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La copertina di giugno 2011 del Filo. Idee e notizie dal MugelloLa copertina del
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GLI ARTICOLI

RISORGIMENTO IN MUGELLO

1859, I RICORDI DEL GENERALE LORENZO BANDINI

 

(Quarta parte). Nell’aprile del 1909, in occasione del 50° anniversario della fuga del Granduca Leopoldo II di Lorena-Asburgo, Granduca di Toscana, nella famosa rivoluzione che non causò nemmeno un morto, Borgo San Lorenzo ed altri  paesi mugellani festeggiarono questa ricorrenza con molte manifestazioni e cerimonie patriottiche a cui presero parte anche alcuni garibaldini borghigiani (sarà motivo di un'altra puntata), che pugnarono in diverse battaglie risorgimentali con lo stesso Garibaldi (Bezzecca, San Martino, Solferino, Curtatone e Montanara, Custoza) e fra questi giunse da Quercegrossa in provincia di Siena, dove abitava da molti anni con la propria famiglia, un vecchio borghigiano, il Generale Lorenzo Bandini, appartenente alla antica famiglia di speziali e farmacisti, che furono con Enrico, Marco e Zanobi, imprigionati alle Murate a Firenze nel 1849, insieme a don Giotto Ulivi, i maggiori artefici del Risorgimento liberale mugellano. Il Generale Lorenzo Bandini (nato il 17 ottobre 1847 da Pietro e Giuditta Romagnoli – la famiglia abitava in via del Canto nel loro antico palazzetto), che con altri borghigiani fu nel 1866 a Bezzecca e Condino contro gli austriaci con il grado di Sottotenente di Fanteria, rilasciò all’epoca -appunto nel 1909-, questa intervista di ciò che accadde a Borgo San Lorenzo la fatidica giornata del 27 aprile 1859, ricalcando fedelmente quello che scrisse Pio Chini (vedi la seconda puntata) nel suo diario manoscritto. Ecco il racconto del Generale Lorenzo Bandini: “Sono cinquant’anni ed io ne avevo poco di più di 11 quando spuntò l’alba del 27 aprile 1859 ed anche al Borgo col ridestarsi della consueta vita giornaliera cominciò in quel giorno un certo fermento nella popolazione  come se qualcosa di straordinario dovesse accadere. Già prima di mezzogiorno gli uni si rivolgevano agli altri per avere notizie che parevano aspettate e desiderate anzi, ma che allora non potevano volare sulle ali del telegrafo e neppure esser portate due o tre volte al giorno dalla ferrovia da Firenze al Borgo. C’erano i “rivoluzionari” (i liberali fautori dell’Italia unita), che cominciarono a parlare a voce alta, di risorgimento nazionale, di unità d’Italia, di cacciata del Granduca, mentre altri  (i codini fautori del Granduca), stavano rintanati nelle case loro a quell’odor di bufera politica, mogi mogi interrogavano con lo sguardo timido i liberali in voce di meno arrabbiati quasi dicessero “cosa sarà di noi?; ma Gigi Pini, Marco e Bobi Bandini, Beppe Franceschi e quegli altri che pur avevano assaggiato con le persecuzioni e col carcere la paterna benevolenza di “canapone“ (era il soprannome del Granduca Leopoldo II), rispondevano sorridendo quasi in canzonella che “lui si sarebbe levato tra  i …piedi”, ma che non si sarebbe fatto male a nessuno e che i “codini” potevano fare a meno di nascondersi in cantina! Le autorità assai poco autorevoli in quel momento climaterico (!), per dirla alla fiorentina, non sapevano che pesci si pigliare, anzi se la memoria non mi tradisce, la maggiore di esse, cioè l’Imperiale e Reale Delegato di Governo, Giacomelli o Loddi non mi ricordo garibaldini in piazza cavourbene (il Delegato era Pasquale Loddi che abitava in un antico palazzetto di via dei Rosai, attuale via Gualtierotti Morelli), mandò a sentire da Pietro Bandini, farmacista, e tocco anche lui dalle lebbra liberale, se egli e i suoi parenti ed amici “rivoluzionari” avrebbero in ogni caso, risposto personalmente a lui all’ordine pubblico, allora affidato a qualche gendarme ed a un sergente Maggiore (Testi?) ed a un commesso di pubblica vigilanza e ad un vice commesso granducale. Intanto fra le speranze tricolori e le paure bianche e rosse (colori quest’ultimi della bandiera granducale toscana), il tempo era passato  e sempre se la memoria non mi tradisce, verso le 5 di sera, che ancora non erano le 17, e sebbene non fossero tornate da Firenze le vetture e le carrozze né di “mascherino”, né di “tonicchi” (“mascherino” ovvero Pietro Mascherini con stalle in Santa Lucia dove attualmente c’è il palazzetto Mazzocchi e “tonicchi” ovvero Guido Staccioli, erano due noti vetturali di Borgo San Lorenzo), cominciarono a passare le minori vetture di Vicchio e fra queste mi ricordo il “tilbury” (denominazione inglese di una carrozza con diversi posti all’interno e sopra la copertura)  su cui con un grande bandierone stava seduto un prete, un certo Ciulli di Vicchio, (era don Francesco Ciulli all’epoca giovane cappellano della Pieve di Vicchio, fu poi parroco per oltre 40 anni a San Quirico a Uliveta;  morì nel 1913 a 82 anni, quindi nel 1859 aveva 29 anni), che raccontò fra le ansie generali ai suoi conoscenti liberali borghigiani, fermandosi fra la piazza dell’Oriuolo e via del Corso dinanzi alla Farmacia di mio padre, che il Granduca aveva abdicato ed era partito per Bologna, passando dal Mugello accompagnato dai figli e da qualche ciambellano fedele scortato dai gendarmi: poi il prete Ciulli frustò i cavalli e via di carriera fra gli evviva degli astanti e portava la lieta notizia a Vicchio ove  di certo era attesa con ansia minore. Questi ricordi generici e scarsi sono quel poco che io posso comunicare circa il memorando 27 aprile 1859 al Borgo San Lorenzo”. Nonostante la sua lunga vita militare, da Sottotenente a Generale, che lo portò in tanti campi di battaglia (nel 1866 si era arruolato con Giuseppe Garibaldi nel Corpo dei Volontari Italiani), veniva spesse volte nel paese natio per stare accanto ai suoi cari ed ai suoi vecchi amici borghigiani che lo chiamavano affettuosamentelapide di un garibaldino “Lorenzino”. Dopo quattro anni da quella intervista, il 29 agosto 1913, il Generale Lorenzo Bandini, morì nel piccolo paese di Quercegrossa nel senese (era sposato alla N.D. Giuditta Cateni di antica famiglia patrizia di Siena e non ebbe figli), dove riposa per sempre. Questa testimonianza manoscritta che ritorna alla luce dopo un secolo e mezzo, rappresenta una radice profonda della storia risorgimentale borghigiana. Nel prossimo numero la storia e la vita del farmacista di Dicomano Antonio Baldini, fucilato dagli austriaci nel 1849 a Forlimpopoli. (4-continua)

Aldo Giovannini

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 2011

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