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GLI ARTICOLI
BORGO SAN LORENZO, TROPPI ANNI DI ATTESA PER L’EDILIZIA SCOLASTICA

La scuola che non c’è

 

Nel capoluogo mugellano gli studenti cominciano a star stretti. Se per il “Chino Chini” la Provincia ha addirittura realizzato, e con pesanti ritardi, una nuova sede progettata già troppo piccola –tanto da dover lasciare gli uffici nel vecchio edificio e perfino dover utilizzare ancora le aule prefabbricate-, per le medie e le elementari le ristrettezze durano da tempo, e si sono accentuate quando, nel 2007, chiuse improvvisamente, per problemi legati alla sicurezza sismica, la sede di via don Minzoni.

Da allora si è posta in modo deciso la necessità di una nuova scuola. E qui sono iniziati i problemi. Perché costruire una scuola non è uno scherzo, né sul piano progettuale né, soprattutto, su quello economico. Di recente, per dare un ordine di grandezza, con i fondi “compensativi” della variante di valico, a Firenzuola è stata realizzata la scuola media, con una spesa di oltre 3 milioni, e per una scuola elementare nel comune di Marzabotto, 15 aule più laboratori, di milioni se ne sono spesi sei.

Intanto gli anni passano, ma al momento non c’è alcuna decisione. Non c’è un progetto, e non ci sono i soldi. E non c’è neppure l’area. Il Comune infatti non ha ancora deciso dove costruire la nuova scuola. Anni fa si ipotizzava di costruirla accanto a liceo e Chino Chini, verso Rabatta. Una scelta che suscitava perplessità per la lontananza, che avrebbe costretto all’uso di auto o trasporti pubblici. Ora si sta ragionando di un’altra localizzazione, non più ad est del capoluogo, ma ad ovest. Si penserebbe cioè di costruire la nuova scuola dietro la Coop, nell’ambito di una complessa operazione urbanistica che vedrebbe l’utilizzo, per fini residenziali, commerciali e di servizio, dell’area della Ferrero e del capannone-cantiere comunale. Finora comunque non ci sono decisioni.

Poi ci sarà da progettare, e da trovare i fondi. Per finanziare l’intervento si conta di utilizzare gli introiti dalla vendita di ex-scuole, in primo luogo quella rimasta vuota in via don Minzoni, per la quale si intende modificare la destinazione d’uso urbanistico, trasformandola in residenziale. Per essa, due anni fa il comune aveva valutato un prezzo di vendita di 2 milioni e 100 mila, ora lo ha abbassato a un milione e 650 mila euro. Ma la variante per il cambiamento di destinazione urbanistica è stata appena fatta, così come per le altre due ex-scuole di Faltona e di Polcanto, in vendita da anni, ma mai vendute. Quindi il problema del finanziamento per la costruzione della nuova scuola non è cosa da poco, aggravato dalla lentezza delle procedure e delle scelte mostrata finora dall’ente locale.

E invece l’urgenza cresce. Lo conferma anche la dirigente scolastica delle scuole elementari e medie Laura Quadalti. “Il fatto è che l’elementare è ospite della scuola media, utilizzando di quella struttura un’intera ala, undici aule, più laboratori e biblioteca. E la scuola media scoppia. Anche il prossimo anno scolastico arriveranno oltre duecento studenti. Per questo fare un nuovo plesso è urgente e indispensabile, per dare un servizio migliore ai nostri ragazzi”.

Le elementari statali del capoluogo sono frequentate da circa 650 alunni, e altri 200 sono alle elementari di Luco e Ronta. Così, parlando di nuova scuola elementare a Borgo, c’è chi si domanda se vi sia l’intenzione di portare nel nuovo edificio anche gli alunni di Luco e di Ronta, o addirittura l’obbligo, costretti dalla riforma Gelmini. “La riforma non c’entra niente –chiarisce Quadalti-. Le regole secondo le quali non si può attivare una classe con meno di 15 alunni esistono da anni. Diciamo che c’è un invito a concentrare, perché laddove ci sono molte classi è possibile una migliore gestione delle risorse di personale, e quindi anche la maggiore possibilità di offrire il tempo pieno. E anche i tagli al personale non docente spingono verso la concentrazione. Basti dire che il prossimo anno a Borgo ci saranno plessi che rischiano di non poter avere personale di custodia per l’intera giornata”. 

 Ma tornando alla questione del nuovo edificio Quadalti è chiara: “La cosa migliore –nota- sarebbe avere un’unica scuola elementare nel capoluogo, e non due plessi distinti, perché dove si concentra si riesce a dare servizi migliori”. Ma la giunta borghigiana ha già fatto sapere che ampliare la scuola di via Leonardo da Vinci, oppure venderla, non è nei programmi. “Comunque sia –conclude la dirigente scolastica- la nuova struttura è indispensabile, e prima possibile”.

 

Paolo Guidotti

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2011

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