Alla vigilia delle elezioni
riterremmo farisaico astenerci da qualche riflessione in merito. Fatta in modo
assolutamente libero. E con altrettanta libertà, da parte dei nostri lettori, di
condividerla o meno.
Secondo noi oggi non è in
gioco la vittoria di un partito piuttosto che un altro, ma la ragione per la
quale una persona, attraverso il voto, esprime la propria sovranità. I due
partiti maggiori, infatti, vorrebbero ricondurre il voto alla sola
governabilità. Sarebbe come dire che un condominio sceglie l’amministratore
lasciandogli
A differenza dei
due partiti maggiori noi riteniamo che la questione antropologica sia
decisiva per il futuro: a seconda della considerazione che abbiamo della persona
umana, dal suo concepimento alla sua fine naturale, ne scaturisce un’attenzione,
un rispetto, una promozione, in tutte le fasi dell’esistenza e in tutti i
settori dell’esperienza umana. Il nostro pensiero è che le
politiche familiari, economiche, culturali, sociali debbano ispirarsi ad
una visione della persona e della società così
come si è venuta formando nel solco dell’ispirazione cristiana, secondo
le indicazioni della dottrina sociale. Questa visione vediamo contrastata e
minacciata da prassi politiche e da ideologie, presenti sia a destra che a
sinistra: quando il leader del Partito Democratico inneggia alla vittoria di
Zapatero, il cui programma iper-laicista e anticattolico è a tutti noto, c’è da
preoccuparsi, così come non rassicura l’ambiguità, a destra, con la quale si
affrontano i temi etici fondamentali.
Saremo retrò, ma crediamo che
i partiti non possano essere dei supermarket, nei quali, sopra i propri
scaffali, piazzare tutto e il contrario di tutto, il cattolico insieme al
radicale, l’antiabortista e il ministro che giudica crudele rianimare un
prematuro se prima non c’è il consenso dei genitori. Un’idea di fondo della
società, un’identità, un’ispirazione sono necessari per una buona politica.
Per questo non riteniamo
obbligatorio –come i mass-media tendono a farci credere- votare o Veltroni o
Berlusconi. Possiamo scegliere, dobbiamo scegliere, quello che meglio ci sembra
ci rappresenti e rappresenti le nostre idee. Oggi non ci sono più due poli, ma
una sinistra estrema –
Votare destra o sinistra, per
evitare che vinca “l’altra parte” è assai riduttivo. E un voto non dato ai due
partiti maggiori non è affatto un voto inutile, ma un mattone per la costruzione
di quella casa comune che, per essere tale, non può basarsi sull’eliminazione
delle specificità non in sintonia con i disegni di normalizzazione del duo
Berlusconi-Veltroni.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2008

