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OCCHIO ALL’ALCOL, ANCHE IN MUGELLO

Il troppo bere dei giovani

Alcol, da “no drink” a “no stop drink” il passo è lungo. Ha suscitato sorpresa e polemiche la recente iniziativa della festa danzante di Pasqua, organizzata a Borgo San Lorenzo in Villa Pecori Giraldi dalla Pro-Loco. Il programma prevedeva musica, balli, spaghettata e bere a volontà, “no stop drink” appunto. Così non pochi hanno eccepito sul fatto che da una parte si promuovano iniziative di contrasto dell’alcolismo, etilometri, controlli, campagne di sensibilizzazione, e dall’altra, in strutture comunali e da associazioni dove anche il comune è rappresentato, si offrano drink a iosa, con sbronza assicurata.

Ma per accorgersi che il fenomeno dell’alcol, tra giovani e meno giovani, sia sempre più diffuso, non c’era bisogno delle polemiche sul “drink no stop” a Villa Pecori.

“C’è una crescita, non vi è dubbio –rileva Debora Vené, del Servizio Tossicodipendenze dell’Asl 10-. E infatti come ci dicono i dati dell'Azienda sanitaria, l'utenza del Servizio Alcologico Territoriale, che è appunto la

parte del Sert che segue il fenomeno alcol,risulta anche negli altri presidi in aumento e si può dire che costituisce mediamente il 25,4% dell'utenza del Sert”. Un centinaio di persone sono attualmente in carico al Sert, con un uso prevalente di vino e birra.

Il Mugello –continua Vené- non ha un modello "indigeno" di alcolismo e rispecchia quello che è il fenomeno a livello nazionale. Basti pensare anche a come ormai da qualche tempo anche nel nostro servizio chiedano aiuto persone di etnia e culture diverse e il cui impatto con le problematiche alcolcorrelate (qui in Italia l'alcol si trova anche a buon mercato) li pone in una condizione che aggrava naturalmente il loro processo di inserimento”.

E per i giovani? “Anche in questo caso non si evidenziano differenze nelle modalità di consumo rispetto  al livello regionale e nazionale. E' un consumo spesso legato al gruppo,a partire anche dai 13/14 anni con episodi di bingedrink (bevute concentrate in periodi determinati) spesso nel fine settimana sia per i maschi che per le femmine –i dati confermano che le ragazze stanno via via raggiungendo i maschi nell’uso di alcol- consumati nei luoghi di ritrovo”.

“La festa a Villa Pecori è l’esempio di come il mondo degli adulti si esprima in modo contraddittorio tra ciò che si dice e ciò che si fa. Un adulto che organizza feste del genere non riuscendo a uscire da questi schematisimi per i quali c’è bisogno di scrivere “drink no stop” manda un messaggio schizofrenico, perché poi è difficile far capire che il consumo di alcol è dannoso. Com’è contraddittorio un adulto che parla di sicurezza e controlli e poi al ristorante non riesce a non bere prima di guidare, pur sapendo che è un fattore di rischio. Sarebbe allora meglio parlare di meno, e fare quello che si dice”.

Così cresce il numero dei giovani che chiudono i fine settimana ubriacandosi. Sopratutto di birra e superalcolici, dicono al Sert, ma ora vanno di moda anche gli aperitivi. E sta diffondendosi l’uso anche del bicchiere di vino. “Al Sert –dice l’operatrice borghigiana- si stanno avvicinando anche persone più giovani, che bevono il sabato e la domenica, e si rendono conto di eccedere, di diventare violenti o dimenticandosi cosa hanno fatto durante la serata. Vengono e chiedono aiuto”.

E sullo sfondo di un buon numero di giovani che trova nell’alcol il compagno fidato con cui trascorrere le serata sorge una domanda più grande. Quella del perché di tutto questo. Delle ragioni che spingono i ragazzi verso l’alcol –o verso le droghe-. Ma questo è un altro capitolo, sul quale tutti, a cominciare dal mondo degli adulti, dovrebbero interrogarsi di più.

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2008

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