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La copertina di questo mese
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CHIESA

ALLA SCOPERTA DI UN TESORO NASCOSTO

 

Apertura eccezionale del Monastero Domenicano di Borgo San Lorenzo

Brillano gli occhi dalla gioia al l'assessore alla Cultura di Borgo San Lorenzo, Patrizia Gherardi, quando presenta l'iniziativa preparata per celebrare il quinto centenario della morte di Girolamo Savonarola e se ne capisce la ragione: la Regione Toscana ha inserito il Comune borghigiano nel progetto di rivisitazione della figura e del pensiero savonaroliano con l'obiettivo di valorizzare i luoghi legati alla religiosità e alla tradizione culturale dell'Ordine domenicano. Tra i luoghi che segnano l'itinerario dedicato al famoso frate ferrarese (Firenze, Fiesole, Prato, Pistoia, Pisa, San Miniato, San Cimignano, Poggibonsi, Siena, Bibbiena e Montepulciano) c'è infatti anche il monastero di Santa Caterina di Borgo San lorenzo. E non è un caso, perché il Savonarola (pochi lo sanno ed è una delle tante scoperte che ha fatto il gruppo di studiosi incaricati di preparare l'iniziativa) aveva nel Mugello non pochi seguaci, primo fra tutti il Pievano Damiano di Biagio de’ Manti da Imola, fondatore del monastero di Santa Caterina e poi anche un altro pievano, ser Agostino Campi, senza contare tutti gli altri frati savonaroliani nati nella nostra zona (l'esperta che ha frugato tra gli archivi dei conventi domenicani ne ha trovati ben 51). Per l'occasione presenteremo un volume che ricostruisce non solo la nascita del monastero - afferma Gherardi - ma anche l'illustrazione di opere d'arte rimaste sconosciute per tanti anni, insieme a documenti di inestimabile valore storico. Le suore hanno custodito in quasi cinque secoli potuto apprezzare e che conserva un cospicuo materiale documentario in gran parte inesplorato (vi sono anche pergamene, bolle papali del Cinquecento, manoscritti e libri antichi a stampa), oltre a quadri e oggetti devozionali che vengono in parte proposti all’attenzione dei cittadini di Borgo San Lorenzo e di tutti i visitatori in un ambiente che pochi hanno potuto apprezzare e che conserva ancora la bellezza e l'armonia dei passato".

Insomma, nel cuore dei centro storico di Borgo San Lorenzo si trova una vera e propria "cittadella spirituale" (come l'ha definita padre Orlandi in una pubblicazione dei 1956), circondata dal rispetto e dalla venerazione dei borghigiani, che però fino a pochi anni fa non vi sono mai potuti entrare a causa dei regime di stretta clausura a cui le suore si erano sottoposte. Il complesso monastico, abbastanza vasto, comprende il chiostro, il loggiato, gli orti, gli ambienti interni, come il coro o il grande refettorio. Esso non ha subìto la triste sorte di altre istituzioni ecclesiastiche che furono soggette alle soppressioni ottocentesche (sia quelle napoleoniche che dei neonato Stato italiano) e che videro dispersi tesori custoditi per secoli dai religiosi con cura devota e gelosa. Oggi questo patrimonio c'è ancora e viene offerto all'attenzione di curiosi e intenditori che lo potranno pienamente apprezzare in quanto viene inquadrato in un'interessante iniziativa culturale che mira a recuperare i valorizzare tutti gli aspetti della nostra memoria storica. "il passato storico, più o meno recente, non deve essere cancellato o nascosto poiché solo attraverso la sua lettura si può trovare la nostra più profonda identità", conclude l'assessore Gherardi e non nasconde una certa soddisfazione per essere riuscita a portare in fondo non senza fatica questa complessa operazione culturale con il concorso delle istituzioni interessate (Regione Toscana, Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, Ordine dei Padri Domenicani, Comunità Santa Caterina di Borgo San Lorenzo, Congregazione Suore Domenicane dello Spirito Santo, Parrocchia di San Lorenzo) e dei tanti collaboratori che ci hanno lavorato.

A cura di Adriano Gasparrini

 

Un Monastero ricco d'arte

 

La pieve di San Lorenzo e il monastero domenicano di Santa Caterina sono legati da una storia secolare sin dal 1 51 5. Per questo importanti dipinti che arricchiscono attualmente gli altari della chiesa hanno riferimenti e connessioni con l'Ordine di San Domenico. Nel monastero si conserva un patrimonio di grande consistenza e soprattutto di grande qualità, solo in parte conosciuto per una ragione molto semplice: la clausura ha impedito l'accesso del pubblico e di conseguenza la visione degli antichi dipinti e dei preziosi manoscritti.
L'apertura programmata nel mese di settembre-ottobre 1997 per le celebrazioni savonaroliane e l'esposizione di alcuni dipinti e manoscritti di proprietà dei monastero permetteranno a tutti di prendere contatto con la storia di questo luogo e le sue opere d'arte, originariamente sparse in ambienti diversi (biblioteca, coro, corridoio dei dormitorio, cappella). "I dipinti sono opere di notevole interesse e meriterebbero tutti di essere sottoposti ad un accurato restauro per garantirne la conservazione", afferma Matilde Simari, responsabile di zona della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici. "Con i fondi ministeriali abbiamo finanziato il completo restauro di una croce lignea sagomata dipinta della prima metà del Cinquecento, raffigurante un Cristo crocifisso; che si presentava assolutamente illeggibile e oggi ha recuperato la delicatezza delle cromie e delle ombreggiature e la leggibilità del modellato della figura dei Cristo". Per gli altri dipinti il Comune di Borgo San Lorenzo ha provveduto a finanziare elementari interventi di manutenzione indispensabili all'esposizione delle opere, ma ci si augura che la riscoperta di queste opere possa stimolare iniziative finalizzate al loro completo recupero.

Con la guida di Matilde Simari esaminiamo brevemente questi inediti dipinti del monastero di Santa Caterina: bisogna innanzitutto citare un bel dipinto su tavola con la Madonna coi Bambino e San Giovannino da assegnarsi a Michele di Ridolfo, lo stesso pittore che eseguì la tavola con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina (databile 1564), ora collocata sull'altare della Cappella dei monastero. Si può supporre che nello stesso periodo il Tosini eseguisse anche la tavola con la Madonna col Bambino e San Giovannino, tipica della sua maniera per i panneggi di rigida consistenza e per il paesaggio con architetture presenti nello sfondo. Del resto anche l'Annunciazione con la raffigurazione dei Padre Eterno nella zona superiore, che si trova posta all'altare dei coro delle monache, altro dipinto su tavola di notevole interesse, è assai vicino ai modi di Michele di Ridolfo e si può forse ipotizzare l'esecuzione di uno dei suoi più stretti allievi e collaboratori, Francesco Brina.
Abitualmente poste nel coro sono due tele di formato rettangolare con la flagellazione di Cristo e Cristo coronato di spine che rammentano lo stile di Francesco Curradi, noto e prolifico pittore fiorentino attivo nella prima metà dei Seicento, e una bella tela con Santa Caterina che beve il sangue dal costato di Cristo che mostra un solido impianto disegnativo e una purezza cromatica affini ai modi pittorici di Santi di Tito.
Infine vanno almeno ricordati una tela dei XVI secolo con San Ciroiamo nel deserto e due tele che rammentano l'appartenenza all'Ordine Domenicano: un devoto San Domenico dei XVII secolo e un San Tommaso d'Aquino degli inizi dei XVII secolo.
Un programma di restauri e valorizzazione dei patrimonio dei monastero domenicano sarebbe il logico completamente della campagna di restauri iniziata già da diversi anni per le opere d'arte della pieve di San Lorenzo: la bella tela di Matteo Rosselli con la Vergine che intercede presso Cristo e i Santi Domenico e Francesco, firmata e datata 161 5, e la soprastante lunetta col Padre Eterno, la lunetta con Annunciazione assegnata a Iacopo Vignali, posta al di sopra della bella tela del Vignali con la Vergine e quattro Santi, la grande tavola centinaia con la eposizione di Cristo di Cesare Velli, firmata e datata 1591, la croce sagomata dipinta raffigurante Cristo crocifisso di ambiente di Lorenzo Monaco (forse vicina al maestro di Santa Verdiana?) e, per ultimo, il bel Cristo crocifisso ligneo policromato che è tornato nell'abside della pieve dopo ben 37 anni di deposito.

 

Mugello savonaroliano

Non è sicuro se la notte dei 9 aprile 1498, quando gli Arrabbiati Nassaltarono il convento di San Marco riuscendo a metter le mani addosso al Savonarola, si trovassero di fronte anche lacopo da Firenzuola, certo è che fu accusato di aver ucciso "più huomi . ni . " per difendere il profetico frate e che fu catturato solo perché gli Otto di Guardia pagarono una spia affinché lo consegnasse nelle loro mani: quest'uomo del contado doveva quindi essersi davvero schierato dalla parte di fra Ciroiamo e non era certamente il solo, -come dimostra lo storico padre Armando Verde, uno dei più qualificati studiosi savonaroliani che scrive: "Nel Mugello l'ideale era già penetrato perché lo stesso Savonarola aveva dato l'abito ad alcuni giovani del Mugello, sia perché alcuni cittadini provenienti da questo contado erano diventati suoi seguaci". Ne fanno fede i medaglioni tracciati da Elettra Giaconi e raccolti nel volume sul convento di Santa Caterina realizzato dal Comune di Borgo San Lorenzo e presentato il 20 settembre 1997.
Il movimento savonaroliano nel Mugello ha caratteristiche proprie, non facilmente riscontrabili altrove: la notevole fioritura vocazionale non si concretizza soltanto nella decisione di abbracciare la vita religiosa in convento ma anche nella decisione di vivere secondo l'ideale della umiltà savonaroliana nell'esercizio della propria professione oppure nell'esplicazione di un intenso apostoi . ato sacerdotale e religioso.
Savonaroliani furono ser Carlo da Firenzuola, notaio, il cui figlio vestì l'abito domenicano, Paolo di Antonio da Borgo San Lorenzo, che si fece ugualmente domenicano assumendo il nome di Basilio; savonaroliani furono altresì il pievano Damiano, fondatore dei monastero di Santa Caterina, e il pievano ser Agostino Campi.
D'altronde la vicinanza del convento di San Domenico di Fiesole permetteva alla gente dei Mugello un continuo interscambio di idealità e di servizio religioso (tanti confessori dei monastero di Borgo provenivano da questo convento) e a sua volta il convento fiesolano, ma anche quello di San Marco, potevano qui attingere a pi . ene mani come da un vero e proprio serbatoio. Ser Damiano di Biagio de' Manti da ]mola, pievano di Borgo San Lorenzo, fu conquistato dalla spiritualità savonaroliana e vi aderì totalmente in seguito alla predicazione che due frati di San Marco tennero nella sua chiesa alcuni anni dopo il suo arrivo. Borgo divenne il rifugio sicuro dei confratelli domenicani in difficoltà. Quando notava nei ragazzi della Compagnia dei Fanciulli, che egli aveva amorevolmente promossa, qualche segno di vocazione religiosa li mandava nel convento di Fiesole o di San Marco.
Fra Battista di ser Carlo da Firenzuola, figlio di un notaio, divenne addirittura vicario generale della Congregazione Toscano-Romana. Fra Basilio di Antonio da Borgo San Lorenzo non era figlio di un notaio, e tuttavia, pur senza assolvere a nessun ufficio di governo, divenne un punto di riferimento dei movimento savonaroliano e fornì uno strumento di straordinaria efficacia della sua diffusione compilando una miscellanea di scritti dei Savonarola che attualmente si conserva nella Biblioteca dei Museo civico di Padova.
Ser Agostino Campi giunse a Borgo San Lorenzo come pievano nella primavera dei 1554 e vi rimase sino all'autunno dei 1555, chiamato a questo incarico per desiderio dei domenicani di Lucca, un altro personaggio che qui confluisce in forza di una comune idealità domenicana e savonaroliana.
Nel determinare, specialmente presso il convento fiesolano, la sequela di vocazioni che si verificò nella seconda parte del Quattrocento non devono essere state di poco peso due figure di domenicani scesi dalla campagna di Vicchio (forse da Ripa o Rupe Canina), il più grande "figlio" del Mugello di cui vantano la presenza sia San Domenico di Fiesole, (dove prese l'abito intorno agli anni 1420-22) sia San Marco di Firenze: Guido di Pietro poi divenuto fra Giovanni da Fiesole, celebrato dalla storia dell'arte come Beato Angelico. Una vicenda vocazionale, la sua, che si riflesse nella vita religiosa e nell'arte stessa del fratello di lui, Benedetto, famoso miniaturista.

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