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La copertina di giugno 2011 del Filo. Idee e notizie dal MugelloLa copertina del
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GLI ARTICOLI
UNA GRANDE PAGINA DI SOLIDARIETA’
A BORGO SAN LORENZO

GLI EBREI NASCOSTI E SALVATI

Con questo titolocarta d'identità falsificata

 “il Filo” pubblicò nel febbraio 2006 un nostro articolo che dedicammo ad una famiglia di ebrei, gli Spiegel, tornati a Borgo San Lorenzo dopo tanti anni non solo per rivedere la terra che li ospitò, ma più che altro per ringraziare coloro che in un modo o nell’altro, riuscirono a rischio della vita a nascondere l’identità di questa famiglia negli anni della seconda guerra mondiale. Quell’articolo riuscì ad aprire una squarcio di vita, generosa, altruista e coraggiosa, di persone e di uomini, i quali non chiesero beni e prebende, né tantomeno riconoscimenti come patrioti, veri o falsi, come fecero molti “voltagabbane” dell’ultima’ora, ma tennero per loro il segreto di aver aiutato una famigliola ebrea che aveva trovato ospitalità nella nostra cittadina.

Ebbene dopo sette anni da quella visita, i fratelli Renato e Dinah Spiegel, abitanti a Gerusalemme, sono tornati a Borgo San Lorenzo per ottenere tutta la documentazione e le testimonianze, per una domanda di assegno vitalizio che lo Stato d’Israele prevede a favore delle famiglie di origini ebree che dovettero subire le imposizioni delle “leggi razziali”  perdendo  tutti i loro beni. Così ci sono stati molti contatti, telefonici carta d'identità falsificata

ed epistolari, e l’amministrazione comunale borghigiana, con il Sindaco Bettarini e la sua segreteria, si sono alquanto attivati per venire incontro alle richieste di documentazione. Così, dopo un periodo non eccessivamente lungo, Renato e Dinah Spiegel, sono rimasti soddisfattissimi per aver trovato molta sensibilità ed altrettanta disponibilità.

La ricerca e la raccolta di documentazione ha consentito di far emergere alcuni elementi finora non noti, molto significativi, che hanno visto primattori, ma dietro le quinte, in silenzio e in segreto, personaggi borghigiani  che hanno rischiato il carcere e anche la vita , riuscendo a salvare la famiglia Spiegel. I coniugi Guido e Fulvia Spiegel, genitori di Renato e Dinah, all’epoca bambinetti, durante la seconda guerra mondiale giunsero a Borgo San Lorenzo, dopo che il Prof. Guido docente al Liceo di Fiume fu espulso fuggendo poi in un carro merci raggiungendo prima  Ferrara, poi Bagnacavallo per giungere infine nel Mugello. Pochissime erano le persone che ne conoscevano la nazionalità, fra questi il pievano don Ugo Corsini, ma bastava un niente, una delazione, un sussurro, per condannare questa famiglia. Chiese a Guido e alla moglie Fulvia, benché di religione ebrea, di farsi vedere in chiesa, semmai anche dietro una colonna, per non destare sospetti. Ma questo grande prete, dimenticato da tutti (ci sono delle strade intitolate a personaggi che non sanno nemmeno in quale recondito luogo è ubicato Borgo San Lorenzo!!), per dare maggiore sicurezza agli Spiegel, chiese in gran segreto al responsabile dell’Ufficio Anagrafe del comune, Antonio Gigli, sposato con la “levatrice comunale” signora Maria Pieri, di vecchia famiglia borghigiana (un suo lontano pro-zio, Carlo Gigli, fu con Garibaldi a Bezzecca), se riusciva a falsificare due carte d’identità che potevano salvare dalla deportazione e quindi la vita a questa famiglia. Il buon Antonio, che abbiamo conosciuto anche perché nostra padre Amilcare, biscugino dello stesso Antonio, era anch’esso dipendente dell’Ufficio Anagrafe del Comune, ben sapendo a cosa sarebbe andato incontro se veniva scoperto, non ebbe esitazioni e facendosi consegnare due foto tessera, il buon “giglione” come veniva affettuosamente chiamato, falsificò le Carte d’Identità (eccezionali questi documenti che abbiamo sotto gli occhi) e con una buona dose di immaginazione, il signor Guido Spiegel divenne “Giorgio Serio di Giuseppe, legale, nato a Napoli” e la moglie Fulvia divenne “ Francesca Pini di Ruggero, atta a casa, nata a Napoli”, residenti a Lanciano, dimoranti a Borgo San Lorenzo in Via Mazzini (l’antica Malacoda). Con queste documenti Guido, la moglie Fulvia e i piccoli Renato (chiamato Donato) e Dinah (chiamata Claudia), vissero il periodo renato spiegel
borghigiano con relativa tranquillità, anche se bastava un niente per scoprire il tutto da parte delle autorità militari e le gerarchie fasciste. Su consiglio sempre di don Ugo Corsini e dello stesso Antonio Gigli, la famiglia sfollò a San Cresci in Valcava e finalmente dopo la guerra si trasferirono a Firenze in via della Cernaia e infine a Trieste dopo la liberazione, dove poi Guido Spiegel e la moglie Fulvia vennero a conoscenza della tragica notizia della morte dei loro genitori nel campo di sterminio di Auschwitz. Sei anni orsono il ritorno nel paese dove, bambini, vennero ospitati e nascosti, poi ancora  questi contatti più minuziosi, profondi affinché quello patito venga ufficialmente riconosciuto. Certo che per Paolo Gigli (per tanti anni Comandante di Marina ed abitante a Scandicci), figlio di Antonio, il venire a conoscenza di quello che fece suo padre in favore di questa famiglia ebraica, è stato un grande motivo di orgoglio; “come  puoi giustamente capire - ci diceva Paolo Gigli molto commosso - tutto ciò mi ha reso particolarmente emotivo  e orgoglioso di quanto il mio babbo fece in quel difficile periodo. Erano ricordi, direi accantonati nella memoria, sono stati riportati alla luce ed esplosi in tutto il mio essere “. Sono molto belle anche le parole che Renato Spiegel scrive a Paolo Gigli; si legge: “Come ti dissi, caro Paolo, per telefono, ho inviato la documentazione raccolta per la mia pratica al Ministero e so che devo attendere la risposta con molta pazienza…... grazie perlager a Auschwitz
 avermi inviato la tua dichiarazione riguardante un ulteriore atto di coraggio di tuo padre nel triste periodo dell’occupazione tedesca  in Italia….. desidero aggiungere, che qualunque sia il risultato della pratica in corso, ritengo di aver già ottenuto il premio per la ricerca  compiuta e nell’aver fatto la tua conoscenza…nel momento della disperazione trovammo le mani tese del signor Antonio Gigli e del pievano don Ugo Corsini….. lo dobbiamo a loro e al loro coraggio se la mia famiglia ed io siamo rimasti in vita e ci siamo salvati dall’orribile destino della deportazione…. sia benedetta la loro memoria”.



Aldo Giovannini

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 2011

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