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ARTE E CULTURA

Nuovi tesori d'arte in Sant'Omobono

Madonna con Bambino, 2003, di Benedetta ManfrianiLa notizia della conclusione del restauro dell’oratorio di Sant’Omobono a Borgo San Lorenzo, e della sua prossima riapertura al pubblico ed ai fedeli, deve essere accolta con soddisfazione, perché recupera alla comunità borghigiana una delle sue “perle” architettoniche e storiche. Ma deve essere apprezzato anche il fatto che l’antico oratorio riapre arricchito di un’opera contemporanea che colma delle lacune negli arredi dell’edificio sacro e che ne completa l’aspetto. L’altare maggiore della chiesa, che fino a qualche decennio fa ospitava la venerata “Madonna degli Azzurri, tavoletta dipinta che, poi, si è scoperto nascondere sotto delle ridipinture nientemeno che una più che probabile opera giovanile di Giotto (o, per meglio dire, un frammento di essa), non presenta al suo centro un vano desolantemente vuoto ma un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, opera di Benedetta Manfriani, giovane e valente autrice borghigiana, appartenente, tra l’altro alla storica famiglia Chini, che altre testimonianze importanti ha lasciato anche all’interno dell’oratorio. L’opera, molto opportunamente, non si pone in contrasto col contesto architettonico e storico in cui si trova, ma la sua autrice si confronta direttamente con l’opera giottesca, che per secoli è stata la “Padrona di casa” (che è possibile oggi ammirare all’interno della prospiciente pieve di San Lorenzo), come è avvertibile, ad esempio, nella riproposizione del dolcissimo gesto del Bambino di afferrare l’abito della Madre: l’opera contemporanea, che tale appare (e non nega ma afferma la propria modernità), giacché non costituisce una semplice copia dell’opera antica, si integra perciò molto efficacemente con l’altare e con l’architettura della chiesa, ma soprattutto, richiama all’occhio ed alla mente il dipinto antico. Certe accentuazioni geometrizzanti e certi eleganti linearismi, invece, sembrano riecheggiare i modi di alcune pitture dei Chini. Spiccatamente moderna appare nel gusto per il disegno solido e sicuro e per la cromia brillante e luminosa, esaltata, peraltro, dallo splendore del fondo dorato, caratteristico di tante pitture medievali ma anche, giova ricordarlo, del modernista Gustav Klimt. Si tratta di un lavoro, come detto, dalle raffinate implicazioni culturali, ma anche dall’apprezzabile esecuzione, in cui si possono ammirare la notevole dolcezza del giovane volto della Vergine, la robusta solidità del Bambino, l’eleganza di particolari decorativi come il bordo del manto della Vergine o il veramente ben risolto velo della Madonna, sotto il quale traspare il dettaglio delicatissimo del velo bianco. Colpisce anche la sicurezza del modellato, come nell’efficace resa volumetrica dei ginocchi della Madonna, che emergono con evidenza sotto lo splendido manto blu.

Il tabernacolo di Sant'Omobono, restaurato da Luigi ChilleriNell’ambito dell’ampio e ben condotto restauro, che ha ridato nuova vita all’oratorio, e sul quale sarà probabilmente utile tornare in futuro in maniera più dettagliata, piace segnalare in questa occasione anche il recupero del preesistente sportellino in ottone argentato del tabernacolo dell’altare maggiore. L’opera raffigura la vittoriosa figura del Cristo risorto, secondo un’iconografia che trova un illustre precedente nella statua eseguita da Michelangelo e conservata nella chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva. Il suo autore si dimostra valido interprete di una tradizione in cui l’artigianato sconfina non raramente nell’arte e che ha visto nel corso dei secoli la produzione d’innumerevoli manufatti, spesso caratterizzati dalla notevole qualità. Il Cristo campeggia e si staglia nella lucentezza abbagliante dello sportellino argenteo, ed il modellato morbido del corpo conferisce eleganza ed equilibrio alla piccola ma graziosa opera. L’oggetto ha riacquistato splendore e piena leggibilità grazie al sapiente intervento di restauro di Luigi Chilleri.

Il recupero dell’oratorio di sant’Omobono e la sua riconsegna alla popolazione borghigiana e ad un uso consono alle sue origini ed alle sue caratteristiche storiche, architettoniche ed artistiche, deve essere salutato come un avvenimento di particolare rilevanza, e contribuisce, in maniera non secondaria, a recuperare il carattere e la fisionomia culturale del nostro paese.

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2003

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