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GLI ARTICOLI
MUSICA E DINTORNI

A COLLOQUIO CON UN GRANDE
DELLA MUSICA SACRA

I 90 ANNI DEL MAESTRO DOMENICO BARTOLUCCI

Il Maestro Monsignor Domenico Bartolucci con Papa Benedetto XVI°Una leggera pioggerella ci accompagnò lo scorso settembre verso la chiesetta di Santa Maria a Montefloscoli, in piena campagna mugellana, posta a pochi metri dalla sontuosa Villa della Casa dove la storia ci ricorda che nel 1503 nacque Monsignor Giovanni della Casa, autore del famoso autore del “Galateo”. Monsignor Domenico Bartolucci ci accoglie nel suo studio. A lato il pianoforte dove sono in evidenza spartiti musicali: il Maestro stava scrivendo l’ennesima composizione sacra. Le pareti sono tappezzate da immagini di alcuni grandi della musica molto cari al Maestro: Verdi, Rossini, Puccini, il grande Pierluigi da Palestrina, il suo precedessore Lorenzo Perosi mentre sui tavoli le foto dei suoi cari (il nonno che si chiamava anch’esso Domenico fu con Garibaldi a Bezzecca!) sono vicine a quelle che lo raffigurano con Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI e naturalmente alla sua “Sistina”, il più grande e prestigioso complesso vocale del mondo la cui fondazione si perde nella notte dei tempi. Aveva da poco ricevuto un noto scrittore accompagnato da due giovani sacerdoti della Congregazione di Gricigliano, era un po’ stanco - 90 anni sono tanti! - (Bartolucci è nato a Borgo San Lorenzo il 8 maggio 1917) ma l’accoglienza, come sempre, è stata cortese.

Il nostro colloquio verte sulla sua vita e naturalmente il Maestro non può non iniziare dalla sua gioventù, da quel vecchio e caro Borgo che non ha mai dimenticato e che gli è rimasto sempre nel cuore; ragazzino con i suoi amici (il Capitelli, Amilcare l’avvocatino, il Questori che morì molto giovane, Ezio Coppini, Mario di bischerino, lo Staccioli, lo Zipoli ed altri) eccolo a giocare nelle vie storiche fra Malacoda e il Canto, San Martino e via della Fogna, il bagno in Sieve o lo scivolo sul Poggio, fermandosi sovente volte davanti alla Pieve per andare ad ascoltare il vecchio organo suonato dell’allora maestro organista della Corale Santa Cecilia. “- Era un Borgo semplice, povero – ci dice il Maestro – ma tutti ci volevamo bene e nella miseria le famiglie si aiutavano a vicenda. La musica poi era all’ordine del giorno, non passava domenica che in piazza non ci fosse il concerto della bella Banda Musicale; le sante Messe il più delle volte erano cantate, i Vespri, gli Uffizi, le Lamentazioni; il rispetto per i defunti era altissimo anche e soprattutto nella musica. Poi le processioni, quella del SS. Crocifisso interminabile -“ Bartolucci si lascia andare ai ricordi, emozionato. Poi la vocazione, la chiamata del Signore, entrato giovanissimo nel Seminario studiando musica con il grande Bagnoli, e alla sua morte gli succede come maestro di Cappella in Santa Maria del Fiore.

Monsignor Domenico Bartolucci, seduto a destra accanto al Pievano don Ugo Corsini, quando dirigeva la Corale di Borgo San LorenzoOrdinato sacerdote nel 1939 dal Cardinale Elia Dalla Costa, nel 1942 lascia Firenze per Roma e proprio nella città eterna il Maestro borghigiano matura la sua predisposizione per la musica sacra divenendo, dopo la morte di Lorenzo Perosi, direttore perpetuo della Cappella Sistina: lo chiamò un grande Pontefice, Pio XII, e inizia così un lungo e straordinario cammino. “Ho conosciuto e servito cinque Pontefici – ricorda il Maestro-, Pio XII che mi volle alla direzione dopo la morte di Perosi, Giovanni XXIII, Paolo VI, brevemente Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e l’attuale Papa Benedetto XVI, quest’ultimo un grande Pontefice, una grande personalità che dovrà patire e sudare tanto per rimettere in linea una Chiesa sbandata che ha perso la sua caratteristica e la sua peculiarità, purtroppo.“ Si legge amarezza, nell’espressione di Bartolucci, che si riferisce al ruolo della musica, della grande musica, nella Chiesa.

Considerato il più grande e autorevole interprete di Palestrina, oltre ai servizi liturgici papali ha guidato la Cappella Sistina in tutta Italia, in Europa e nel mondo intero (memorabile nel 1977 la tournèe nell’Unione Sovietica a Mosca e Leningrado). Ci mostra due grossi tomi dove all’interno c’è tutta l’attività della Sistina nel mondo, con le recensioni dei maggiori quotidiani, una incredibile sequenza di autorevoli firme entusiaste della musica di Bartolucci e della sua inimitabile direzione. Gli sono stati o gli sono amici cari, fra i tanti, Herbert Von Karajan, Riccardo Muti, Lorin Maazel, Zubin Metha, Uto Ughi, Bruno Cagli. La sua attività di compositore è assai vasta; il numero delle opere pubblicate dalle edizioni della Cappella Sistina è impressionante: 40 volumi comprendenti 6 libri di mottetti, 2 di Madrigali, 6 di Messe, Laudi, Salmi, Inni e Cantici. A questi sono da aggiungere un Concerto per pianoforte e Orchestra, la sinfonia rustica “Mugellana”, copiosissime musiche cameristiche e organistiche, Oratori e Messe per soli, coro e orchestra.

Il Maestro Monsignor Domenico Bartolucci con Papa Giovanni Paolo II°Proprio in questi ultimi tempi, in occasione dei miei 90 anni ho ottenuto due riconoscimenti che mi hanno fatto davvero felice – prosegue il Maestro – e proprio a Firenze la città dove ho mosso i primi passi; prima nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio mi è stato consegnato il “Bel San Giovanni” dalla Società San Giovanni Battista e ultimamente in Palazzo Medici Riccardi da parte della Provincia di Firenze e dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Come sai, da alcuni anni è attiva la Fondazione che porta il mio nome “Fondazione Domenico Bartolucci” a cui hanno dato la loro adesione illustri personaggi della Chiesa e del mondo culturale e civile, di cui è presidente il Maestro Silvano Sardi, altro emerito borghigiano. Se la sede amministrativa è a Roma, la sede legale è posta qui a Montefloscoli dove sarà custodito tutto il mio lavoro, la mia attività, la mia musica: qui nel Mugello, nella mia chiesetta di campagna dove vengo a passare tutti gli anni alcuni giorni di riposo“.  Al termine del nostro breve colloquio il Maestro ci fa visionare l’ultima sua opera lirica “Il Brunellescoa cui ha lavorato per molto tempo, dedicandola a Firenze; un’opera sacra monumentale. “Speriamo che un giorno Firenze, dopo tanto lavoro, possa allestire e organizzare questa rappresentazione, sarebbe motivo d’orgoglio per la mia città e per la mia terra mugellana“.

Aldo Giovannini

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2007

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