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Società - Solidarietà
IL PARROCO DI CAVALLINA RACCONTA LA SUA ESPERIENZA

Agata Smeralda,
un progetto grande di carità

Il parroco di Cavallina tra i suoi parrocchiani conta anche alcuni bambini brasiliani. Da qualche tempo infatti don Giuseppe Budzinski ha proposto alla sua gente di adottare a distanza, attraverso il Progetto Agata Smeralda, alcuni piccoli delle favelas di Salvador Bahia. Già sette sono i bambini "adottati" e altri se ne aggiungeranno presto.

Don Giuseppe, 35 anni, polacco, dal 1998 parroco nella frazione barberinese, di recente si è recato per la terza volta in Brasile, a Salvador, e può quindi offrire una testimonianza diretta circa gli effetti e le modalità di azione del Progetto. Ma prima spiega la ragione di questo legame con Agata Smeralda, l'associazione fiorentina che dal 1992 promuove adozioni a distanza per i bambini di strada brasiliani, e che oggi conta circa 6500 adozioni. "Nella parrocchia dove prima operavo -spiega-, a Montebonello, il mio predecessore, don Renzo Salvatici, aveva avviato con Agata Smeralda sei adozioni, e così ho continuato il suo impegno, facendo conoscere la proposta ai parrocchiani è giungendo così a 21 piccoli adottati. Poi molti bambini seguiti dal progetto sono a Fazenda Grande, la parrocchia "fiorentina" dove è missionario don Alfonso Pacciani, mio primo parroco quando ero seminarista a Peretola; e dal 1998 sempre a Salvador, inviati dalla Diocesi fiorentina, operano due miei amici sacerdoti polacchi, don Gregorio e don Wiesiek.".

 

Il primo impatto con Salvador, racconta don Giuseppe, non è facile: "Aumenta di mille volte quello che leggi nei depliant e puoi capire. Dapprima l'apparenza può ingannare. Molte auto, cellulari. Ma se guardi più attentamente ti accorgi di grandissime disuguaglianze. E a poca distanza da zone di lusso, trovi la miseria più nera, con la gente piena di debiti, case fatiscenti, le fogne a cielo aperto che attraversano le strade. E quindi tante malattie, e sempre più difuso è l'Aids. Situazioni sociali e familiari difficilissime, con famiglie nelle quali spesso il padre manca, dove si vive di espedienti, in zone dove le sparatorie sono all'ordine del giorno. E quartieri costruiti dove capita, con abitazioni precarie, che vanno giù con facilità, quando piove molto, e tanti muoiono, aree dove non si riesce neppure ad arrivare con l'auto".

 

E' qui che opera il Progetto Agata Smeralda, con le sue adozioni a distanza, i suoi centri sociali, le sue scuoline. "Quelle 60 mila lire mensili -nota don Giuseppe-, non sono elemosina, ma una concreta speranza di vita per una creatura. Ho visto con i miei occhi i frutti del Progetto, e davvero sono grandi. Penso al contrasto stridente tra le condizioni di vita dei tanti bambini che sono in strada, a rischio di violenza, privi di vestiti e di cibo, e di quelli invece seguiti dal Progetto, che ogni giorno hanno un piatto caldo, sono ben vestiti, hanno assistenza medica, vanno a scuola. E allora ti vien voglia di rimboccarti le maniche, di far di tutto per accrescere il numero di adozioni a distanza, per strappare tanti altri bambini dalla strada. L'efficacia del Progetto, a mio giudizio, viene dal fatto che esso si poggia sull'opera di tanti volontari e di operatori del posto, oltre che delle suore e dei missionari che hanno deciso di donare la loro vita in mezzo ai poveri. In questo senso -l'ho potuto constatare direttamente- l'uso del denaro che proviene dall'Italia è oculatissimo, e nessuno mangia il pane dei bambini. Non solo: oltre ad assicurare una opportunità di crescita a migliaia di piccoli, Agata Smeralda promuove nelle realtà più povere della Bahia strutture importantissime: penso al Centro Sociale "Dom Lucas Moreira Neves", ora in costruzione, che assicurerà servizi sanitari e culturali in una favela dove non c'è nulla, né un medico, né un ambulatorio, penso alle tante scuoline, che consentono a tantissimi ragazzi di avere un'istruzione, penso alle case-famiglia per ragazze madri e bambine tolte dal marciapiede, penso ai laboratori professionali, per dare ai giovani un futuro lavorativo. Davvero ne sono certo, e non posso che ringraziarne Dio: l'azione del Progetto Agata Smeralda, in terra brasiliana, è un'esperienza forte di carità cristiana. Agli adottanti a distanza mugellani dico una sola cosa: continuate. Continuate e fate conoscere questa proposta ad altri, per dare a nuovi piccoli una speranza di vita e di crescita".

 

Salvador Bahia (Brasile) - Terrazza dell'erigendo Centro Sociale "Dom Lucas Moreira Neves" - Don Giuseppe Budzinsky, parroco di Cavallina (a destra), con don Wieslaw Olfier

 

e don Gregorio Sierzputowski, missionari inviati dalla Chiesa fiorentina

 

 

Mugello - Bahia: come adottare a distanza

 

C'è anche un pezzo di Mugello-Val di Sieve nel "Progetto Agata Smeralda". Sono infatti più di 200 i bambini delle favelas brasiliane adottati attraverso l'associazione fiorentina. E varie volte "adottanti" mugellani si sono recati in Brasile, a Salvador Bahia, dando testimonianza dell'efficacia degli aiuti inviati e delle opere sorte grazie agli adottanti. Tra i comuni della zona più legati a Salvador vi sono Pontassieve, che conta oltre 50 piccoli adottati a distanza, Borgo San Lorenzo, con più di 40, Scarperia e Barberino con una ventina ciascuno. Ma praticamente in ogni comune mugellano ci sono famiglie, gruppi, associazioni e scuole che hanno avviato questo rapporto di solidarietà.

 

Inviando ogni mese 60 mila lire è possibile adottare un bambino o una bambina di strada: ogni anno a casa giungerà una scheda informativa sulla situazione del piccolo, insieme a una fotografia. E gli adottanti ricevono anche il notiziario dell'associazione, che dà conto delle principali iniziative del Progetto. E informazioni possono essere tratte anche dal sito web: www.agatasmeralda.org, o rivolgendosi alla segreteria, in via Cavour 92 a Firenze (tel. 055-585040).

 

Per fare un'adozione a distanza con Agata Smeralda basta dunque inviare la quota di L. 60.000 mensili, per un minimo di un anno, sul conto corrente postale n. 502500, oppure sul conto corrente bancario 11/11 (ABI 3400 - CAB 02999) presso la Banca Toscana.

 

 

Un progetto anche per i bambini albanesi

 

Agata Smeralda non è più soltanto... italo-brasiliana. D'ora in poi parlerà anche albanese. Promuoverà infatti adozioni a distanza in Albania, attraverso le Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino che operano nella zona di Scutari. Lo fa con lo stesso spirito del Brasile, ovvero che "i bambini devono vivere e crescere liberi nella loro terra per essere domani i protagonisti della storia del loro Paese". Bajze come Salvador, dunque. Certo, il villaggio albanese, a 27 km da Scutari e otto dal confine con il Montenegro, non è grande come la capitale della Bahia, e neppure ha in sé quei contrasti forti tra opulenza di certi quartieri e miseria e degrado delle favelas. A Bajze -circa 10 mila abitanti-, la miseria è di tutti, insieme a disoccupazione, emigrazione, vendette di sangue. Non c'è alcuna industria, e si vive prevalentemente di pastorizia: ricca è la famiglia che possiede una mucca per poter nutrire i propri bimbi. In paese è assente la rete idrica e fognaria: non c'è acqua corrente nelle case, e si usano fontane e pozzi. Anche l'energia elettrica è spesso assente.

 

Qui il Progetto Agata Smeralda sta avviando il suo nuovo programma di solidarietà. Si inizia con i primi cento bambini, che attendono di essere adottati a distanza. E con loro anche un gruppo di ragazze madri in gravi difficoltà economiche. Le modalità per l'adozione sono analoghe: basterà inviare la quota di L. 60.000 mensili, per un minimo di un anno, sul conto corrente postale n. 502500, oppure sul conto corrente bancario 11/11 (ABI 3400 - CAB 02999) presso la Banca Toscana, specificando l'intenzione di adottare a distanza un bambino o una bambina albanesi.

 

il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2001
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