La bottega non deve morire
Andrea Guidotti, detto “Gigio”, è da qualche anno titolare di “Vino in Tavola”, bottega, come lui stesso, la definisce di vendita e consumo di prodotti alimentari, nel centro di Borgo San Lorenzo. 43enne, sposato con Diletta padre di Martino e Linda, ci riceve per l’intervista, a chiusura del negozio, quando dopo una giornata di lavoro, come ogni sera, Andrea ripulisce banchi e strumenti di lavoro, spesso in compagnia dell’ultimo avventore.
Per cominciare quali sono i motivi che ti hanno spinto ad iniziare quest’attività?
Quando io vado in qualche posto, mi è sempre piaciuto incontrare persone che sapessero presentarmi anche quelle che sono le specialità del posto, oppure sapori e sensazioni legate al cibo, uniche, che una volta tornato a casa sono entrate di diritto nei libro dei miei ricordi insieme alle altre esperienze di quel viaggio. Così sto cercando di realizzare anche per chi passa da Borgo lo stesso tipo di bottega.
Chi non ricorda i panini con la mortadella di “Benito”, i sarchianti di “Pizzicorino”, la panna con i cialdoni di “Pallino” solo per citare alcune botteghe delle quali ancora oggi portiamo il ricordo. Senza dubbio la GDO ha avuto un ruolo importante per le famiglie con i loro prezzi bassi, ma ha sicuramente snaturato i rapporti commerciali.
In che senso?
La “bottega” per come la intendo io è un luogo di incontro oltre che di commercio. Fin dalla antichità ai commerci erano legati importanti funzioni sociali e culturali. Il commerciante nel presentarti i suoi prodotti ti parlava della loro storia, delle persone che lo avevano realizzato e tutto questo spesso per conoscenza diretta. Nella GDO, si comprano prodotti in un ambiente asettico, mi verrebbe da dire sterile.
Intanto si ferma una anziana signora ed inizia a parlare con Andrea. Dopo averla salutata, riprende: “vedi, spesso i negozi sono un punto di riferimento per i cittadini, soprattutto anziani, ai quali sapere che c’è qualcuno che ancora si interessa a loro, oppure che non possono andare in macchina fino al supermercato, oppure che non hanno nessuno che gli accompagna a fare la spesa. Così facendo si impedisce la “desertificazione” dei centri urbani.
D’accordo per gli anziani, ma come la mettiamo con le nuove generazioni?
Sinceramente una delle più belle soddisfazioni l’ho avuta quando ragazzi delle medie invece che le merendine vengono a farsi fare due fette di pane con il prosciutto oppure con la mortadella.
Se si considera la funzione sociale poco. E’ vero in un paese come il nostro non è facile far cambiare le abitudini però basterebbe poco. Sai quanti ne sento di discorsi del tipo “ah meno male che c’è una bottega così” però poi vanno a fare la spesa da un’altra parte. Se si vuole che anche il centro di Borgo non muoia, se si vuole che i nostri anziani, i nostri ragazzi siano più sicuri e che tutti viviamo in un paese migliore dobbiamo accettare qualche piccolo sacrificio per favorire anche il piccolo commercio.
Inutile star qui a dire che questi sono tempi duri, però posso dire che io faccio un lavoro che mi piace che mi da molta soddisfazione che mi porta a conoscere un sacco di persone e le loro storie che spesso mi raccontano davanti ad un bicchiere di buon vino. Però se fossi un giovane, che casomai ha studiato per anni, per essere un precario legato a chissà quale aspettative preferirei fare questo lavoro, oppure il calzolaio, l’arrotino. Insomma meglio un mestiere che essere disoccupato o frustrato. La mia più grande soddisfazione è quando i clienti entrano e ti chiedono un prodotto con il suo nome. Non dicono voglio una bottiglia di vino, ma chiedono quel prodotto particolare che hanno già sperimentato e se ne ricordano…non perché hanno visto la pubblicità, ma perché ne hanno provato la bontà
Tutti uguali nella categoria?
Di sicuro anche da noi ci sono i cattivi esempi come in ogni altro ambito umano. Certo che se fossimo più uniti nell’intento di far capire l’importanza della nostra attività, se fossimo più presenti nel chiedere alle istituzioni di aiutarci piuttosto che ostacolarci sarebbe meglio.
Ho ancora molte idee da concretizzare. La prima è che vorrei organizzare occasioni di scambio culturale, mi piacerebbe organizzare incontri con artisti mugellani, far diventare la mia bottega un’occasione di scambio di esperienze e di promozione di realtà locali. Penso a serate dove mangiando un piatto di salumi si incontra un giovane scrittore delle nostre terre, oppure ospitare racconti di persone che vengono da terre lontane, insomma qualcosa che ci riporti tutti ad incontrarci ed uscire dalle nostre chiuse case.
intervista di Carlo Incagli
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2011

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