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EDITORIALE

La (dis)Unione dei Comuni

Merita soffermarsi ulteriormente su quello che a livello politico-istituzionale sta accadendo in Mugello. Ci si riferisce in particolare alla chiusura prossima dell’ente Comunità montana. Chiusura che, diversamente da quanto si può pensare comunemente –per la scarsa efficienza, gli aggravi di spesa, e via elencando quello che di solito si pensa di gran parte delle pubbliche amministrazioni -, potrebbe invece rappresentare un danno per i nostri comuni.

Se infatti il peso politico del Mugello –e per peso politico si intende quello che si esercita quando in Provincia e in Regione si devono prendere decisioni che ci riguardano, e destinare i finanziamenti- da anni è sempre minore, è evidente che senza un soggetto unitario tutto diventa ancor più difficile.

Intanto nelle istituzioni più alte, Regione e Provincia, il Mugello è praticamente scomparso: non c’è più nessun consigliere regionale proveniente dal Mugello –per l’immatura scomparsa di Alessia Ballini-, mentre nella giunta provinciale un assessore ci sarebbe ma nessuno se n’è ancora accorto.

E gli amministratori locali mugellani non è che a Firenze siano considerati granché. A ciò si aggiunge il crescente indebolimento del PD mugellano (non in termini di voti, perché ne ha ancora tanti, ma a livello di coesione interna e di figure di riferimento), indebolimento dimostrato anche da quel che è accaduto con Vaglia. Ci si riferisce alla recente decisione del comune di salutare il Mugello e di accasarsi nuovamente con l’area fiorentina, e in particolare di stringere nuove collaborazioni con Fiesole: un segno disgregativo evidente, una frattura che un partito serio e coeso si sarebbe adoperato per evitare o comunque per frenare, per l’oggettivo indebolimento che ne consegue ai danni del Mugello. E invece non si è mossa foglia…

Per certi versi sarebbe facile dire che di tutto questo ai cittadini non importa granché. Gran parte della gente, in questi anni, forse non ha mai avuto a che fare direttamente con la Comunità montana. Ma, pur con molti difetti, progetti fumosi, inconcludenze e tempi lunghi, un ente in grado di unire il Mugello mediando i vari interessi, una sua utilità ce l’aveva, almeno in termini di attrazione e gestione dei finanziamenti pubblici (sui modi, e sull’efficienza ci sarebbe da discutere…). In questo senso un Mugello politicamente più debole è un danno per tutti. Un danno, occorre dirlo, del quale portano tutte le responsabilità quelle forze politiche che governano Regione, Provincia e Comuni, che hanno gestito e stanno gestendo con grande approssimazione e in modo maldestro, la complessa partita di una riorganizzazione istituzionale, avviata e condotta senza un esame serio degli obiettivi e degli esiti dei cambiamenti ipotizzati, con la nascita di un’”Unione dei Comuni”, che rischia di essere unita soltanto nella denominazione. Un atteggiamento da “apprendisti stregoni” che rischia di compromettere anche quel poco di buono –per fare solo qualche esempio, il sistema delle biblioteche pubbliche, la promozione turistica del territorio- che era stato costruito negli anni a livello di zona. E che rischia di lasciare “scoperti”, più deboli, più soli e svantaggiati, soprattutto i comuni più piccoli, e ancor più quelli montani.

il filo 

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2011

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