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Santa Cecilia, uno straordinario evento da non dimenticare

Un Requiem di valore

Alcuni amici si sono ritrovati  per vedere in anteprima il dvd del concerto della corale Santa Cecilia del 30 dicembre 2010, concerto che prossimamente sarà replicato a Barberino-il venerdì santo, 22 aprile, al teatro Corsini- e a Marradi. Così è stato chiesto a Beppe Margheri, appassionato di musica sacra, di mettere per iscritto le sue impressioni, per rinnovare la memoria di quell’evento.

1943, 30 dicembre, bombardamento di Borgo san Lorenzo, la popolazione versa il suo tributo di sangue alla follia della guerra. Ogni anno la triste ricorrenza è stata sempre ricordata con funzioni e cerimonie. Ma il 30 dicembre 2010 è avvenuto qualcosa di diverso, una data da inserire negli annali di storia di Borgo san Lorenzo.

Nella chiesa gotica di san Francesco, messa a disposizione con generosità dalla famiglia Fondi, la corale di S.Cecilia ha eseguito magistralmente il Requiem di Mozart. Per una sera questa chiesa, bella ed elegante nella sua semplicità francescana, è tornata ad essere “ecclesia”, la casa comune di tutti. Come nel medioevo le chiese riuscivano ad ospitare un intero paese, così S.Francesco idealmente ha accolto l'intero paese, anche chi è rimasto fuori, anche chi è rimasto a casa, anche gli ipercritici di sempre.

Il Requiem di Mozart è una pagina importante di storia della musica, un brano arcinoto, bellissimo, difficile da eseguire. Quante paure e perplessità all'inizio tra i coristi. Ma la determinazione del maestro, un anno di severo studio delle parti e di prove hanno e allontanato i dubbi iniziali dei coristi sulla loro capacità di eseguire un brano così difficile.

E siamo arrivati al grande giorno: buona la preparazione della serata, la chiesa gremitissima dentro e fuori, tantissimi giovani. Assenti, per fortuna i soliti discorsi retorici di circostanza, poche semplici ed efficaci parole di presentazione, poi la musica ed il canto. La corale è partita alla grande, con sicurezza insieme all'orchestra ha affrontato il Requiem Aeternam ed il Kirien, poi quasi di slancio il difficile Dies irae ed il Tuba mirum, tutto bene, anzi molto bene. Quando ho sentito il piglio e l'autorevolezza con cui hanno attaccato il “Rex ...” ho pensato che era fatta, che nonostante le difficoltà sarebbero arrivati in fondo senza problemi. Ed in effetti così è stato, alla fine un vero trionfo, il pubblico in piedi, dieci minuti di applausi, qualcuno con le lacrime. Tutti bravi: coristi, orchestra, solisti, il maestro, l'organista.

Ed è stato veramente bello, durante il concerto, osservare quei volti conosciuti che ogni giorno puoi incontrare in famiglia, al bar, a scuola, al supermercato o a spasso per il paese, volti sorridenti, orgogliosi di aver prestato la propria voce alla grande musica, consapevoli di stare facendo una cosa importante. Vicino a me seduta la signora Franca Capitelli, moglie di Attilio, maestro ed anima della corale, ed allora quei volti mi sono apparsi come la risultante finale di cento anni di storia. Ho provato a cercare tra i coristi la cesta bianca di capelli di Dino Vivoli, il Lorini, Paolo Innocenti, Giorgio Paladini e più indietro nel tempo Amulio Visi e Lorenzo Margheri. Anche loro avrebbero cantato bene, si sarebbero commossi ed avrebbero applaudito con forza.

E poi seduto su una panca dell'unica chiesa gotica del Mugello, quanti ricordi: gli insegnamenti di Marco Pinelli sul monastero francescano che ci ospitava, le centine mobili in legno costruite da Renato Landi di Luco per restaurare proprio la volta che troneggiava sopra il coro, il restauro del grande portone di ingresso, bellissimo lavoro eseguito sempre dal nostro maestro Renato insieme all' arch. Mario Salmi della Sovrintendenza. Tra il pubblico, forse per la prima volta, mancava la Lina Paoli di Piazzano, grande appassionata e sostenitrice del coro, sempre presente ai concerti.

E poi come non osservare la figura del maestro, il suo volto antico pare uscito da un affresco di Pompei, i suoi movimenti sicuri ed eleganti, perfetta la sintonia con il coro e gli orchestrali, anche il più piccolo movimento delle labbra veniva recepito al volo, ore e ore di prove, nel calcio si direbbe schemi provati e riprovati. Ma dimenticavo: il maestro è Andrea Sardi, nel coro aveva un fratello e l'affascinante mamma. Nelle prime file i nonni: il maestro Silvano con la moglie Giuliana cantante, il padre Luca professore di musica, insomma una famiglia che ha dedicato la vita alla musica. E come il maestro elementare Torello Sardi ci ha fatti purgare sui verbi e l'analisi logica, così il maestro Silvano e nipote hanno fatto purgare negli anni la corale sulle note del pentagramma....però che risultati! La serata del 30 dicembre credo sia in gran parte merito loro e per questo dobbiamo essere tutti riconoscenti a questa famiglia.

E poi, uscendo di chiesa a serata finita, Marco Paladini, il signore del caffè si rivelava felicemente sorpreso della bravura del coro di S.Cecilia. E' vero, caro Marco, abbiamo una grande corale, è un fiore all'occhiello di questo paese ed allora bisogna essere orgogliosi, ma anche attenti. Questo fiore non deve appassire, va protetto ed annaffiato con cura. E questo è un compito di tutto il paese, di ogni privato cittadino,delle aziende, delle autorità civili e religiose. Per favore non costringiamo i coristi a fare i tortelli per andare avanti! Diamo un aiuto! I coristi devono studiare, devono cantare e cucinare, a chi riesce, solo per diletto! Andrea Sardi e Alessandro Ratoci faranno sicuramente tanta strada ed anche la corale arriverà lontano, ma per il momento i coristi devono provare ed esercitarsi tanto, perché cantare significa un sacco di cose importanti e, non ultimo, come dice S.Agostino, cantando si prega due volte.

Giuseppe Margheri

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2011

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