L’omelia dell’Arcivescovo di Firenze a Barbiana
Don Milani camminava avanti
Essere qui con voi, a Barbiana, nell’anniversario della morte di don Lorenzo
Milani – il 42° anniversario – per me arcivescovo di Firenze da pochi mesi,
assume un significato particolare. Sento di rappresentare
Vorrei avvicinarmi a lui soprattutto cercando di coglierlo nella
sua dimensione di prete, di uomo di fede: prete fiorentino, prete della nostra
Chiesa, suo patrimonio prezioso. Su questa sua natura di prete vorrei insistere,
certo di non allontanarmi dalla sua intenzione profonda. Lo avvertiva anche la
sua mamma, Alice Weiss, in un’intervista a P. Nazareno Fabbretti, tre anni dopo
la morte di don Lorenzo. Lei, che pur si dichiarava atea, si esprimeva così: «Mi
preme soprattutto che si conosca il prete, che si sappia la verità, che si renda
onore alla Chiesa anche per quello che lui è stato nella Chiesa e che
Proprio per questa fedeltà alla sua figura sacerdotale, le mie parole non
possono che muovere dalla Parola di Dio
Qui occorre fermarci per riflettere su questo primato dell’iniziativa di Dio
nella strada della salvezza. «Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi», dirà
Gesù ai suoi discepoli (Gv 15,16). Non si può capire nulla di don Lorenzo se si
omette questa radice. Anche nella sua vita c’è questo punto di partenza che ne è
la chiave di lettura fondamentale: la sua vocazione alla fede e poi al
sacerdozio nel pieno della giovinezza, il suo incontro con il Signore. Questa
chiamata alla fede cui risponde con totalità e con fedeltà spiega tutto della
sua vita, spiega anche come egli non si sia ritratto neanche nei momenti
difficili con la sua Chiesa. È la chiamata e la risposta della fede che spiegano
anche le sue scelte più forti, anche il suo lasciare le agiatezze della famiglia
per darsi tutto ai bisognosi. (...)
Don Milani è un convertito. Sulla sua conversione ha sempre mantenuto estrema
riservatezza, come era nel suo stile. Valutando lo spessore profondo della sua
umanità, della sua intelligenza, della sua cultura, della sua sensibilità,
dovremmo dire che egli è un “grande convertito”. E dei grandi convertiti ha
probabilmente tutte le caratteristiche, compresa la scomodità. Certo la sua vita
è una vita di fede, una fede senza fronzoli, autentica, accompagnata da forti
esigenze etiche. Risuona bene per lui l’invito che abbiamo sentito fare da Dio
ad Abramo nel momento in cui gli si rivela: «Cammina davanti a me e sii
integro». E don Milani è un convertito a Gesù Cristo. Dirà don Bensi, col suo
linguaggio particolarmente vivo ed efficace, un linguaggio davvero fiorentino,
in una testimonianza che mi sembra tanto bella: «Incontrare Cristo,
incaponirsene, derubarlo, mangiarlo, fu tutt’uno. Ecco: fino a pigliarsi
un’indigestione di Gesù Cristo».
(...) Ma (...) il rapporto con Dio non si diluisce in una vaga spiritualità,
prende carne nel corpo stesso dell’uomo.
Di questa concretezza storica della fede don Milani è stato un grande testimone,
aiutando
Ho cercato di mostrarvi il segreto della fede che ha animato sempre la vita di
don Milani. Ma so che non posso andare via da qui se non rispondo anche ad
un’altra domanda: Perché
Giuseppe Betori
Arcivescovo di Firenze
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2009

