Nuovi
tesori d'arte in Sant'Omobono
La
notizia della conclusione del restauro dell’oratorio di Sant’Omobono a Borgo
San Lorenzo, e della sua prossima riapertura al pubblico ed ai fedeli, deve
essere accolta con soddisfazione, perché recupera alla comunità borghigiana
una delle sue “perle” architettoniche e storiche. Ma deve essere apprezzato
anche il fatto che l’antico oratorio riapre arricchito di un’opera
contemporanea che colma delle lacune negli arredi dell’edificio sacro e che ne
completa l’aspetto. L’altare maggiore della chiesa, che fino a qualche
decennio fa ospitava la venerata “Madonna degli Azzurri, tavoletta dipinta
che, poi, si è scoperto nascondere sotto delle ridipinture nientemeno che una
più che probabile opera giovanile di Giotto (o, per meglio dire, un frammento
di essa), non presenta al suo centro un vano desolantemente vuoto ma un dipinto
raffigurante la Madonna col Bambino, opera di Benedetta Manfriani,
giovane e valente autrice borghigiana, appartenente, tra l’altro alla storica
famiglia Chini, che altre testimonianze importanti ha lasciato anche all’interno
dell’oratorio. L’opera, molto opportunamente, non si pone in contrasto col
contesto architettonico e storico in cui si trova, ma la sua autrice si
confronta direttamente con l’opera giottesca, che per secoli è stata la “Padrona
di casa” (che è possibile oggi ammirare all’interno della prospiciente
pieve di San Lorenzo), come è avvertibile, ad esempio, nella riproposizione del
dolcissimo gesto del Bambino di afferrare l’abito della Madre: l’opera
contemporanea, che tale appare (e non nega ma afferma la propria modernità),
giacché non costituisce una semplice copia dell’opera antica, si integra
perciò molto efficacemente con l’altare e con l’architettura della chiesa,
ma soprattutto, richiama all’occhio ed alla mente il dipinto antico. Certe
accentuazioni geometrizzanti e certi eleganti linearismi, invece, sembrano
riecheggiare i modi di alcune pitture dei Chini. Spiccatamente moderna appare
nel gusto per il disegno solido e sicuro e per la cromia brillante e luminosa,
esaltata, peraltro, dallo splendore del fondo dorato, caratteristico di tante
pitture medievali ma anche, giova ricordarlo, del modernista Gustav Klimt. Si
tratta di un lavoro, come detto, dalle raffinate implicazioni culturali, ma
anche dall’apprezzabile esecuzione, in cui si possono ammirare la notevole
dolcezza del giovane volto della Vergine, la robusta solidità del Bambino, l’eleganza
di particolari decorativi come il bordo del manto della Vergine o il veramente
ben risolto velo della Madonna, sotto il quale traspare il dettaglio
delicatissimo del velo bianco. Colpisce anche la sicurezza del modellato, come
nell’efficace resa volumetrica dei ginocchi della Madonna, che emergono con evidenza sotto lo
splendido manto blu.
Nell’ambito
dell’ampio e ben condotto restauro, che ha ridato nuova vita all’oratorio, e
sul quale sarà probabilmente utile tornare in futuro in maniera più
dettagliata, piace segnalare in questa occasione anche il recupero del
preesistente sportellino in ottone argentato del tabernacolo dell’altare
maggiore. L’opera raffigura la vittoriosa figura del Cristo risorto,
secondo un’iconografia che trova un illustre precedente nella statua eseguita
da Michelangelo e conservata nella chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva.
Il suo autore si dimostra valido interprete di una tradizione in cui
l’artigianato sconfina non raramente nell’arte e che ha visto nel corso dei
secoli la produzione d’innumerevoli manufatti, spesso caratterizzati dalla
notevole qualità. Il Cristo campeggia e si staglia nella lucentezza
abbagliante dello sportellino argenteo, ed il modellato morbido del corpo
conferisce eleganza ed equilibrio alla piccola ma graziosa opera. L’oggetto ha
riacquistato splendore e piena leggibilità grazie al sapiente intervento di
restauro di Luigi Chilleri.
Il
recupero dell’oratorio di sant’Omobono e la sua riconsegna alla popolazione
borghigiana e ad un uso consono alle sue origini ed alle sue caratteristiche
storiche, architettoniche ed artistiche, deve essere salutato come un
avvenimento di particolare rilevanza, e contribuisce, in maniera non secondaria,
a recuperare il carattere e la fisionomia culturale del nostro paese.
© il filo, Idee e notizie
dal Mugello, novembre 2003