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La copertina di questo mese
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L'ANTICA STORIA
DEL CROCIFISSO DEI MIRACOLI A BORGO S.LORENZO

Bona, Ausone
e il Crocifisso

A Borgo San Lorenzo c'è il Santuario del "Crocifisso dei miracoli". Si dice che questo crocifisso, il primo miracolo lo facesse appena arrivato, tanti anni fa. Quando?

Seicento anni fa viveva a Borgo San Lorenzo una fanciulla molto disgraziata: era storpia, muta e cieca fin dalla nascita. Come si chiamava? La storia dice solo che si chiamava Bona ed era "figlia di Giovanna di Mugello": un po' poco. Ma è un poco che dice abbastanza: sicuramente era una povera creatura senza padre, dal momento che non è nominato, ma con una mamma forte e coraggiosa per due, dato che non aveva piantato in asso la bambina e certo lavorava per mantenerla, visto il mucchio di guai che si ritrovava addosso.

A quel tempo la vita per una donna sola non era facile, figurarsi con una figlia in quelle condizioni.

Immaginiamoci allora di tornare indietro di seicento anni e avviciniamoci alla finestrina di una stanza a terreno di una via qualsiasi. Sant'Andrea? Malacoda? Come volete.

Dietro a quella finestra passa le sue giornate la povera Bona, seduta su di una seggiolina perchè se fa pochi passi sbilenchi è subito stanca e poi dove va, se non ci vede? E con chi può parlare, se è muta? La storia non dice che sia anche sorda e allora diamole la consolazione di sentire la voce della mamma, il canto del suo fringuellino, il piffero di Ausone e le campane di Pieve. Chi è questo Ausone che suona il piffero?

E' il grande amico di Bona; è l'unico ragazzo che la viene a trovare. La storia dice che si chiama Ausone di Cambino, ha dei problemi ad una gamba e se ne va in giro zoppicando (come dice la storia) e suonando il piffero (questo l'ho aggiunto io per rallegrare la vicenda).

Ausone e Bona, visto che non possono lavorare, appartengono alla categoria dei "miserabili" (quelli che hanno sempre bisogno del sussidio del comune, oggi come seicento anni fa) e quindi passano la giornata a chiaccherare.

O meglio chiacchera soltanto Ausone e in questo modo anche Bona riesce a vedere quello che succede e a sapere tutte le notizie più importanti come le nascite, i matrimoni, le fughe, i tradimenti, i litigi della gente del paese.

In questo periodo hanno tutti e due paura di ammalarsi perchè c'è in giro un gran frullìo di gente che passa dal Mugello per andare a Roma in occasione del Giubileo e dicono che con tutta questa confusione è arrivata anche la peste, una brutta malattia che ti porta al cimitero in un batter d'occhio.

Bona non può parlare, ma stringe la mano di Ausone per fargli capire quanto ha paura e allora lui tira fuori il piffero e le fa una sonatina per farla stare tranquilla.

Un giorno che se ne stanno così, come al solito e Ausone guarda e parla per due, ad un certo momento s'interrompe e dice a Bona: "Ehi, attenta che arriva una processione di Bianchi, li senti come gridano?"

E in fondo alla strada si vede spuntare un Crocifisso e dietro della gente in cappa bianca, un po' agitata, che si picchia con delle cordicelle tutte nodi che devono fare un gran male ma loro non ci pensano neppure tanto sono intenti a gridare a tutta canna: "Pace, misericordia, perdono!"

Ma si capisce poco perchè non devono essere nostrali.

Difatti il giorno dopo Ausone, che è andato in giro per raccogliere informazioni, racconta alla ragazza che si tratta di un gruppo di Alemanni che passano da Borgo, direzione Roma, e hanno trovato un posto per dormire. All'osteria? No, i pellegrini sono ospiti dei Battuti di Borgo, visto che hanno gli stessi gusti e mangiano insieme a pane ed acqua.

"Ma -sussurra preoccupato Ausone- sembra che anche tra loro ci sia questo guaio della peste e ne sono già scemati parecchi."

"E te che dici, Bona?" prosegue tanto per distrarla "Ci andresti a Roma per il Giubileo del 1400? Se vuoi ti ci porto io, ti faccio un carrettino di legno e via".

Ma Bona fa cenno di no con la testa, tante volte, perchè ha paura di lasciare la sua seggiolina alla finestra, il suo fringuellino e soprattutto la sua mamma.

Dopo qualche giorno Ausone torna di corsa e si capisce che scoppia dalla voglia di dare una notizia grossa. "Lo sai che è successo? Quei pochi stranieri rimasti vivi se la sono data a gambe e non ci sono più. Ma ci pensi, Bona? Avevano tanta furia di scappare che si sono anche dimenticati il Crocifisso! Altro che misericordia! E sai dove l'hanno lasciato? Nella cappellina di Sant'Andrea, lì, da una parte. Tutti andavano a vederlo e allora ci sono andato anch'io e mi sembra piuttosto bello!"

Allora Bona gli stringe forte la mano, una, due, tre volte.

"Che dici? Lo vorresti vedere anche te? Che grullo, voglio dire: lo vorresti toccare, vero? Perchè, giusto, anche solo a toccarlo tu lo capisci che è bello. E va bene, ti ci porto, lo trovo io il sistema."

Così il giorno dopo la gente di Borgo vede passare una piccola processione. C'è Ausone di Cambino, con la gamba storta, che si affanna a tirare un carretto di legno e dentro c'è Bona tutta vergognosa e piena di apprensione e dietro a tutti e due c'è la mamma Giovanna che non se l'è sentita di lasciarli andare soli e guarda i compaesani allargando le braccia come a voler dire: Guardate che si deve fare per accontentare i figlioli.

Quando arrivano a Sant'Andrea, il Crocifisso abbandonato è circondato dalla Compagnia de' Battuti e c'è anche il Pievano del Borgo a rimirarlo, un po' perplesso.

Da principio quel piccolo corteo sembra infastidirlo, ma poi si commuove vedendo Bona sgranare quei suoi occhi senza vita e allungare le braccia per toccare. E le avvicina il Crocifisso perchè lo baci e d'accordo, lo può fare anche Ausone, ma stiano attenti a non sciuparlo, mi raccomando.

E la storia dice che Ausone si inginocchiò con la gamba tornata dritta e sana e Bona, alzandosi in piedi, disse: "Grazie, perchè ora vedo che sei davvero bello."

Mentre la mamma Giovanna fece come tutte le mamme quando sono contente: si mise a piangere a dirotto.

Nicoletta Martiri Lapi

il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 1998
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