1859, I
RICORDI DEL GENERALE
LORENZO BANDINI
(Quarta parte). Nell’aprile del
1909, in
occasione del 50° anniversario della fuga del Granduca Leopoldo II di
Lorena-Asburgo, Granduca di Toscana, nella famosa rivoluzione che non causò
nemmeno un morto, Borgo San Lorenzo ed altri
paesi mugellani festeggiarono questa ricorrenza con
molte manifestazioni e cerimonie patriottiche a cui presero parte anche alcuni
garibaldini borghigiani (sarà motivo di un'altra puntata), che pugnarono in
diverse battaglie risorgimentali con lo stesso Garibaldi (Bezzecca, San Martino,
Solferino, Curtatone e Montanara, Custoza) e fra questi giunse da Quercegrossa
in provincia di Siena, dove abitava da molti anni con la propria famiglia, un
vecchio borghigiano, il Generale
Lorenzo
Bandini, appartenente alla antica famiglia di speziali e
farmacisti, che furono con Enrico,
Marco e Zanobi, imprigionati alle Murate a Firenze nel 1849, insieme a
don Giotto Ulivi,
i maggiori artefici del Risorgimento liberale mugellano.
Il Generale Lorenzo
Bandini (nato il 17 ottobre 1847 da Pietro e Giuditta Romagnoli
– la famiglia abitava in via del Canto nel loro antico palazzetto), che con
altri borghigiani fu nel
1866 a
Bezzecca e Condino contro gli austriaci con il grado di
Sottotenente di Fanteria, rilasciò all’epoca -appunto nel 1909-, questa
intervista di ciò che accadde
a Borgo San Lorenzo
la fatidica giornata del 27 aprile 1859, ricalcando fedelmente quello che
scrisse Pio Chini (vedi la seconda puntata) nel suo diario manoscritto. Ecco il
racconto del Generale
Lorenzo Bandini:
“Sono cinquant’anni
ed io ne avevo poco di più di 11 quando spuntò l’alba del 27 aprile 1859 ed
anche al Borgo col ridestarsi della consueta vita giornaliera cominciò in quel
giorno un certo fermento nella popolazione
come se qualcosa di straordinario dovesse accadere.
Già prima di mezzogiorno gli uni si rivolgevano agli altri per avere notizie che
parevano aspettate e desiderate anzi, ma che allora non potevano volare sulle
ali del telegrafo e neppure esser portate due o tre volte al giorno dalla
ferrovia da Firenze al Borgo.
C’erano i “rivoluzionari”
(i liberali fautori dell’Italia unita),
che cominciarono a parlare a voce alta, di risorgimento nazionale, di unità
d’Italia, di cacciata del Granduca, mentre altri
(i
codini fautori
del
Granduca),
stavano rintanati nelle case loro a quell’odor di bufera politica, mogi mogi
interrogavano con lo sguardo timido i liberali in voce di meno arrabbiati quasi
dicessero “cosa sarà di noi?; ma Gigi Pini,
Marco e Bobi Bandini, Beppe Franceschi e quegli altri che pur avevano assaggiato
con le persecuzioni e col carcere la paterna benevolenza di “canapone“
(era il
soprannome del Granduca Leopoldo II),
rispondevano sorridendo quasi in canzonella che “lui si sarebbe levato tra
i …piedi”, ma che non si sarebbe fatto male a
nessuno e che i “codini” potevano fare a meno di nascondersi in cantina! Le
autorità assai poco autorevoli in quel momento climaterico (!), per dirla alla
fiorentina, non sapevano che pesci si pigliare, anzi se la memoria non mi
tradisce, la maggiore di esse, cioè l’Imperiale e Reale Delegato di Governo,
Giacomelli o Loddi non mi ricordo
bene
(il
Delegato era Pasquale Loddi che
abitava
in un antico palazzetto di via dei Rosai, attuale via Gualtierotti Morelli),
mandò a sentire da Pietro Bandini, farmacista, e tocco anche lui dalle lebbra
liberale, se egli e i suoi parenti ed amici “rivoluzionari” avrebbero in ogni
caso, risposto personalmente a lui all’ordine pubblico, allora affidato a
qualche gendarme ed a un sergente Maggiore (Testi?) ed a un commesso di pubblica
vigilanza e ad un vice commesso granducale. Intanto fra le speranze tricolori e
le paure bianche e rosse (colori quest’ultimi della bandiera granducale
toscana), il tempo era passato
e sempre se la memoria non mi tradisce, verso le 5
di sera, che ancora non erano le 17, e sebbene non fossero tornate da Firenze le
vetture e le carrozze né di “mascherino”, né di “tonicchi”
(“mascherino”
ovvero Pietro Mascherini con stalle in Santa Lucia dove
attualmente c’è il palazzetto Mazzocchi e “tonicchi” ovvero Guido Staccioli,
erano due noti vetturali
di Borgo
San Lorenzo),
cominciarono a passare le minori vetture di Vicchio e fra queste mi ricordo il
“tilbury”
(denominazione inglese di una carrozza con diversi posti
all’interno e sopra
la
copertura)
su cui con un grande bandierone stava seduto un
prete, un certo Ciulli di Vicchio,
(era don Francesco
Ciulli all’epoca giovane cappellano
della Pieve di Vicchio, fu poi parroco per oltre 40 anni a San Quirico a Uliveta;
morì nel
1913 a 82
anni, quindi nel 1859 aveva
29
anni),
che raccontò fra le ansie generali ai suoi conoscenti liberali borghigiani,
fermandosi fra la piazza dell’Oriuolo e via del Corso dinanzi alla Farmacia di
mio padre, che il Granduca aveva abdicato ed era partito per Bologna, passando
dal Mugello accompagnato dai figli e da qualche ciambellano fedele scortato dai
gendarmi: poi il prete Ciulli frustò i cavalli e via di carriera fra gli evviva
degli astanti e portava la lieta notizia a Vicchio ove
di certo era attesa con ansia minore. Questi ricordi
generici e scarsi sono quel poco che io posso comunicare circa il memorando 27
aprile 1859 al Borgo
San Lorenzo”. Nonostante la sua lunga vita
militare, da Sottotenente a Generale,
che lo portò in tanti campi di battaglia (nel 1866 si era arruolato con Giuseppe
Garibaldi nel Corpo dei Volontari Italiani), veniva spesse volte nel paese natio
per stare accanto ai suoi cari ed ai suoi vecchi amici borghigiani che lo
chiamavano affettuosamente
“Lorenzino”. Dopo quattro anni da quella intervista, il 29 agosto 1913,
il Generale Lorenzo
Bandini, morì nel piccolo paese di Quercegrossa nel senese
(era sposato alla N.D. Giuditta Cateni di antica famiglia patrizia di Siena e
non ebbe figli), dove riposa per sempre. Questa testimonianza manoscritta che
ritorna alla luce dopo un secolo e mezzo, rappresenta una radice profonda della
storia risorgimentale borghigiana. Nel prossimo numero la storia e la vita del
farmacista di Dicomano Antonio Baldini,
fucilato dagli austriaci nel
1849 a
Forlimpopoli. (4-continua)
Aldo Giovannini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello,
giugno 2011