AMILCARE GIOVANNINI, A VENT’ANNI DALLA SCOMPARSA
Uno scrittore da riscoprire
Vent’anni
fa moriva Amilcare Giovannini. Il tempo, si sa, sbiadisce i ricordi e le figure.
Anche se, per fortuna, gli scritti aiutano a mantenere, almeno in parte, la
memoria del contributo che certe figure hanno dato alla propria terra. E non
vi è dubbio che Giovannini (nato a Borgo San Lorenzo il 4 febbraio 1914) è tra
questi. Lo dice la sua vita: se infatti nella vita di tutti i giorni Amilcare
–per trent’anni- è stato tecnico di radiologia medica negli ambulatori della
Confraternita di Misericordia di Borgo San Lorenzo, assai numerose sono state
le attività che ha intrapreso, in campi diversi. Nello sport ad esempio, visto
che è stato campione toscano di atletica leggera, giocatore e dirigente della
Fortis Juventus, dirigente del C.C. Appenninico, presidente del Gruppo Sportivo
Bartali da lui fondato nel 1946. O nella vita sociale, tra i fondatori del Gruppo
Donatori di sangue Fratres e capo di guardia della Misericordia borghigiana.
Molte energie Amilcare Giovannini spese anche nel campo culturale, presidente
della Fondazione “Notte di Natale”, fondatore del gruppo artistico de “Le Madielle”
e fondatore del Premio Mugello di pittura. Mettendoci, nella cultura, anche
molto di suo, visto che ha scritto tantissimo, libri e racconti, cinque commedie,
critiche d’arte, poesie. Per non dire degli scritti sui giornali: fu infatti
corrispondente di guerra del “Giornale Nuovo”, poi corrispondente del “Nuovo
Corriere” e infine responsabile per il Mugello del giornale “La Nazione” per
più di 30 anni, dal 1947 al 1982. Fino all’ultimo, visto che morì il 31 dicembre
1982.
E forse converrebbe riprendere in mano i suoi scritti. Non solo i racconti contenuti nell’opera sua più nota “Un mondo di cento case”, pubblicato nel 1954, ma anche molti dei suoi articoli. Ci è capitato di recente, ad esempio, di leggere un paio di suoi articoli, su Monte Giovi, ed è stata una sorpresa: lo spunto di cronaca era solo l’incipit di un “racconto” più denso e profondo, con una scrittura ricca e ben costruita, un lessico tipico, insieme colto e popolare, con un effetto sicuramente non banale.
Per ricordare Giovannini, qui pubblichiamo uno dei suoi racconti, tratti da “Un mondo di cento case”. (P.G.)
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Il mercato settimanale è situato in mezzo alle cento case. Le strade poco affollate degli altri giorni, sostituiscono la baraonda del martedì. Al mercoledì, prima ancora che passino gli spazzini del comune, ancora vedi i segni del mercato sparsi per terra: gran mucchi di foglie di cavolo e di sedani marci, reste di baccalà e teste di aringhe, rimasti sul trreno come i morti di una battaglia, e tra essi, aggirantisi affamati, frotte di gatti e qualche cane randagio.
Il mercato fa zeppare la grande via delle cento case e le altre viuzze nere, dalle case umide. Vengono i contadini da tutte le parti, i mezzani, le massaie, i venditori di rocchetti e di trine, di ombrelli e di scarpe, di cuoio da correggiati e di stoffa da tre braccia una lira, fotografi ambulanti e la macchina scampanellante per predire il destino ed i numeri del lotto.
Tutti urlano la bontà della loro mercanzia, tutti gesticolano dai banchi, chiamando ad alta voce il passante curioso. I pasticceri friggono ciambelline in grosse teglie, e il venditore di duri di menta ricama la grossa matassa fragrante dello zucchero, mentre i ragazzini perdono l’acqua dalla bocca sdentata, travolti dalla passione dell’attesa.
Il cantastorie fa morire di rabbia un venditore d’ombrelli che ha il banco accanto. La gente si pigia intorno all’uomo che, aiutandosi con una vecchia chitarra, canta la storia di una povera ragazza sedotta ed abbandonata, il calvario, la vendetta giusta, il suo carcere ingiusto. Cadono le lacrime e tutti strappano di mano alla orribile vecchia, che distribuisce la storia a un ventino l’una, i fogli della tragedia. L’ombrellaio non si raccapezza, dice che la gente ha perduto la testa: un ombrello, un ombrello, che anche capovolgendosi per il vento si può raddrizzare, a otto lire soltanto, ma nessuno lo ascolta. Un gruppo di ragazze in cerchio cercano di ricordarsi il motivo della tragedia.
Domani, dopodomani i versi, che esaltano l’amore e il delitto della ragazza, conosceranno gli echi di tutte le nostre colline, andranno di balza in balza, e per accompagnamento avranno il belare delle pecore e il muggire delle mucche.
Amilcare Giovannini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2002
