L’Albertina... il parroco
Una
strana parrocchia inventata nel 1986 mettendo insieme quattro antiche parrocchie
ormai quasi disabitate e prive di parroco. La stranezza è nel fatto che la
parrocchia non ha nessuna chiesa nè altro: le quattro chiese di un tempo sono in
cattivo stato e di proprietà altrui. Chiese antiche, belle, ricche di storia, e
forse anche di opere d’arte e di documenti di cui però non c’è quasi più
traccia.
In una di queste,
ex “S. Giovanni in Petroio” la più antica, la più bella e la più isolata,
abitava “L’Albertina”.
C’era arrivata giovanissima, prima della
guerra: rimasta orfana dei genitori era stata accolta dallo zio parroco ed era
stata sua fedele collaboratrice fino alla sua morte nel 1989.
Morto la zio e
azzerata la parrocchia era rimasta in una casuccia vicina alla chiesa e
continuava a prendersi cura della chiesa, ormai vuota di gente e di tutto e del
piccolo cimitero adiacente, e fino a qualche anno fa non temeva di salire sul
tetto ad aggiustare qualche tegola; ci teneva che la chiesa fosse circondata dai
fiori, li piantava e difendeva dagli attacchi dell’istrice e dei turisti di
passaggio, e aiutava i pochi che avevano bisogno di qualche “pratica” religiosa:
battesimi, certificati e via dicendo, tanto che qualcuno l’aveva scherzosamente
soprannominata “il parroco di S. Giovanni” (ma era meglio non farsi sentire,
perché allora si arrabbiava davvero!).
Da
giovane (era nata a Vicchio nel 1920, è morta
Un bel tipo, insomma, un carattere forte
e sano fino all’ultimo. Non aveva digerito il fatto che la “sua” chiesa fosse
stata ridotta così e non mancava di dirlo forte e chiaro quando si presentava
l’occasione, fosse perfino il Cardinale di Firenze.
Quando l’ho conosciuta era
una vecchina incurvata dalle malattie (cancro, flebite e chissà quant’altro) e
sempre piena di dolori, ma sempre pronta a rispondere a chi
Eppure è
importante che non se ne perda il ricordo e la testimonianza di fedeltà e di
cura. Non credo abbia mai pensato a sé, e sicuramente le beatitudini le ha
praticate tutte, con semplicità e talvolta con ruvidezza.
Nel giorno del “Grande Ribaltone” quando
finalmente il Signore metterà le cose a posto e ”gli ultimi saranno i primi e i
primi ultimi” (Mt 20,16) l’Albertina sarà là, in prima fila, ad aspettarci per
accompagnarci nella Chiesa celeste.
don Carlo Cappi
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2008

