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 arte - cultura
IL TESORO DEL CONVENTO DI BOSCO A’FRATI
Il Cristo del Donatello

Il Crocifisso esposto a Bosco a'FratiMalgrado si tratti di una delle più note ed importanti opere d'arte ancora oggi presenti nel Mugello, non sarà forse superfluo dedicare attenzione allo splendido crocifisso ligneo del convento di Bosco ai Frati, attribuito alla straordinaria mano di Donatello.

La scultura lignea fu rinvenuta nel 1953 nei locali del convento di Bosco ai Frati, ma la sua più antica traccia documentaria è rinvenibile nella cronaca di fra' Giuliano Ughi della Cavallina, ove, a proposito dei notevoli danni provocati dal terremoto del 1542, si menziona anche il crocifisso di Bosco ai Frati. Successivamente alla sua scoperta, Mario Salmi attribuì la scultura a Michelozzo, artista al quale è legata la ristrutturazione del complesso conventuale di Bosco ai Frati, su incarico di Cosimo il Vecchio dei Medici.

Alessandro Parronchi, invece lo attribuì decisamente a Donatello (Firenze, 1386-1466), uno dei più grandi scultori della storia dell'arte. Inoltre, lo studioso propose di riconoscere proprio in questo crocifisso, e non in quello di Santa Croce, come tradizionalmente ritenuto, quello criticato dal Brunelleschi, (secondo un noto aneddoto, narrato da Vasari) per il quale Donatello avrebbe messo in croce un contadino e non il salvatore del mondo.

Lo stesso Brunelleschi poi per dimostrare come si dovesse correttamente e dignitosamente raffigurare Cristo crocifisso, avrebbe scolpito il meraviglioso, raffinatissimo crocifisso della basilica di Santa Maria Novella. Margrit Lisner, nel suo lavoro sui crocifissi toscani, avanza l'attribuzione del crocifisso dei Bosco ai Frati allo scultore Desiderio da Settignano (c. 1430-1464), allievo dello stesso Donatello, ma incline a maggiori delicatezze e morbidezze, rispetto al vigore plastico del grande maestro.

Riguardo alla cronologia di questa scultura, il Parronchi ritiene che debba essere collocata verso la fine degli anni '20 del XV secolo mentre recentemente Antonio Natali pensa agli anni intorno alla metà dei secolo, sulla base delle tangenze che egli evidenzia proprio con le opere donatelliane di quel periodo, come la 'Maddalena penitente' del museo dell'Opera del Duomo a Firenze. In effetti, pur senza considerare il drammatico volto del Cristo, fortemente danneggiato dal terremoto del 1542, la scultura è dotata di un crudo e drammatico realismo; le membra emaciate e scarnificate, hanno gli evidenti segni della sofferenza e della morte, che ha reso il corpo pesantemente abbandonato sul legno della croce. Il tragico e realistico Cristo crocifisso sembra, dunque, richiamare potentemente il grande nome di Donatello, nella fase estrema della sua attività, nome reso più che plausibile dall'altissima qualità artistica della scultura, il cui vigore anatomico, pur privo della potente monumentalità di esempi precedenti come i crocifissi di Santa Croce e dell'altare del Santo a Padova, rende l'opera di Bosco ai Frati una dolente riflessione sulla morte e sul destino dell'uomo.

Si tratta, dunque, di una splendida testimonianza dei nostro passato e della nostra cultura, la cui muta presenza nobilita ulteriormente la terra del Mugello e la sua storia.

Marco Pinelli

© il filo, Idee e notizie dal Mugello,  Maggio 1993
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