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La copertina di questo mese
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Articoli
Società - Solidarietà

MUGELLO E AMBULANZE

Note sul funzionamento dell’emergenza medica sul territorio,
e sull’"ignoranza" della gente

Recentemente è accaduto a Borgo San Lorenzo un episodio, un intervento di soccorso –fortunatamente finito nel migliore dei modi - che però ha suscitato polemiche e discussioni. Abbiamo proposto al Provveditore della Misericordia di Borgo San Lorenzo Giacomo Matteucci di raccontarlo e commentarlo. Ne è venuto fuori un quadro assai interessante sulla situazione dell’emergenza medica, ovvero del servizio di ambulanza con medico a bordo, spesso decisivo per salvare vite umane. Lo proponiamo ai lettori, con l’intenzione, se vi saranno altri contributi, di approfondire ancora, nei prossimi numeri, questo importante argomento.

Il fatto

Di recente un giovane di Borgo San Lorenzo ha perso i sensi durante una occasione di festa paesana. Gli amici e le persone (tante) che si trovavano sul posto hanno prestato il primo soccorso, accorgendosi dell’assenza respiratoria e del battito cardiaco. Qualcuno ha cercato aiuto. Altri hanno iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Qualcuno ha telefonato alla Misericordia di Borgo, altri al CRS. Le risposte fornite dai centralini della Misericordia e del CRS sono state analoghe: per attivare l’ambulanza medicalizzata occorre chiamare il 118. Forse qualcuno si sarà risentito, ma poi, finalmente, c’è stato il contatto con gli operatori della Centrale Operativa del 118, che hanno valutato "rosso" il codice di gravità (immediato pericolo di vita del paziente) ed hanno attivato l’Unità Mobile di Soccorso (si chiama così l’ambulanza attrezzata di sofisticate apparecchiature che dispone a bordo del medico e due infermieri professionali od equiparati, oltre all’autista) operativa più vicina. Dal CRS è partita l’ambulanza ed è giunta sul posto, ove l’equipe, nonostante le condizioni critiche del paziente, ha svolto in maniera eccellente le operazioni di rianimazione al giovane che di fatto si trovava privo di vita.

Mentre la squadra di soccorso cercava di fare tutto il possibile, la gente, in maniera invereconda, urlava e sbraitava invettive ai soccorritori, forse per dimostrare sia il proprio senso civico che di aver compreso come ci si deve comportare in simili situazioni, soprattutto per portare un vero aiuto. Ma nonostante il clima, i soccorritori sono riusciti a far tornare in vita il giovane borghigiano.

 

Il 118 e la situazione in Mugello

Le risorse, non infinite e talvolta insufficienti, debbono essere adeguatamente gestite, nel rispetto delle esigenze di legge e delle possibili esigenze. Nel caso dell’emergenza sanitaria territoriale occorre ricordare che tale servizio è organizzato in maniera diversa nelle varie zone. Nei paesi del nord Europa, per esempio, tale servizio è affidato non a medici ma a paramedici e "laici", essendo le forze di polizia, i pompieri ecc. ad essere dotati di apparecchiature per il primo soccorso. In Italia il servizio è gestito con personale medico ed infermieristico, in quanto la legge demanda solo a tali figure la possibilità di valutazione delle condizioni vitali, e solo al medico la possibilità di somministrazione di farmaci. Occorre ricordare che la regione Toscana è da considerarsi la più ricca di "punti" attrezzati per svolgere tale servizio, a seguito di una storica capillare tradizione che è stata ed è di esempio per altre realtà del Paese. Non a caso in Toscana spesso l’autoambulanza viene chiamata "misericordia". La nutrita presenza di Volontariato ha consentito e consente, oltre ad una presenza superiore rispetto ad altre realtà, anche un notevole abbattimento nei costi per le Aziende Sanitarie per l’impiego dei mezzi, appartenenti al Volontariato, e per il personale anch’esso volontario. A titolo esemplificativo basta citare che quando a Genova è accaduto l’incidente ad un aereo, la prima ambulanza intervenuta in appoggio a quelle dell’aeroporto è giunta dopo 50 minuti, mentre quando a Firenze è accaduto l’incidente ferroviario, la prima ambulanza è giunta in 6 minuti ed entro i 20 minuti erano presenti sul posto oltre 50 ambulanze! Nel Mugello il "punto" di emergenza sanitaria territoriale fino al 1997 era Borgo San Lorenzo, affidato per 12 ore al CRS e 12 alla Misericordia. Sono poi stati creati potenziamenti a Barberino e Dicomano, per la presenza dei cantieri dell’alta velocità, anche a San Piero, Scarperia oltre a Vaglia. Causa la vasta superficie territoriale montana, Firenzuola e Marradi sono punti specifici, che hanno come riferimento gli ospedali emiliano-romagnoli. Nella città di Firenze sono presenti oltre 20 "punti". Può accadere che ci siano più richieste di servizio in contemporanea, oppure che l’ambulanza sia già impegnata in altro servizio. È pertanto necessario coordinare correttamente le varie presenze sul territorio, e tale compito è affidato alla Centrale Operativa 118. Gli operatori di Centrale sono Infermieri Professionali, coordinati da Medici, che debbono valutare attraverso apposite procedure il livello di gravità, e, conseguentemente, la quantità e qualità di risorsa da impiegare, avuto riguardo del luogo. Risulta fondamentale, quindi, che l’utenza si rivolga esclusivamente ad un unico referente, che dispone del quadro complessivo della situazione sanitaria, sia in termini di risorse sul territorio che di energie disponibili nelle singole strutture ospedaliere. Può apparire strano che l’utente che chiama la centrale operativa 118, magari in una situazione concitata, si senta rivolgere alcune domande, che rispondono a precisi protocolli, che, in ipotesi, dovrebbero consentire di attribuire il corretto grado di valutazione per ciò che è possibile fare tramite il telefono. La proposta dell’Azienda Sanitaria, nella logica di economizzare le risorse finanziarie, è di utilizzare "automediche" e non ambulanze con il medico a bordo. La differenza sostanziale consiste nell’eliminazione dei medici dagli attuali "punti" per concentrarli sugli ospedali. In un numero ciò significa riduzione del 70% circa. Significa anche maggiori difficoltà perché sia prontamente presente il medico.

 

Qualche commento

Sono stati svolti corsi di pronto soccorso, aperti a tutti e gratuiti, che hanno visto una partecipazione di circa 100 persone nell’ultimo anno. I partecipanti, rapportati alla popolazione, sono un numero poco significativo, per non dire addirittura irrisorio. Abbiamo svolto in collaborazione con l’Azienda Sanitaria l’iniziativa "questioni di cuore", che ha suscitato molta curiosità ma non altrettanto interesse.

E così accade ciò che chiunque, oggi, per fortuna, può serenamente commentare. Quello che si pensa non debba mai toccare a noi, che non ci riguardi mai in prima persona, che appartenga ad un mondo estraneo. Ma l’accaduto deve essere lo spunto di doverose riflessioni.

È lodevole che persone si precipitino, a piedi, presso la sede della Misericordia o del CRS, che tempestino i rispettivi centralini di telefonate per allertare i soccorsi. Purtroppo occorre constatare che è un grave colpa non sapere chi si deve chiamare. Occorre capire che le leggi ognuno di noi è tenuto a rispettarle. Anche se ci sono i "pontificatori" (del giorno dopo) ed i saputoni di sempre bisogna rendersi conto che soltanto il 118 può disporre dell’Unità Mobile di Soccorso (ambulanza attrezzata con medico a bordo). Cosa succederebbe se per un motivo futile venisse a essere "scoperta" una postazione che risulta, invece necessaria per un codice rosso, con conseguenze letali per qualcuno? Il sistema dell’emergenza è stato studiato al fine di ridurre queste situazioni, purtroppo frequenti in passato. A tal fine è stato istituito un numero unico che può essere effettuato anche senza il gettone. È tuttavia evidente che la comunicazione con la Centrale Operativa è sempre affidata al senso civico del cittadino che chiama, ma non è infrequente la frase "non respira" attribuita a chi si è beccato un bel raffreddore. È comprensibile a chiunque la differenza con chi, invece, non respira in quanto si trova in arresto respiratorio.

Ma torniamo al fatto accaduto a Borgo. Quando giunge sul posto l’ambulanza, subito le invettive: "Ma quanto ci avete messo", "Il medico sta soffocando il paziente", "Roba da pazzi, il defibrillatore non funziona od è scarico", "L’autista dell’ambulanza del CRS perde tempo invece di partire subito per l’ospedale".

La cosa ha del grottesco e lascia intendere che di ignoranza ce ne sia stata da vendere, in tutti i sensi. È doveroso considerare che se fossero state maggiormente note alcune basilari informazioni l’intervento poteva essere più tempestivo e più efficace. Telefonare al 118 significa perdere minor tempo possibile per la gestione complessiva del soccorso. Se l’ambulanza del CRS (o della Misericordia) fosse stata già impegnata in altro servizio? Che senso ha chiamare una postazione sguarnita, in quanto già impegnata? Quando il medico è giunto sul posto per valutare i parametri vitali ha utilizzato un monitor defibrillatore, abbastanza sofisticato, che consente in modo immediato, con il semplice appoggio sullo sterno e sull’addome dei due elettrodi, la visualizzazione sul monitor del battito cardiaco, senza dover attaccare cavi e quindi con estrema rapidità. Qualcuno, più avvezzo alla visione dei film americani, ha pensato bene ad agitare la tribuna facendo circolare la voce che l’apparecchio non fosse funzionante, visto che il medico dopo aver appoggiato le piastre sul paziente le aveva riposte e i soccorritori si erano rimessi a rianimare manualmente. Il defibrillatore, è intuibile dal nome, deve essere impiegato quando il cuore fibrilla, cioè ha contrazioni anomale. Nel caso specifico il medico ha ravvisato l’assenza del battito, ed ovviamente non ha effettuato ciò che disinvoltamente ed impropriamente si vede nei film. Anche la curva sud ha cominciato ad inveire sul medico e sui volontari del CRS che, freddamente ed apparentemente incuranti, hanno comunque proseguito la loro meritoria opera, con evidenti maggiori difficoltà. Addirittura c’è stato chi dava disposizioni al medico di non mettere il tubo tracheale, "altrimenti lo soffoca", quando tale attrezzo serve per garantire che le vie aeree siano perfettamente libere e, quindi, impedire il soffocamento. Vista l’impossibilità di concentrarsi sull’operazione, a causa delle interferenze della gente, è stato disposto di mettere il paziente in ambulanza per poter, almeno, agire con maggior tranquillità. E la perla arriva qua, ove addirittura c’è chi bussa sull’ambulanza per dire "Che fate, andate subito all’ospedale che sennò muore". Al giovane, dopo che è stata iniettata dal medico l’adrenalina, riprende a pulsare il cuore, inizia a fibrillare, ed il medico (purtroppo fuori vista della tifoseria) dimostra che il defribrillatore non è scarico, portando, poi, il paziente, che ha ripreso a respirare, all’ospedale di Borgo San Lorenzo. La dottoressa Belli ha dato una lezione di vita, mi sembra proprio il caso di dirlo. Quando le ho telefonato, avendo appreso della notizia, per formulare i rallegramenti per il brillante intervento mi ha detto che a lei non debbono essere attribuiti meriti, ma -credente- mi ha ricordato che soltanto la mano di Nostro Signore che ha consentito di strappare alla morte il giovane.

Infine, qualche domanda più generale, per chiudere. Cosa sarebbe successo se, nel caso citato, l’ambulanza non fosse stata disponibile in quanto al CRS fosse giunta una richiesta per un intervento ove poteva e doveva essere impiegata un’altra risorsa (es. guardia medica) in quanto al familiare, all’amico, al vicino, era sembrato una cosa che si rivela, invece, ben altra?

Cosa sarebbe successo se, nel caso citato, l’ambulanza arriva senza il medico, come potrebbe succedere in un prossimo futuro, avuto riguardo della sperimentazione in atto a Firenze?

Qualcuno pensa che l’elicottero sia il toccasana per la soluzione dei problemi, ma occorre tenere presente che con condizioni meteorologiche avverse o con nebbia, di notte non è possibile il volo. Quindi, oltre alla spettacolarità ed alla reale necessità in situazioni non troppo frequenti, forse occorre dare il giusto peso al reale effetto di tale importante mezzo.

Giacomo Matteucci

 

 

L’esperienza di un medico "in prima linea"

Emergenza, istruzioni per l’uso

La dottoressa Brunella Belli fino a poche settimane fa è stata "in prima linea". E questo per dodici anni. E’ stata lei la "protagonista" dell’episodio increscioso (e finito positivamente grazie anche alle ottime capacità del medico) che Matteucci in queste pagine ha illustrato e commenta. Alla dottoressa chiediamo qualche riflessione più generale. "Sì –dice- perché dell’episodio specifico preferirei non parlare più. Sentirsi aggrediti e accusati non fa piacere a nessuno. Certo l’accaduto deve insegnarci qualcosa". Primo, l’educazione sanitaria di base: "Oggi nessuno può dire, "non so che fare". A cominciare dalle procedure per allertare i mezzi di soccorso. E’ inconcepibile che ancora non si sappia chiamare subito il 118, che non è un servizio contro la gente: è un servizio non per ostacolare o ritardare gli interventi, come si sente dire, ma per facilitare i soccorsi e salvare vite umane. Tutti si sentono in grado di giudicare i medici, e poi non si è capaci neppure di chiamare correttamente l’ambulanza. Ancora: nell’attesa del mezzo di soccorso non ci si deve far prendere dal panico e facilitare l’intervento. Chi lavora per l’emergenza ha bisogno di concentrazione ed anche di strada libera, perché ogni secondo è prezioso e si opera in uno stato emotivo molto particolare". Altro suggerimento: "Non ci si deve aspettare quello che ormai tutti si aspettano, ovvero vedere i medici di E.R. dal vivo. Non basta guardare una serie di telefilm in TV per sentirsi tutti medici".

Poi Belli guarda alle scuole: "Il problema dell’emergenza è prima di tutto una questione di educazione che manca. Tanti errori sono dovuti a questa mancanza. I primi soccorritori dovrebbero essere formati a scuola, ma in tanti casi su questo la scuola è assente: parlare in classe della cosa due giorni l’anno serve solo a tranquillizzare le coscienze, ma di fatto non serve a niente."

La dottoressa è preoccupata anche delle "riforme" che riguardano il settore dell’emergenza. "Temo si stia facendo un pericoloso passo indietro. Ed è per questo che ho deciso di lasciare questo lavoro, e di passare in ospedale. Il medico sul territorio fa un mestiere molto diverso da quello ospedaliero, ed è un lavoro prezioso. Ora invece si vogliono mettere i medici dell’emergenza nei pronto soccorso degli ospedali, con la prospettiva di perdere importanti professionalità. E ciò si tradurrà in un grave danno alla popolazione. Perché il medico che adesso arriva a casa serve moltissimo, e in certi casi è decisivo, oltre a facilitare lo stesso lavoro dei pronto soccorso degli ospedali, in quanto capita frequentemente che i pazienti siano curati direttamente in abitazione, senza ricovero."

Poi i nuovi indirizzi della Regione sull’emergenza porteranno un altro fatto negativo: "Si finirà per perdere l’esperienza di tutti coloro che lavorano intorno al servizio medico territoriale. E mi riferisco ai volontari. Ci sono volontari bravissimi, talvolta migliori degli stessi infermieri. E in questi anni io medico ho imparato moltissimo dai volontari".

il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 1999 

 

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