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GLI ARTICOLI
EDITORIALE

Immigrazione, oltre l’emergenza….

La cosiddetta “emergenza profughi”, legata alle tensioni sempre più gravi che ora hanno il Nord-Africa come teatro, pone interrogativi inquietanti. E ci inquieta soprattutto la risposta –ma vorremmo dire piuttosto la “non risposta”- che ognuno di noi, singoli e società ‘civile’ nel suo complesso- sta dando. Una risposta spesso irrazionale, condita da sentimenti di rigetto, di paura, di isolamento.

Parliamo di emergenza, perfino di invasione, anche con toni francamente esagerati, frutto di un’esasperazione ben poco fondata. Certo, sarebbe anche ipocrita e puerile straparlare di accoglienza senza se e senza ma. Allora qualche riflessione crediamo sia utile da fare.

Primo, vedendo quella massa dolente di persone, che rischiano la loro vita per cercare un futuro migliore, ci sono subito venuti alla mente i don Poggiali, i don Niccheri, quei missionari che spendono la loro vita in quei Paesi dove il primo desiderio è fuggire e il secondo è quello di far sì che l’alba del giorno dopo ci trovi vivi. Confessiamo di essere rimasti basiti ascoltando nei giorni scorsi su Rai3 uno sproloquio della pur simpatica Litizzetto, icona comica “progressista”, che in modo veemente, lei ben pagata donna dello spettacolo ,si è messa ad inveire contro la Chiesa perché sta zitta sui profughi, invitandola ad accoglierli in conventi e seminari. Che tristezza! E che ignoranza ingiusta, quella di dimenticare che in prima linea, sul fronte dell’accoglienza, dell’aiuto ai più miseri, in prima linea contro la fame e l’ignoranza, non ci stanno politici e uomini dello spetta colo, ma tantissimi missionari, uomini e donne, che spinti da un ideale forte, quello del comandamento dell’amore cristiano, lasciano tutto e condividono la vita dei poveri. Non solo: abbiamo pensato a quei milioni di persone –e tra loro tantissimi credenti- che spendono parte del loro tempo e delle loro risorse, per portare solidarietà concreta a bambini e adulti in difficoltà. E tra questi ci sono anche tanti mugellani che in prima persona o attraverso l’adesione ad associazioni di volontariato non aspettano l’emergenza per rimboccarsi le maniche, ma operano in silenzio giorno dopo giorno.

Secondo. La presenza della Chiesa tra i poveri ci suggerisce anche il metodo più giusto ed efficace. Perché se davvero vogliamo ridurre l’impatto doloroso tra le nostre società e la massa di coloro che spingono per entrare in quello che considerano l’Eldorado dell’occidente, occorre pensare con serietà e determinazione a interventi di sviluppo duraturo in quei Paesi, investendo i  primo luogo sui giovani, offrendo occasioni di studio e di lavoro nelle terre d’origine. Ora lo dicono in tanti –perfino i leghisti-, per poi dimenticarsene tra qualche settimana. Chi non se ne dimentica sono i missionari, che ogni giorno sono impegnati a costruire scuole, a offrire opportunità di crescita e di riscatto, per formare uomini e donne consapevoli della loro dignità. I recinti di filo spinato e i muri, la Storia lo insegna, non resistono mai all’infinito.

Terzo, le vicende di queste settimane ci invitano a ripensare in profondità ai fondamenti della nostra vita. E’ l’invito che ci fa la Pasqua, è la proposta di un Dio che muore e risorge per amore dell’uomo. Se continueremo sulla strada di cancellare questa presenza, temiamo che sia sempre più difficile resistere alla tentazione dell’egoismo e della chiusura, foriera di scontri e sofferenza. Se non riusciremo a riscoprire la fiducia verso l’invito cristiano dell’amore fraterno, se dimenticheremo il valore assoluto della persona umana, di ogni persona umana, se non sapremo creare spazi e occasioni, nei luoghi dove viviamo, nei quali sperimentare il gusto dolce della gratuità, del dono reciproco, dell’aiuto tra fratelli, dell’accettazione delle differenze, della misericordia e del perdono, entreremo –e in parte forse già ci siamo entrati- in uno stato di guerra, almeno sul piano mentale ed emotivo.

Per questo l’augurio che sentiamo di fare, a noi stessi e a tutti i nostri lettori, è che la Pasqua ci spinga a credere davvero nella Resurrezione, a desiderare la Resurrezione. Una rinascita che non è confinata nell’aldilà, ma che può iniziare fin da oggi, se guarderemo con fiducia al volto del Risorto e se seguiremo con più passione l’invito a seguirlo sul Suo sentiero.

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2011

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