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La copertina di questo mese
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Società - Solidarietà
AIUTI UMANITARI AL KOSSOVO INVIATI DAL MUGELLO

Mugello, tra generosità
e polemiche

Un commento-provocazione di Giampiero GiampieriTonnellate di generi alimentari e materiali di prima necessità, la scorsa primavera il Mugello ha offerto per le popolazioni del Kosovo martoriate dalla guerra. Ha offerto con la consueta generosità. E fatto inedito, le raccolte non sono state affidate allo spontaneismo, ma enti locali, associazioni e parrocchie, in molti casi, si sono coordinate e hanno operato insieme sotto le insegne della Missione Arcobaleno.

Ora le notizie che sono giunte dal porto di Bari, dai container ammassati e dai materiali al macero, hanno stretto il cuore a tutti. Il contrasto tra inefficienza e generosità, tra cinismo burocratico e impeto di solidarietà è davvero un brutto colpo allo stomaco.

Non ci interessa qui -e neppure ne saremmo in grado- analizzare in profondità ragioni e colpe, cause e fenomeni. Ci preme invece andare oltre l'ennesimo smacco per la credibilità dello Stato. Vorremmo cioè che l'accaduto da una parte non oscurasse quanto di buono è stato fatto, e dall'altra non andasse ad alimentare ed incrementare il tasso di cinismo in circolazione. Il rischio vero infatti è quello che la gente, la prossima volta -e purtroppo c'è sempre una prossima volta, vicina o lontana che sia-, pensi che è inutile partecipare, che non vale la pena donare alcunché. E questo, oltre ad essere un danno forte per chi è nel bisogno, è un impoverimento per tutti noi.

Per questo abbiamo chiesto un giudizio sull'accaduto, sulle raccolte di solidarietà e sui "container della vergogna", ad alcuni responsabili che hanno partecipato al coordinamento mugellano per la raccolta degli aiuti.

"Abbiamo fatto tutto il possibile -dice Tullia Benfenati, coordinatrice tecnica del Comitato del Mugello, per conto della Comunità Montana- per inviare cose ben catalogate, ben assortite -facendo cioè raccolte tematiche, di generi ben definiti e solo di quelli, in container omogenei. Sulle scatole è sempre stato indicato che cosa c'era all'interno, usando il sistema di contrassegni e colori diversi in uso presso la Croce Rossa".

Ma dove sono andati i materiali raccolti? "Tutto è stato convogliato alla Mercafir di Firenze, e ho notizie che ottima parte è andata al di là del mare. Anche se certo non possiamo garantire su ciò che è accaduto "di là". Abbiamo comunque creato un data base in Prefettura dove è stato iscritto tutto ciò che è stato raccolto, oltre 400 colli, ai quali si aggiungono un altro centinaio, giunti successivamente, che non sono stati registrati". In particolare il Comitato ha gestito i materiali raccolti da Borgo San Lorenzo, Barberino, San Piero, Scarperia, Vaglia. Vicchio ha effettuato autonomamente una raccolta di latte con la Caritas, Firenzuola ha inviato fondi alla Comunità Montana, 900 mila lire, utilizzati per i profughi del Banti, mentre Palazzuolo e Marradi hanno avuto iniziative autonome con la Romagna.

"Abbiamo aderito -continua Benfenati- inviando materiali alla costruzione di un asilo nido per il campo profughi allestito a Comiso, e anche il materiale raccolto dopo la fine della guerra è stato utilizzato per rifornire di generi di prima necessità il Banti, dove furono alloggiati 80 kossovari. Nei magazzini delle associazioni di volontariato restano soltanto capi di abbigliamento invernale, non utilizzabile al momento, e che verrà distribuita per casi di necessità".

"Una cosa è certa -sottolinea subito Patrizia Zuri, del Centro Radio Soccorso di Borgo San Lorenzo-: anche per il Kossovo i mugellani hanno dimostrato grandissima disponibilità. Noi non siamo stati direttamente in Albania, ma conosciamo volontari delle pubbliche assistenze presenti nei campi profughi, e siamo stati in stretto contatto con loro. E da loro sappiamo che nel campo dell'Anpas non è mai mancato niente, i container arrivavano regolarmente e i materiali regolarmente venivano distribuiti. Se qualcosa è rimasto non consegnato, lo è stato per gli eventi, all'improvviso è finita la guerra, all'improvviso è avvenuto il rientro. Certo ci sono state mancanze nel gestire quello che è rimasto a Bari, ma la situazione non era facile".

Tra la gente però si sente scetticismo e dubbi sul fatto che tutto ciò che è stato donato è andato a destinazioneÁ "Il timore -risponde Zuri- che quanto è accaduto possa incidere sulla fiducia della gente esiste. Anche se resto convinta che i mugellani abbiano fiducia nelle loro associazioni, per le positive esperienze del passato. Friuli, Irpinia, Bosnia, Bielorussia, sempre tutto ciò che è stato raccolto è stato portato. Questa era la prima volta che ci affidavamo ad un'organizzazione nazionale, e per me è andata bene. Spero che la fiducia non venga meno".

Anche Giacomo Matteucci, provveditore della Misericordia di Borgo San Lorenzo, vede più luci che ombre, ed anzi polemizza con le critiche -riportate anche su queste pagine- del collega e "confratello" Andrea Cavaciocchi: "La Misericordia -dice Matteucci- ha sempre avuto lo spirito della 'buffa', e non mi sembra questo lo spirito dell'intervento di Cavaciocchi. Dire che noi siamo bravi e gli altri no non mi pare rientri nello spirito della Misericordia. No, noi non ci identifichiamo nella sua posizione. Anche perché temo si voglia esser protagonisti a tutti i costi e aver la scena a proprio vantaggio". Abbandonata la polemica "interna", Matteucci ragiona di quello che è stato: "In primo luogo che una percentuale del materiale raccolto non vada a buon fine è fisiologico. Direi piuttosto che è stato positivo anche il fatto di aver lavorato tutti insieme. Magari il coordinamento all'inizio può aver provocato qualche lentezza, ma alla fine raccordarsi è stato utilissimo e ha prodotto, per la raccolta, un effetto molto positivo: in questo campo voler fare i primi della classe e muoversi da soli è sbagliato. Ci saranno contraccolpi negativi dopo le immagini dei container abbandonati? Che devo dire? Di una cosa sono certo. Chi conosce le Misericordie sa che non vi sono mai state operazioni di spreco o di negligenza o di interesse. La nostra gente mugellana sa bene che le mille lire offerte alla Misericordia sono sempre state ben utilizzate. E quindi credo che in caso di necessità risponderanno con la medesima generosità."

Mons. Giancarlo Corti è rimasto colpito dai generi abbandonati a Bari: "Non sono episodi -commenta- che aiutano le persone ad avere piane fiducia in chi promuove questo tipo di raccolta. Faccio una constatazione ovvia, per un fatto che ha lasciato un senso di smarrimento. Non vi può essere alcuna giustificazione, quando ci si trova a promuovere iniziative e gestire soldi e cose destinate ad altri, specie quando gli altri sono in stato di particolare bisogno. Ma neppure si può dimenticare le tante persone che hanno manifestato grande generosità". Mons. Corti volge la cosa al positivo: "Occorre educare le persone, e questo l'ho sottolineato anche durante le riunioni del Comitato. Le persone vanno educate a scegliere di donare. Spesso si dà non tanto il superfluo, ma quello che ci dà noia, quello di cui vogliamo disfarci. Occorre invece educarci al senso della carità, che non è un fatto di emozione e che prima di coinvolgere i nostri beni, ci chiede di mettere in discussione noi stessi, e di renderci disponibili ad essere vicini agli altri".

Il pievano di Borgo San Lorenzo invita poi a non generalizzare: "Non si tratta di dare etichette di benemerenza a chi non le ha; però al di là dell'errore, ugualmente siamo chiamati alla condivisione, e un incidente, pur grave, non può permetterci di concludere che 'tanto va sempre a finire così'. Il senso di solidarietà non può essere spento da un incidente, che pure certamente ci ha addolorato. In fondo le vicende negative che si possono insinuare in un progetto bello, disonestà, non competenza, imprevidenza, sono realtà umane che vanno superate. Di per sé possono uccidere la speranza, mentre la carità, che è dono di Dio, ci porta a sconfiggere le realtà negative che umanamente si frappongono alle scelte di condivisione".

Anche Tullia Benfenati trae dall'accaduto, più laicamente, qualche insegnamento: "Ci si rende conto anzitutto che ciò che in piccole quantità non costituisce un problema, lo diventa con le grandi quantità: se ad esempio i vestiti non sono in buone condizioni, non sono puliti, questo può creare gravi difficoltà, perché da qualche parte devi metterli. E questo talvolta la gente non lo capisce. Così come è necessario attenersi strettamente alle indicazioni: quando devi portare un pacco singolo alla Caritas tutto va bene, ma nei grandi numeri generi diversi creano gravi appesantimenti organizzativi". Infine gli sprechi: "Forse abbiamo preso questa situazione di guerra in maniera un po' leggera, un po' da spettatori. E così ora si critica. Ma rendiamoci conto dell'entità del fatto che ci ha visto coinvolti, dell'impegno a fondo che in tanti hanno profuso; e rendiamoci conto che c'è stata una guerra, e una guerra non è come gestire una mensa scolastica".

LE ACCUSE DI CAVACIOCCHI

Andrea Cavaciocchi, sampierino, ha avuto un ruolo importante negli aiuti al Kosovo, quale responsabile nazionale per le Misericordie. A proposito della Missione Arcobaleno ha scritto a "Panorama" una dura lettera di denuncia delle disfunzioni. Qui ne riportiamo alcuni stralci.

 

Contrariamente a quanto afferma l'ufficio stampa dei Dipartimento della protezione civile, l'inchiesta di Panorama non provoca amarezza fra i volontari che hanno partecipato alla Missione Arcobaleno. Dal mio punto di osservazione di dirigente responsabile per la Missione per conto delle Misericordie d'Italia posso solo lamentare (ma non farvene una colpa) che quanto descritto nell'inchiesta sia emerso agli onori della cronaca soltanto ora, a cose fatte, e che le preoccupazioni e le denunce espresse nei giorni caldi siano state coperte dalla grancassa della pubblicità. All'epoca noi delle Misericordie, che rappresentavamo oltre un terzo deL volontariato impiegato nella Missione (gestendo direttamente il campo di Rrushbull, contemporaneamente ai servizi sanitari di Bari Palese e di Comiso, oltre a un magazzino di 20 mila mq ad Andria e a numerose altre attività), potemmo verificare che non tutto girava come avrebbe dovuto e potuto. Quotidianamente lanciavamo sos riguardo alla gestione degli aiuti per i kosovari. Già il 16 maggio segnalavamo la giacenza di 700 container colmi di generi alimentari nel porto di Durazzo, che nonostante le pressanti richieste non venivano distribuiti nei campi profughi. E quattro giorni più tardi denunciavamo al centro regionale di Firenze della Missione Arcobaleno il fatto che, a causa delle carenze della loro organizzazione in Albania, eravamo stati costretti ad arrangiarci da soli, rifornendo i campi di Rrushbull e Shijak con mezzi di fortuna. Un caso tutt'altro che isolato: il resoconto redatto il 9 giugno dal nostro magazzino di Andria (aperto proprio per sopperire alle difficoltà di distribuzione della Missione Arcobaleno) dimostra che i rifugiati di Rrushbull erano stati alimentati pressoché totalmente con i nostri aiuti.

Ma i nostri segnali d'allarme riguardavano soprattutto la gestione dei fondi e delle procedure burocratiche per il ricongiungimento delle famiglie: arrivammo perfino a rendere noti, in data 1 e 8 giugno, documenti autografi in cui denunciavamo taglieggiamenti e corruzioni. Tutto questo rimane, a futura memoria, sul diario dei nostro intervento pubblicato, come è tradizione di trasparenza, sul nostro sito lnternet alle pagine http://www.misericordie.org/ procivile/pcquadri/kosovo/HPPCOKOSOVO.htm. Attraverso la vostra inchiesta abbiamo capito che ciò che in quel momento ci apparve come incapacità operativa di dipendenti pubblici prestati a un mestiere non loro aveva in realtà connotati più preoccupanti. Se allora, non ricevendo gli aiuti alimentari promessi della Missione, riuscimmo lo stesso a sfamare oltre tremila profughi, organizzandoci per conto nostro, oggi, visto lo sfacelo dei container, ci sentiamo sì delusi ma non certo per quanto ha scritto Panorama. Ricordo con chiarezza che in quei giorni l'ossessione del personale del ministero dell'Interno era che i container non venissero rubati dalla mala albanese. E quindi, per proteggerli, li sistemava uno contro l'altro, in modo che non si potessero aprire le porte... A nulla valsero le nostre rimostranze per una gestione che, così organizzata, se non consentiva i furti, non consentiva nemmeno la distribuzione dei beni.

Andrea Cavaciocchi

 

I MATERIALI SPEDITI DAL MUGELLO

LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE    495 l.

LATTE IN POLVERE PER NEONATI      168 Kg

PESCE IN SCATOLA             424 Kg

CARNE IN SCATOLA              15 Kg

CONSERVE                         1549 Kg

LEGUMI SCATOLA             1502 Kg

OMOGENEIZZATI                77 Kg

OLIO                                        21 l.

BISCOTTI                             934 Kg

ACQUA MINERALE                 51 l.

BIBITE                                  158 l.

FARINA                                132 Kg.

PASTA                                  626 Kg

RISO                                   1852 Kg

SALE                                       30 Kg

ZUCCHERO                           382 Kg

CIOCCOLATA                         20 Kg

CAMICIE ADULTO                   50

GONNE                                   100

GUANTI                                     8

IMPERMEABILI                         1

PULLOVER                                  3

SCARPE ADULTO                    112

SCARPE BAMBINO                   18

STIVALI GOMMA BAMBINI   24

TUTE BAMBINO                     150

GIOCATTOLI                           88

ASCIUGAMANI                        10

COPERTE                                    1

LENZUOLA                                3

PENTOLAME                              3

TOVAGLIOLI CARTA               10

ASSORBENTI                      8535

CARTA IGIENICA                     6

DENTIFRICIO                         40

DISINFETTANTI                  220

FAZZOLETTI CARTA            405

PANNOLONI                        7190

SAPONETTE                          285

SHAMPOO                               33

SPAZZOLINI                          39

AIUTI DI SCARPERIA
TUTTI A BUON FINE

Il comitato "Diritti dei cittadini", che si era attivato a Scarperia per la raccolta di offerte in denaro ed abiti usati a favore del Kosovo, con un comunicato ringrazia i cittadini per la loro generosità e in particolare Rosy Corti e Lucia Pini, "che tanto si sono prestate a raccogliere offerte in denaro presso le scuole materne di Scarperia". Nell'occasione sottolinea come gli aiuti scarperiesi siano andati a buon fine giungendo a destinazione. Fondi e materiali raccolti sono andati infatti all'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha organizzato per il Kosovo l'"Operazione Colomba. Corpo civile non violento di pace" che ha scritto al comitato di Scarperia dando conto della destinazione degli aiuti.

 

il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 1999
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