IL 6 DICEMBRE 2003 INAUGURATA LA CHIESA RESTAURATA
Sant’Omobono tutto nuovo
I tesori d'arte di Sant'Omobono
Ci
sono voluti cinque anni, di progetti, ricerca finanziamenti, lavori, per
rimettere a nuovo la chiesa di Sant’Omobono a Borgo San Lorenzo. Un impegno
consistente, sotto ogni profilo, compreso quello economico, visto che la spesa
tocca i 600 mila euro (in parte coperta con contributi della Cei, Regione
Toscana, Comune di Borgo, Cassa di Risparmio di Firnze e Lions Club). Ma presto
il risultato sarà sotto gli occhi di tutti. Il pievano, mons. Giancarlo Corti,
è soddisfatto: “La cosa che mi ha colpito, sul piano artistico, è stata la
riscoperta dell’armonia dell’insieme della struttura, un’apertura di spazi
che l’usura del tempo aveva fatto scomparire”. Ora invece l’accurata opera
di restauro –promossa da un comitato che oltre al pievano comprendeva anche
Niccolò Niccolai, Gianfranco Manfriani, Patrizia Gherardi, Nicola Rocco, Aldo
Giovannini, Paolo Zanieri e Giuseppe Panchetti- ha reso “respiro” a
Sant’Omobono, che si presenta come pregevolissimo luogo d’arte. “Non solo
d’arte –sottolinea il pievano-. Io sono contento che si restituisca alla
popolazione borghigiana un edificio che fa parte della storia del nostro paese.
Sant’Omobono è una chiesa legata al quotidiano, visto che erano gli
artigiani, poi i commercianti che si ritovavano lì. E se si vuole si tratta di
un buon richiamo proprio per i nostri tempi, così segnati dalla frammentazione
dei tempi e delle attività, ciascuna praticata in modo isolato. Ecco,
Sant’Omobono ci richiama invece all’unitarietà, anche nella vita laicale:
la compagnia di Sant’Omobono era costituita da artigiani che qui si
ritrovavano a pregare, una “corporazione” nella quale attività lavorativa,
vita quotidiana, fede e preghiera erano fortemente legate”.
E questo, secondo mons. Corti darà un’indicazione a quello che sarà d’ora in poi l’utilizzo della struttura: “Come verrà utilizzata la chiesa di Sant’Omobono? In primo luogo, nei giorni feriali, specie le mattine d’inverno, potrà essere il luogo più idoneo per la celebrazione della Messa: è raccolta, riscaldata. Poi le altre attività, che certo dovranno essere consone con l’edificio. Certo, non vi si potrà fare di tutto. Ma se liturgia e vita devono essere più legate, perché non pensare a iniziative in tal senso, che raccordino l’insegnamento del Vangelo con le problematiche più attuali, sotto forma di incontri e conferenze, mostre, concerti. Inoltre sarà sottoscritta con il Comune una convenzione che prevede per l’ente pubblico la possibilità di usufruire, in determinate giornate, di questi spazi.”
I tesori d'arte di Sant'Omobono
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2003

