| Il '48 in Mugello, altri tempi
ricordi mugellani di un periodo di aspra contrapposizione
Alla vigilia del 50º Anniversario del 18 aprile 1948, data storica per l'Italia repubblicana, il giorno delle elezioni politiche che videro la vittoria della DC sul Fronte Popolare -formato da socialisti e comunisti-, prevedendo le numerose rievocazioni che sarebbero venute da più parti su quell'avvenimento, anche "Il filo" pensò di intraprendere una "ricerchina" su quei tempi. Sarebbe stato utile, si pensò, raccogliere dati e testimonianze di mugellani su quel periodo molto particolare. Mezzo secolo comporta il passaggio dalla cronaca alla storia. E gli eventi sono stati tali da rimuovere ogni possibile dubbio nel giudizio da darsi sulle elezioni della prima legislatura repubblicana. Abbiamo trovato invece molte ritrosie, ricordi sfumati o
volutamente confusi, gentili rifiuti alla richiesta di rievocare quell'epoca, insieme alla
difficoltà oggettiva della scomparsa di molti protagonisti di quegli anni: e quasi
avevamo rinunciato ad occuparci di questo argomento. Poi però, alla soglia dell'anno del
cinquantesimo, ci siamo detti: perché no? In fondo le testimonianze raccolte -delle quali
ringraziamo le persone che ci hanno offerto la loro disponibilità- danno conto del clima
di un'epoca che certo non possiamo giudicare con la mentalità di oggi, ma che sicuramente
vide, al di là di un confronto aspro tra gli opposti schieramenti, la vitalità di un
Paese che esprimeva impegno e voglia di partecipazione. Allora votò il 92,2% degli aventi
diritto, con una passione civile che corrispondeva all'importanza della posta in gioco.
Ricorda ad esempio Enzo Biagi: "Il 18 aprile 1948 è stato un momento decisivo per la
nostra storia. C'era da scegliere tra due mondi e alle spalle avevamo degli esempi poco
incoraggianti. A Praga Jan Masaryk cadeva, o era buttato, da un balcone. Con lui moriva
anche la libertà della Cecoslovacchia. Forse è il momento di riconoscere i meriti del
professor Gedda, dei Comitati Civici e, perfino, delle Madonne che muovevano gli occhi
come per dire: "Teneteli aperti"." Fu uno scontro durissimo, e un clima pesante, dove alla politica si sovrapponevano l'ideologia e la religione, ed anche uno spirito e un vocabolario mutuato dalle vicine esperienze di guerra: così si racconta, ad esempio di "campionati delle bestemmie" e, peggio, dell'ammonimento che militanti comunisti solevano rivolgere, a Borgo San Lorenzo, ai loro avversari: riferendosi agli alberi piantati nel paese, dicevano che essi, cresciuti, sarebbero stati usati per impiccarli, e che ad ogni albero corrispondeva un nome. Tanto che, ci è stato raccontato, quando uscirono i risultati, diversi compagni tagliarono la corda -qualcuno si nascose sul Monte Giovi-, temendo vendette e contrappassi.
BORGO S.LORENZO - DICOMANO La signorina Agnese ed altro Un ruolo speciale, nella propaganda dc lo ebbe senz'altro la signorina Agnese Materassi: lo ricorda Vittoria Banchi, che rivede anche la signorina affacciata alla sua "finestra sul mondo" che dava sui giardini di piazza Dante. Da lì e dalla panchina verde davanti a casa, chiamava le tante persone che conosceva, le faceva mettere a sedere accanto a lei e le catechizzava -sì, è la parola giusta- a dovere. Bastiano Scappini, anche lui borghigiano, ricorda ancora
bene un episodio di scontro verbale: "Accadde che il capogruppo del PCI Pietro
Corsinovi accusò i democristiani di aver buttato i comunisti fuori della finestra, ma,
aggiunse, noi vi rientreremo trionfalmente dalla porta, che sarete voi ad aprirci; e il
prof. Antonio Cassigoli, capogruppo dell'opposizione dc replicò duro: "Noi non
saremo mai i vostri lacchè!" Enrico Lapucci ha infine un ricordo di Dicomano: "I contadini della zona, in attesa dei risultati che ritenevano a loro favorevoli, avevano preparato una gran cena, e si erano autotassati, portando ognuno una gran quantità di generi alimentari. Ma più grande fu la loro delusione. Fu comunque un momento importante. Dallo scontro del 1948 ebbe inizio la pacificazione, secondo le caratteristiche del nostro modo di essere, alla fine conciliante, con la rinuncia, da tutte le parti, della vendetta e della ritorsione. Clicca sul manifesto: Volti Garibaldi e appare... FERDINANDO BACCI - SAN PIERO A SIEVE "E' difficile parlare di quegli anni, si rischia di non
essere compresi." E' questa la preoccupazione di Ferdinando Bacci, il Maestro Bacci
come è conosciuto a San Piero, quando gli chiediamo di riandare con la memoria al 1948.
Rientrato dalla tremenda esperienza del campo di concentramento, si adoperò per
contrastare l'ipotesi di una vittoria della sinistra. MARIO CALZOLAI - BORGO SAN LORENZO Mario Calzolai nel 1948 aveva vent'anni ed ha un bel ricordo
di quel tempo, soprattutto perché erano gli anni della giovinezza, che ha sempre i colori
della speranza e dell'entusiasmo. "Militavo nel partito socialista -ricorda-,
cercando di dare il mio contributo alla vita della sezione locale. E ci tengo a dire che
malgrado tutto quello che è successo in seguito, non mi considero un "pentito",
e il mio cuore batte ancora per l'ideale socialista". Sul '48 Calzolai non ha episodi particolari da rievocare: "Ricordo comunque che si stava lentamente attenuando quel clima di euforica fratellanza che si era creato subito dopo la Liberazione, ed i due partiti principali, DC e PCI si stavano attestando su posizioni rigidamente contrapposte. Ricordo gli accesi e affollati comizi elettorali, le gare ad imbrattare i manifesti degli avversari, e gli scontri, ma soltanto verbali. Anche il giorno dell'attentato a Togliatti a Borgo ci furono delle agitazioni, che fortunatamente non degenerarono. Dicono che la vittoria di Bartali al Tour fosse stata determinante per calmare le acque; ripensandoci però mi sono convinto che ciò sia vero solo in parte, perché anche l'ordine dato dallo stesso Togliatti e dalla classe dirigente del PCI di cessare ogni agitazione contribuì decisamente a pacificare gli animi". NELLO MARGHERI - BORGO SAN LORENZO
Un ultimo ricordo, che bene ritrae la passione politica di allora: "A Panicaglia assistevo a un dibattito: di fronte un esponente del Fronte e uno della DC. E questo contraddittorio durò così a lungo, fino a notte fonda, che alla fine furono i carabinieri che dissero agli organizzatori di far smettere i due oratori, perché loro volevano andare a dormire!" LUIGI TAGLIAFERRI - LUCO Luigi Tagliaferri ha vissuto il '48, da giovane
democristiano, nell'"oasi bianca", così la definisce lui stesso, di Luco di
Mugello e il ricordo di quei tempi è ancora vivo: "Una caratteristica di quella
battaglia elettorale furono le guerre dei manifesti: squadre di giovani li attaccavano
dappertutto, senza alcun limite. Mancava la colla e allora usavamo farina di grano
integrale e ne facevamo dei gran bidoni, perché la quantità di manifesti affissi era
incredibile. Ricordo che all'incrocio delle qauttro strade, qui a Luco, riuscimmo ad
attaccare un manifesto enorme, che prendeva la facciata di 3-4 case: "Due grandi
forze -c'era scritto- si contendono l'avvenire: CRISTIANESIMO e marxismo".
Servizio a cura di Donatello Bruschi, Paolo Guidotti e Giacomo Ossadi © il filo, dicembre 1998 |


VINSE
LA LIBERTA'
Cose che appartengono
al passato, grazie a Dio, ma che neppure è giusto cancellare. Se può essere
comprensibile la tendenza, in passato, a minimizzare o addirittura cancellare la data del
18 aprile 1948, per non urtare la sensibilità degli sconfitti, è pure importante non
dimenticare: primo perché settarismi e intolleranze non sono merce del tutto estinta, ed
è bene che la storia sia davvero maestra di vita; secondo perché si tratta di una
vicenda storica importante, che ha inciso fortemente nella storia successiva, garantendo
anni di pace e di libertà. Per questo, al di là degli anniversari, non sarebbe male fare
ricerche storiche serie, anche di tipo locale, su tale periodo: per altri eventi molte
risorse e molti finanziamenti sono stati spesi. Anche al '48 e ai suoi protagonisti si
potrebbe dedicare qualche studio e ricerca; come riconoscimento per tutti coloro che, in
quel frangente, si spesero con passione ed intelligenza, a servizio di tutti.

"Eravamo pochi, vennero anche persone
da fuori a darci una mano. Venne fatto un grande uso dei manifesti, manifesti meschini nei
quali gli avversari venivano raffigurati come animali. Manifesti che venivano staccati e
sostituiti con quelli della parte avversa". E l'esito delle elezioni come fu vissuto?
" Da noi con un grande sollievo, dai sostenitori del Fronte quasi con incredulità
tanta era la loro fiducia nella vittoria. Dovendo sintetizzare direi che la Chiesa e le
donne salvarono l'Italia: il voto alla DC venne infatti dal mondo cattolico e dalle donne,
e questa vittoria elettorale scongiurò chissà quali conseguenze per una nazione che era
ancora "occupata" dagli americani e che i trattati internazionali assegnavano
all'area di influenza occidentale".
Qui
in Mugello il Fronte Popolare era convinto di avere la vittoria in tasca: lo dice Nello
Margheri, militante comunista borghigiano: "Ai nostri comizi -spiega- c'era
tantissima gente, e il seguito popolare ci appariva molto forte. Ricordo ad esempio la
chiusura della campagna elettorale a Borgo: il Fronte chiuse con un comizio in piazza del
Popolo, con il prof. Cesare Luporini: veniva da Luco, dove già aveva tenuto un comizio,
ed arrivò con un certo ritardo, quando già la piazza era stracolma, tanto piena che se
si fosse buttato un cece in aria, non sarebbe caduto in terra. Eravamo naturalmente molto
soddisfatti, e ricordo ancora che vedemmo passare due giovani democristiani, Bastiano
Scappini e l'avv. Marcello Vallini, e si sentì la voce sonora di Bastiano che commentava:
"Ma guarda quanti sono!". In verità il comizio non fu molto applaudito:
Luporini era un oratore colto, con modi fini che non riuscirono ad infiammare la piazza
che si aspettava piuttosto delle pistolettate, verbali s'intende, contro i democristiani.
Poi, mentre tornavo a casa, passai davanti al cinema Martinelli, dove dalla terrazza
parlava l'oratore DC: ad ascoltarlo erano in pochissimi: rincasai tranquillo, vinceremo a
mani basse, tanto più che dalle sezioni delle città arrivavano buone notizie e si
attendeva il cosiddetto "vento del Nord" che invece purtroppo non ci fu".
Margheri la sconfitta la spiega così:
"All'interno del Fronte Popolare c'erano posizioni diverse non mancavano, diciamo
così, gli estremisti: a Luco ad esempio capitava che all'uscita della Messa militanti del
Fronte apostrofassero in malo modo le persone che uscivano dalla chiesa. E anche quando,
dopo le elezioni, venne qui Alfredo Puccioni, della Direzione centrale, per fare un
resoconto dei risultati e poi per capire come neppure in Mugello la vittoria fosse stata
quella attesa, e ci disse che era stata fatta una campagna elettorale troppo settaria,
troppo dura, che aveva suscitato sconcerto e paura della dittatura. Allora ripensai a
quella piazza affollatissima a Borgo: lì c'era tanta gente, ma in fondo la gente era
rimasta a casa, non si era esposta politicamente, ma aveva votato per la DC".
A volte
tra squadre di attacchini non mancavano gli scontri: come accadde una notte a Borgo San
Lorenzo quando un gruppo di militanti dc stava attaccando manifesti sulla parete più alta
della vecchia pretura, in piazza del Popolo. Allora stracciare o coprire i manifesti degli
avversari era una pratica frequente, e per quest tutti si cercava di metterli più alto
possibile. E quella volta, dotati di una grande scala, li stavano attaccando quasi
all'altezza del tetto. Ma passarono quelli del Fronte Popolare e iniziò una zuffa; e
qualcuno tirò giù la scala, sulla quale in cima stava un malcapitato attacchino. Andò
bene che se la cavò solo con qualche frattura".
Le gare non erano solo per
i manifesti, ma anche per i comizi: "Una sera -ricorda ancora Tagliaferri- la DC
aveva indetto a Luco un comizio: l'oratore, non ricordo chi fosse, parlava dalla finestra
di casa mia. I comunisti quando seppero di questo comizio ne convocarono uno anche loro,
in piazza Borghigni, stesso giorno, stessa ora. Allora si parlava con i megafoni e le voci
dei due comizi si sentivano entrambe, ed era tutto un alzare il volume delle proprie
trombe, finché non si riuscì a sentire né l'uno né l'altro".