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LE DIFFICOLTA’ DEL NUOVO CONSORZIO PER I SERVIZI SOCIO-SANITARI

Società della Salute, chi l’ha vista?

Logo della "Società della salute"Se si facesse un sondaggio tra i mugellani chiedendo loro che cos’è la “Società della Salute” ne vedremmo e ne sentiremmo delle belle. Eppure questa nuova entità, un consorzio pubblico costituito dagli undici comuni della zona socio-sanitaria Mugello (Barberino, Borgo, Dicomano, Firenzuola, Londa, Marradi, Palazzuolo, San Piero a Sieve, Scarperia, San Godenzo e Vicchio), è già attivo –in via sperimentale- da oltre due anni, e la sperimentazione, già prorogata, dovrebbe essere già stata ultimata al 31 dicembre 2006. Le SdS, volute dalla Regione Toscana, dovevano essere un nuovo strumento di gestione della sanità, in grado di riportare “dentro” questo il fondamentale settore socio-sanitario gli enti locali, in gran parte esautorati con la centralizzazione e l’aziendalizzazione delle Unità Sanitarie Locali. La partecipazione degli amministratori comunali nelle fasi decisionali, di programmazione e di gestione poteva e doveva servire a riavvicinare la sanità al territorio, con un organismo in grado di meglio conoscere le situazioni locali e di mediare le diverse esigenze.

Senza nulla togliere all’impegno e alla fatica degli amministratori che hanno preso parte a questa iniziativa, occorre riconoscere che la Società della Salute è al momento una grande, deludente incompiuta.

Motto della "Società della salute"

Prima di tutto a causa della mancata definizione di un modello, di obiettivi chiari, e della difficoltà a scindere, come invece è stato fatto, il ruolo della programmazione da quella della gestione.

Poi perché i componenti della SdS, Comuni da una parte e Asl dall’altra, non sono andati d’amore e d’accordo, ognuno, e in particolare l’Asl, gelosi delle proprie competenze. E assai poco collaborativi.

Così si sono fatti tanti progetti di carta, “stati generali” e convegni, proiezioni di slides, “tavoli di lavoro”, ma le iniziative concrete sono state poche. E quelle positive avviate, forse, non avrebbero avuto bisogno della Società della Salute per essere comunque fatte. Ci sono progetti rimasti incompiuti, o comunque non sviluppati, altri addirittura paralizzati, come quello di “telemedicina” presentato come già pronto già anni fa e rimasto invece inattuato.

Questo malessere lo si è toccato con mano al recente incontro tenuto dalla Società della Salute nel teatro di Barberino. Già vedere poche decine di persone perse in un teatro che ha 500 posti a sedere, rendeva bene l’atmosfera. E parlando con alcuni operatori, era facile raccoglierne lo sfogo: “E’ più di un anno che ci diciamo le stesse cose. Quando mai passeremo a una fase concreta?”. E ancora: “Siamo al vuoto assoluto. I tavoli tematici hanno poco senso se non riescono a passare a una fase operativa. Finora ci si è parlato addosso, in modo generico”. E a sentire le relazioni questo senso di eccessiva genericità lo si avvertiva. Sentir esibire come risultati raggiunti, da una delle commissioni di lavoro, la “condivisione con gli interlocutori degli obbiettivi”, la “socializzazione dei componenti del tavolo” e “la definizione della composizione del gruppo di lavoro”, lasciava davvero perplessi.

Davvero il logo e il motto scelti dalla Società della Salute del Mugello rischiano di essere indovinati: paiono dare il senso di una fumosità degli scopi, di una eccessiva “poesia”, che cozza con la necessità di affrontare con concretezza i principali problemi sociali e sanitari del nostro territorio. I dati preoccupanti delle analisi epidemiologiche, i tempi di attesa degli esami diagnostici, l’organizzazione dei servizi sociali, la situazione delle residenze per anziani, dove la forte proliferazione delle strutture rischia di far andare in tilt il sistema. L’elenco sarebbe troppo lungo, tanto da aspettarsi un soprassalto di concretezza e di efficacia da parte degli amministratori locali. Concretezza ed efficacia che finora alla Società della Salute è assolutamente mancata. E per questo, in Mugello, non si sa nemmeno cosa sia e cosa faccia.

Paolo Guidotti

P.S. Naturalmente questa è un’opinione, suffragata da alcuni fatti ed evidenze. E come ogni opinione, può essere contraddetta. L’invito, agli amministratori locali, agli operatori e a tutti i cittadini, è di alimentare questo dibattito. Purché si lascino da parte discorsi fumosi e senza riferimento con la realtà.

 

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2007

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