UNA MANIFESTAZIONE CHE NON TUTTI CONOSCONO
Aringhe... a Firenzuola

Non è nota come meriterebbe la “Festa dell’Aringata” di Firenzuola, organizzata dai giovani della Pro-Loco. Una manifestazione che ormai ha una lunga tradizione, rinverdita da pochi appassionati firenzuolini che da tempo la fanno rivivere.
Fin
dalle origini –nell’Ottocento?- l’Aringata consisteva in una sfilata
di carri allegorici per le vie del paese con figuranti in costume a
tema libero, seguita da una “scampagnata” con relative bevute fino
alla località Tinti, dove c’era un’osteria (altre volte la
scampagnata fuori porta arrivava fino a Coniale, con sosta
all’osteria di Giannetto, e sulla via del ritorno a San Pellegrino,
alla bottega di Giuseppe Malavolti detto Geppola); infine il ritorno
a Firenzuola per chiudere la festa con qualche ubriaco in più.
La
manifestazione, ogni anno, si teneva il primo giorno di quaresima
–detto San Grugnone- “dando inizio a un periodo di penitenza –così
raccontano a Firenzuola (un modo in verità un po’ strano per far
penitenza quaresimale!)- e remissione dei “peccati”, come liti fra
paesani e attriti con i familiari. E come simbolo di penitenza, e
simbolo dell’evento, si prese l’aringa, alimento povero ma durevole
nel tempo, tale da essere consumato tutto l’anno; ed era
consuetudine dei commercianti firenzuolini recarsi nelle campagne
per vendere o scambiare le aringhe con uova, polli, conigli,
formaggi e selvaggina. La festa dell’Aringata fu sospesa per un
decennio, tra il 1937 e il 1947, per essere ripresa nel 1948, e si
decise poi di spostarne la data in primavera, per esporla meno al
rischio dell’inclemente tempo invernale.
L’edizione 2007 ha visto tanta parte di Firenzuola in piazza, alla sfilata dei carri che hanno attraversato corso Villani. Tanti riferimenti locali –ben comprensibili soprattutto per i firenzuolini- critiche caustiche contro il comune, una certa dose di goliardia (con qualche carro... vietato ai minori), un buon numero di partecipanti sui carri, tutti costruiti in proprio. Poi tante aringhe, vino e allegria, per esprimere la soddisfazione di tener viva una tradizione allegra e caratteristica.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2007

