma ora le attività si sono moltiplicate,
dalle energie agli aspetti legali, dalla sicurezza all’internazionalizzazione.
Si pensi ad esempio all’attenzione che dobbiamo porre sui piani regolatori dei
comuni della provincia, con la necessità di seguire le aziende nelle fasi di
I rapporti con le
istituzioni sono dunque importanti…
In primo luogo quelli con la Regione, poi la Provincia e il
Comune più grande. E direi che stiamo vivendo un momento fortunato per le
caratteristiche differenti delle persone che oggi queste istituzioni guidano.
Renzi è una persona che ha coniato un nuovo modo di far politica, che in qualche
modo ha sbaragliato le liturgie tradizionali che rendevano la politica
grigio-scura. Persona molto diretta, che va direttamente ai problemi. Abbiamo un
presidente della Provincia, Barducci, altrettanto attento, grosso conoscitore
della macchina politico-amministrativa e della realtà territoriale. Rossi è una
figura ancora diversa: pur non essendo fiorentino, ha maturato una grossa
esperienza nel campo della sanità, che rappresenta l’80% dell’intero bilancio
regionale, ed è il primo tra i presidenti della Regione, che ha messo nuovamente
attenzione sul manifatturiero e sul lavoro. Con personaggi così diversi, ma
comunque attenti alle esigenze del territorio non avremo problemi a
relazionarci. Anche perché lì conosco tutti già da tempo. Nell’assoluto rispetto
dei ruoli: loro sono sulle poltrone più importanti politicamente parlando del
nostro territorio, io dal 29 giugno sarò sulla poltrona dell’associazione di
categoria datoriale più importante della nostra regione: non dimentichiamo che
Confindustria Firenze, rispetto a tutte le altre Confindustria della Toscana,
pesa per il 50%. E vorrei aggiungere infine che, oltre a questi tre livelli
istituzionali, io ho come riferimento un’altra figura di rilievo con cui
confrontarmi: parlo dell’Arcivescovo di Firenze, mons. Betori, che più volte ha
già dimostrato di essere particolarmente attento alle problematiche sociali,
temi che come imprenditori ci riguardano direttamente.
A proposito di
istituzioni? Qual è il clima tra imprese ed enti locali?
Beh, ad essere sincero credo sia necessario che la politica locale aumenti l’attenzione e la collaborazione verso il mondo delle imprese. Faccio un esempio: vorrei dare un’occhiata all’agenda di tutti i nostri sindaci, per verificare quante volte nei 365 giorni dell’anno, sono stati a visitare un’azienda… Se fossi un sindaco, io mi vorrei incontrare con tutti gli imprenditori, dopodichè li vogliamo fare due incontri l’anno per capire i problemi che abbiamo? E invece…
Da un paio d’anni
comuni e
(Bettini scuote la testa e sorride….) Ma che si pensa di risolvere con questi tavoli? Che risorse ci sono? Dobbiamo far capire alla politica che i tempi di cui le imprese oggi hanno bisogno non sono assolutamente più quelli della politica. Certo non si può addossare a un singolo sindaco il fatto che le cose non funzionino. Ma negli ultimi anni siamo stati molto bravi a complicare. Prendiamo ad esempio le terre da scavo, i problemi ambientali, abbiamo una serie di gabelle sempre più pesanti, e modalità di gestione che sviluppano costi e tempi incredibili, troppo penalizzanti per le aziende.
Come si può far capire ai politici che così non va bene,
che così rischiamo grosso? Solo dialogando giorno dopo giorno. Perché se si
pensa che i problemi li capiscano da soli, chiusi nei loro palazzi, si è
sbagliato tutto. Così noi imprenditori dobbiamo essere di stimolo alle
amministrazioni, mettere sul tavolo i problemi veri, basta con le chiacchiere,
occorre cercare di aiutarli a creare un elenco di priorità, visto che il tutto e
subito non è certo possibile, specie ora, e decidere le cose da fare per il bene
di tutti, darsi tabelle di marcia, nelle aziende li chiamiamo business plan,
dove a date scadenzate si facciano delle verifiche sugli obiettivi che ci siamo
dati.
Comunque nelle
istituzioni c’è molto attesa verso
Bisogna dar seguito a questo scatto d’orgoglio che anch’io ho avvertito da parte della politica del Mugello alla notizia della mia candidatura. E sono certamente disponibile a collaborare. Come?
Non potrò certo risolvere i problemi di tutti, trovare i posti di lavoro a tutti, far piovere finanziamenti. Il mio è un ruolo di rappresentanza, ma in questo ruolo posso portare una voce rappresentativa e autorevole del mondo economico. Posso mettere a disposizione le relazioni che ho, messe insieme in anni. Un contributo al nostro territorio certamente cercherò di darlo.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2011

