L'ORATORIO DAVANTI ALLA PIEVE DI BORGO, SCRIGNO D'ARTE
SANT’OMOBONO
VICINO ALLA RIAPERTURA
Dopo
alcuni anni di lavori potrebbe riaprire nella prossima primavera l’oratorio
di Sant’Omobono. Lo dice il pievano di Borgo San Lorenzo, mons. Giancarlo
Corti: “I problemi, al momento, sono di ordine finanziario, perché siamo
in attesa dell’erogazione dei fondi europei che ci sono stati assegnati.
Ma se questi finanziamenti arriveranno nei tempi dovuti per la Pasqua
del prossimo anno Sant’Omobono potrebbe essere riaperto”.
In settembre i lavori sono ripresi con il restauro ligneo della cantoria e la posa del pavimento in cotto; si ricollocheranno anche le vetrate, compresa la grande Madonna della Pace sulla facciata e si daranno gli ultimi ritocchi.
Sant’Omobono tornerà al culto, ribadisce mons. Corti: “E’ una chiesa, e quindi rimarrà luogo di culto. Non però un culto continuo, e quindi potrà essere usata anche per iniziative culturali compatibili con il luogo. Secondo gli accordi presi con il Comune, e per i quali sono stati ottenuti i finanziamenti pubblici, si potranno tenere in Sant’Omobono conferenze, qualche mostra adatta, concerti.”
E per il culto? “Per adesso possiamo fare solo delle ipotesi. Che so, nei mesi invernali si potrebbe celebrarvi la Messa nei giorni feriali, anziché utilizzare la Pieve. O si potrebbe usare il giovedì santo, per la Reposizione del Santissimo, anziché allestire un altare posticcio in fondo alla Pieve. E non ci sarebbero problemi a celebrarvi matrimoni.”
I lavori sono stati molto consistenti: prima si è realizzato lo scasso sotto il pavimento, per realizzare il “gattaiolato” ed eliminare così la forte umidità dell’ambiente. Sempre sotto il pavimento si è installato l’impianto di riscaldamento (non sono previsti infatti elementi esterni e il calore verrà da sotto il pavimento in cotto. Il secondo stralcio dei lavori è stato quello più lungo e delicato, con il recupero pittorico della cupola e delle pareti laterali, e di tutti gli elementi interni, tetto compreso, per il quale sono state ripulite tutte le pianelle decorate, dopo l’incendio del 1925, per mano dei Chini. Poi sono stati restaurati infissi e vetrati, e realizzata nella stanza laterale un bagno e la centrale termica, oltre ad intonacare l’esterno che dà su piazza Castelvecchio e vicolo Sant’Omobono (la tinteggiatura sarà effettuata più avanti). Un intervento complessivo ben superiore al mezzo miliardo di vecchie lire, quasi 300 mila euro.Quante sorprese in Sant’Omobono
durante i lavori di restauro
Erano
molto soddisfatti i quattro restauratori della Ditta Iconos (Chiara Cappuccini,
Simone Vettori, Barbara Venuti e Elisabetta Negrini ) che da due anni
sono “appollaiati” su di una speciale impalcatura prima sotto la cupoletta
e successivamente sotto le capriate dell’Oratorio di Sant’Omobono, per
come stanno venendo alla luce gli affreschi dell’Assunzione di Maria Vergine
fra Angeli e Santi eseguiti fra la fine del ‘700 e i primi dell’800 dal
pittore Pietro Paolo Colli di Borgo San Sepolcro, giunto nel Mugello dalla
Val Tiberina per decorare, dipingere e affrescare alcuni edifici sacri
non solo di Borgo San Lorenzo ma anche di San Giovanni Maggiore e Santa
Maria a Olmi, oltre a tanti piccoli Oratori di altrettante ville e castelli
sparsi nel nostro Mugello.
La storia ci racconta che il Colli si prese come ragazzo di “bottega” un ragazzino, Pietro Alessio Degl’Innocenti, capostipite di una famiglia, i Chini, artisti più o meno conosciuti ma comunque tutti bravi –in tre generazioni – che hanno lavorato all’interno di questo bellissimo Oratorio, affrescando, decorando, riquadrando (bello il soffitto): insomma l’Oratorio di Sant’Omobono è una incredibile “sinfonia chiniana”.
Tornando alla cupola dobbiamo evidenziare il certosino e meticoloso lavoro di recupero di questi quattro giovani, i quali stanno riportando alla luce tutto il complesso decorativo del Colli: la Vergine, i Santi, gli Angeli, ma anche altre particolarità significative che avvolgevano l’affresco di questo valente artista che prese alloggio, con la moglie e la figlioletta, in un modesto quartiere in Malacoda prima di andare a Firenze dove morì nel 1822.
Il
Colli era un bravo manierista, un ottimo colorista (il San Michele Arcangelo
nella Pieve di San Lorenzo è opera sua) e non di meno un buon decoratore: tutte
cose che il giovane Pietro Alessio apprese e come bene!
E’ interessante inoltre in questo Oratorio la statua del “Gesù morto” posto sotto l’altare di destra e protetto da una bellissima vetrage delle Manifatture Chini. Com’è noto , anticamente il “Gesù morto” veniva tolto da sotto l’altare e posto alla venerazione dei fedeli il venerdì santo. Ebbene, nessuno sapeva chi era l’autore e noi l’abbiamo scoperto con grande gioia dei quattro restauratori. Tolta con cautela la vetrage chiniana ci è apparso il Redentore ricoperto da un grosso strato di polvere : era naturale, visto e considerato che Sant’Omobono chiuse i battenti nel 1933: 70 anni orsono! Lo abbiamo misurato, esattamente 1 metro e 25 cm. Ed ecco la scoperta. Dal protocollo dei partiti che inizia nel 1792 e termina nel 1933 si legge: “ Borgo San Lorenzo, 30 Gennaio 1890. Bruno Ravagli, pittore domiciliato in Borgo San Lorenzo dichiara ad ogni buon fine ed efetto di costruire per conto del Pio Sodalizio di Sant’Omobono in detto luogo una statua in gesso rappresentante il Morto Redentore della lunghezza non minore di un metro e 35 cm. mediante la corresponsione di lire italiane 100. Tale opera si obbliga di eseguirla entro il 31 Marzo 1890. Infine dichiara pure nel modo più formale che qualora la suddetta statua di Gesù Morto non piacesse per questi legittimi motivi la Confraternita di Sant’Omobono e per essa il Governatore, si rifiuterà di riceverla e il prefato signor Bruno Ravagli non avrà diritto ad alcun compenso. Firmato, Marco Guarnieri, Governatore. “
Le cose procedettero nel migliore dei modi poiché un mese dopo ecco quello che riporta il Registro dei Protocolli e Partiti: “ Il Consiglio veduta la lettera del pittore signor Bruno Ravagli delibera di fare ad esso costruire la statua rappresentante Gesù Morto”. Ecco quindo scoperto l’autore di quella bella statua da quasi 120 anni sotto l’altare.
Una cosa è certa, sant’Omobono, innalzato ai primi del ‘600 è stato un contenitore di arte e di cultura non di secondo piano nella storiografia della nostra cittadina. I lavori di restauro e di recupero, nonostante molte difficoltà finanziarie facilmente intuibili (il comitato attende i fondi dalla Regione Toscana) vanno ancora avanti con solerzia e capacità. Speriamo che un giorno non lontano Sant’Omobono torni nel suo pieno splendore.
Aldo Giovannini

