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GLI ARTICOLI

INTERVISTA A DON PASQUALE POGGIALI

Trent’anni di bene

Don Poggiali con tanti amici

Per qualche giorno don Pasquale Poggiali è rientrato  in Mugello. Non poteva mancare ai festeggiamenti per il trentennale dell’associazione Solidarietà missionaria che sostiene in modo straordinario la sua opera in Costa d’Avorio.

Gli abbiamo chiesto di questi trent’anni, di questo rapporto stretto tra Mugello e missioni in Costa d’Avorio, e ancor più del legame tra lui e il Mugello.

“E’ un filo lunghissimo, con tanti doni. Anzitutto il dono dell’amicizia: uno dei problemi dell’Africa, forse il piu grande, per noi bianchi, è la solitudine. Sia perché sei prete, –si dice che la solitudine è la moglie dei preti-, sia perché ti trovi in una cultura completamente diversa dalla tua, vivi in un mondo estraneo alla tua personalità e alla tua tradizione. E’ vero, la gente è accogliente, festosa, ma non c’è spazio per amicizie profonde. Così ho avuto un grande aiuto da due cose: moltiDon Poggiali con Antonella e Francesca a Villa Pecori amici, intanto, sono venuti a trovarmi laggiù, e poi sento vicinanza e legami grazie a Internet: la sera passo dalle 9 a mezzanotte su Internet, sia per scrivere alle persone che inviano offerte e borse di studio fatto a borgo, sia per rispondere agli amici di Borgo. Grazie a queste nuovi modi di comunicazione, questa solitudine che ho vissuto all’inizio è diminuita assai”.

Che effetto ti ha fatto Borgo San Lorenzo, in occasione della tua ultima visita?

Ho trovato Borgo più imborghesito, la gente più chiusa in casa, l’oratorio più vuoto, molti meno bambini. La gente è sempre brava, le strade pulite e ordinate, ma più vuote. Sì, ho riscontrato più vuoto, più chiusura, rispetto all’epoca in cui ero qui. Se dovessi esprimere un desiderio per Borgo, gli augurerei tanti bambini in più, per rendere più vivo il paese,meno moscio, meno incolore. In Costa d’Avorio la cosa che dà speranza è il fatto che strade e cortili sono pieni di bambini”.

Continua a raccontare qualche aspetto bello della tua esperienza africana…

Don Poggiali al Don Bosco con Fabio Boni, Antonio Cantini e Andrea LisiTra le cose belle c’è sicuramente l’accoglienza della gente, tanta gioia, sempre sorridenti. E poi lo spettacolo e lo splendore delle loro liturgie, che non sono improvvisate, ma preparate, abbiamo otto corali, la più piccola ha 60 elementi, poi ci sono i gruppi che preparano le letture, abbiamo 120 chierichetti. La gente ha una grande fede, tanti gruppi di preghiera, tanti movimenti, da non riuscire a  citarli tutti. E’ una chiesa viva, e c’è un grande fiorire di vocazioni, sia per il sacerdozio che per la vita religiosa: i seminari sono pieni, dobbiamo perfino mandar via qualcuno,dobbiamo selezionare. La comunità cristiana è cresciuta tanto:  trent’anni fa non c’erano parroci africani, adesso le parrocchie sono aumentate e abbiamo solo due parroci  gli altri sono tutti africani . La nostra missione nel 2000 contava 75 villaggi, con 75 luoghi di culto, abbiamo fatto nella nostra missione sei nuove parrocchie, e ogni parrocchia ha due-tre preti.  Uno dei più bei regali del Signore è che quest’anno è stato scelto come Vescovo il primo sacerdote africano orionino che è stato mio ragazzo: prima di entrare in seminario ha fatto con me il suo tirocinio nella parrocchia di Moossou, è diventato sacerdote, direttore del centro tecnico, era uscito dalla nostra scuola come muratore, poi è entrato in seminario, in tre anni ha preso la maturità, è andato a fare filosofia in Italia, una persona intelligentissima, ha fatto poi l’Università ed è diventato dottore in Sacre Scrittura. Poi ha chiesto di fare missione in Kenia, è stato là dieci anni.

 

Nella nostra zona, i missionari stanno scomparendo, gli europei stano finendo la loro opera, hanno fatto molto. Adesso aspettiamo il cambio, in modo che siano gli Africani a prendere piena coscienza per portare avanti il messaggio evangelico. C’è un problema: sono giovani, è una Chiesa giovane, piena d’entusiasmo, ma è facile sbandare, è una realtà  ancora fragile. Ci stiamo preparando a fare le valigie e ripartire, ma con questo timore, come il padre che lascia l’impresa ai figli, e spera che non facciano fallimento”.

In trent’anni i “miracoli” dell’amore e della generosità sono stati tanti...Don Poggiali alla festa di Villa Pecori Giraldi

Sì, grazie agli aiuti arrivati dal Mugello abbiamo fatto opere importanti: ad esempio abbiamo potuto aiutare almeno 20 mila ragazzi ad andare a scuola, mentre sul fronte sanitario con il Progetto Ippocrate si fanno in media più di ventimila visite l’anno in tutti i villaggi della foresta e della savana. Si sono fatte scuole materne ed elementari, abbiamo equipaggiato l’ospedale, ultimamente con un aiuto speciale abbiamo rifatto la nuova sala operatoria.

Come nacque Solidarietà Missionaria?

Nacque con Graziano, e alcuni ragazzi che andavano per Borgo a raccogliere stracci, ferro, e il ricavato lo mandavano in Africa. Poi con l’andar del tempo le cose sono cresciute, fino a quando abbiamo fatto assieme dei progetti con le persone che mi venivano a trovare, e si sono impegnati a trovare i fondi per realizzarli. E questa associazione ha anche un riconoscimento legale, e opera sia nelle missioni di Don Orione della Costa d’Avorio, del Burkina e del Togo, ma anche con congregazioni di suore che si trovano nel Togo e della Costa d’Avorio.

E per il futuro?

Don Poggiali mentre celebra la Santa Messa in PieveVorremmo consolidare quello che abbiamo iniziato, specialmente sul piano culturale e in quello sanitario. La cultura è importante come il mangiare, e se l’Africa è piena di dittatori e di persone che sfruttano i loro popoli, è perché hanno a che fare con un popolo senza una cultura idonea. Le nazioni del Nord aiutino dunque questa gente a restare nella loro terra, elaborino una politica affinché queste persone trovino il modo di rimanere e non siano obbligati a fuggire e a venire in Europa come clandestini. Perché così ci troveremmo male entrambi, noi e loro.

Cosa ti ha dato l’Africa, in termini di fede?

Da una posizione razionalista, quasi cartesiana, che si respira qui in Europa,ho scoperto una fede più evangelica, più fondata nell’abbandono in Dio, una fede più semplice, uno spirito di preghiera, questo è stato uno dei vantaggi più belli che ho avuto laggiù, grazie alla gente.

Quando lasciai Borgo, certo mi dispiacque. Mi avevano proposto di andare in Sardegna…  Allora risposti, “Piuttosto mandatemi in Africa!”. E per me è stato un amore a prima vista, una scelta della quale ringrazio il Signore, un dono davvero grande.

 

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2011

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