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GLI ARTICOLI
UNA GRANDE PAGINA DI SOLIDARIETA’
A BORGO SAN LORENZO
GLI EBREI NASCOSTI E SALVATI
Con questo titolo
“il
Filo” pubblicò nel febbraio 2006 un
nostro articolo che dedicammo ad una famiglia di ebrei, gli Spiegel, tornati
a Borgo San
Lorenzo
dopo tanti anni non solo per rivedere la terra che li ospitò, ma più che altro
per ringraziare coloro che in un modo o nell’altro, riuscirono a rischio della
vita a nascondere l’identità di questa famiglia negli anni della seconda guerra
mondiale. Quell’articolo riuscì ad aprire una squarcio di vita, generosa,
altruista e coraggiosa, di persone e di uomini, i quali non chiesero beni e
prebende, né tantomeno riconoscimenti come patrioti, veri o falsi, come fecero
molti “voltagabbane” dell’ultima’ora, ma tennero per loro il segreto di aver
aiutato una famigliola ebrea che aveva trovato ospitalità nella nostra
cittadina.
Ebbene dopo sette anni da quella visita,
i fratelli Renato e Dinah Spiegel, abitanti a Gerusalemme, sono tornati a Borgo San Lorenzo
per ottenere tutta la documentazione e le testimonianze, per una domanda di
assegno vitalizio che lo Stato d’Israele prevede a favore delle famiglie di
origini ebree che dovettero subire le imposizioni delle “leggi razziali”
perdendo
tutti i loro beni. Così ci sono stati molti
contatti, telefonici

ed
epistolari, e l’amministrazione comunale borghigiana, con il Sindaco Bettarini e
la sua segreteria, si sono alquanto attivati per venire incontro alle richieste
di documentazione. Così, dopo un periodo non eccessivamente lungo, Renato e
Dinah Spiegel, sono rimasti soddisfattissimi per aver trovato molta sensibilità
ed altrettanta disponibilità.
La ricerca e la raccolta di documentazione ha consentito di far emergere alcuni
elementi finora non noti, molto significativi, che hanno visto primattori, ma
dietro le quinte, in silenzio e in segreto, personaggi borghigiani
che hanno rischiato il carcere e anche la vita , riuscendo a salvare la famiglia Spiegel. I
coniugi Guido e Fulvia Spiegel, genitori di Renato e Dinah, all’epoca
bambinetti, durante la seconda guerra mondiale giunsero a Borgo San Lorenzo,
dopo che il Prof. Guido docente al Liceo di Fiume fu espulso fuggendo poi in un
carro merci raggiungendo prima Ferrara,
poi Bagnacavallo per giungere infine nel Mugello. Pochissime erano le persone
che ne conoscevano la nazionalità, fra questi il pievano don Ugo Corsini, ma
bastava un niente, una delazione, un sussurro, per condannare questa famiglia.
Chiese a Guido e alla moglie Fulvia, benché di religione ebrea, di farsi vedere
in chiesa, semmai anche dietro una colonna, per non destare sospetti. Ma questo
grande prete, dimenticato da tutti (ci sono delle strade intitolate a personaggi
che non sanno nemmeno in quale recondito luogo è ubicato Borgo San Lorenzo!!),
per dare maggiore sicurezza agli Spiegel, chiese in gran segreto al responsabile
dell’Ufficio Anagrafe del comune, Antonio Gigli, sposato con
la “levatrice comunale” signora
Maria Pieri, di vecchia famiglia borghigiana (un suo lontano
pro-zio, Carlo Gigli,
fu con Garibaldi a Bezzecca), se riusciva a falsificare due carte d’identità che
potevano salvare dalla deportazione e quindi la vita a questa famiglia. Il buon
Antonio, che abbiamo conosciuto anche perché nostra padre Amilcare, biscugino
dello stesso Antonio, era anch’esso dipendente dell’Ufficio Anagrafe del Comune,
ben sapendo a cosa sarebbe andato incontro se veniva scoperto, non ebbe
esitazioni e facendosi consegnare due foto tessera, il buon “giglione” come
veniva affettuosamente chiamato, falsificò le Carte d’Identità (eccezionali
questi documenti che abbiamo sotto gli occhi) e con una buona dose di
immaginazione, il signor Guido Spiegel divenne “Giorgio Serio di Giuseppe,
legale, nato a Napoli” e
la moglie Fulvia divenne “ Francesca Pini di Ruggero,
atta a casa, nata a Napoli”, residenti a Lanciano, dimoranti a Borgo San Lorenzo
in Via Mazzini (l’antica Malacoda). Con queste documenti Guido, la moglie Fulvia e i
piccoli Renato (chiamato Donato) e Dinah (chiamata Claudia), vissero il periodo

borghigiano
con relativa tranquillità, anche se bastava un niente per scoprire il tutto da
parte delle autorità militari e le gerarchie fasciste. Su consiglio sempre di
don Ugo Corsini e dello stesso Antonio Gigli, la famiglia
sfollò a San Cresci in Valcava e finalmente dopo la guerra si trasferirono a
Firenze in via della Cernaia e infine a Trieste dopo la liberazione, dove poi
Guido Spiegel e la moglie
Fulvia vennero a conoscenza della tragica notizia della morte
dei loro genitori nel campo di sterminio di Auschwitz. Sei anni orsono il
ritorno nel paese dove, bambini, vennero ospitati e nascosti, poi ancora
questi contatti più minuziosi, profondi affinché quello patito venga
ufficialmente riconosciuto. Certo che per
Paolo Gigli
(per tanti anni Comandante di Marina ed abitante a Scandicci), figlio di
Antonio, il venire a conoscenza di quello che fece suo padre in favore di questa
famiglia ebraica, è stato un grande motivo di orgoglio; “come
puoi giustamente capire - ci diceva Paolo Gigli molto commosso -
tutto ciò mi ha reso particolarmente emotivo
e orgoglioso di quanto il mio babbo fece in quel difficile periodo. Erano
ricordi, direi accantonati nella memoria, sono stati riportati alla luce ed
esplosi in tutto il mio essere “. Sono molto belle anche le parole che Renato
Spiegel scrive a Paolo
Gigli; si legge: “Come ti dissi, caro Paolo, per telefono, ho inviato la
documentazione raccolta per la mia pratica al Ministero e so che devo attendere
la risposta con molta pazienza…... grazie per
avermi inviato la tua
dichiarazione riguardante un ulteriore atto di coraggio di tuo padre nel triste
periodo dell’occupazione tedesca in
Italia….. desidero aggiungere, che qualunque sia il risultato della pratica in
corso,
ritengo di aver già ottenuto il premio per la ricerca
compiuta e nell’aver fatto la tua conoscenza…nel momento della
disperazione trovammo le mani tese del signor Antonio Gigli e del pievano
don Ugo Corsini….. lo dobbiamo a loro e al loro coraggio se la mia famiglia ed
io siamo rimasti in vita e ci siamo salvati dall’orribile destino della
deportazione…. sia benedetta la loro memoria”.
Aldo Giovannini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello,
giugno 2011
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