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La copertina di questo mese
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Turismo cultura
I luoghi notevoli di borgo San lorenzo

BORGO: TORNA A RISPLENDERE 
LA PIEVE DI SAN LORENZO

Pieve, uno scrigno d'arte

Le solenni celebrazioni patronali hanno idealmente riaperto la Pieve di San Lorenzo alla piena godibilità dopo quasi un decennio di impegnativi e costosi restauri.

Sono stati eseguiti interventi non più rinviabili che hanno interessato tanto il patrimonio artistico quanto le strutture architettoniche della chiesa. Proprio nel mese di luglio abbiamo assistito al ritorno dell'ultimo dipinto restaurato: la seicentesca tela della Madonna del Rosario, del Vignali, ricollocata dove i nostri nonni l'avevano vista l'ultima volta, oltre 50 anni fa.

Si è concluso così un percorso che ebbe inizio nel 1985, con la felice (quanto inattesa) scoperta della Madonna di Giotto. Due i fattori che contribuirono a rendere sensazionale quel ritrovamento: la paternità del dipinto ascrivibile al sommo maestro di Vespignano e la peculiarità stessa dell'opera, identificando in essa l'anello iniziale di tutta la produzione artistica giottesca arrivata fino a noi.

Apparve subito evidente come quella presenza di altissimo valore storico e artistico, avrebbe in futuro polarizzato l'attenzione di esperti e visitatori anche sul restante e ricco patrimonio d'arte della Pieve, di tutto rispetto ma da troppo tempo trascurato e poco valorizzato.

Fu di buono auspicio il fatto che proprio in quel periodo, per certi inspiegabili misteri della nostra burocrazia, dopo un estenuante restauro ultratrentennale, fece ritorno nella Pieve la tavola raffigurante la Madonna del Cardellino, attribuita ad Agnolo Gaddi, sublime opera tardo-trecentesca, un tempo venerata dai borghigiani ma oramai da tutti dimenticata.

Quell'inattesa restituzione, rivitalizzata dal cromatismo ritrovato, costituì la molla necessaria per procedere a gradi e in maniera costante, al completo recupero del rimanente patrimonio d'arte. A poco a poco, nel corso degli anni '90, quelle immagini secolari, appiattite dallo sporco e dalle insidie del tempo, ripresero vita, recuperando leggibilità e decoro. Esse abbracciano, nella loro evoluzione stilistica, quasi tutto il nostro secondo millennio. Ci sono opere del Due-Trecento (Giotto, Agnolo Gaddi, Niccolò di Pietro Gerini, Lorenzo Monaco) felice periodo che vide quella straordinaria fioritura dell'arte pittorica italiana.

Procedendo nell'itinerario, troviamo una copiosa presenza di opere rinascimentali e tardo manieriste (Bachiacca, Cesare Velli, Matteo Rosselli con il prediletto allievo Iacopo Vignali) che l'evidente influsso tridentino ha dotato di spiccato carattere devozionale e facile interpretazione iconografica. Tutto questo rispecchia quel periodo d'oro della Pieve - dal Cinquecento fino a tutto il Settecento - che vicissitudini storiche resero ricca e ambìta.

Arriviamo adesso all'Ottocento: raffigurato nell'inconfondibile neoclassicismo dell'epoca, nell'eterna lotta fra il Bene e il Male, troviamo l'Arcangelo Michele, che Pietro Paolo Colli, pittore di Sansepolcro, dipinse verso il 1814. Il Santo, principe delle armate celesti, brandisce la spada di fuoco per uccidere il demonio e soppesa, con quella terribile bilancia, le anime dei defunti in viaggio nell'aldilà.

Questo straordinario percorso si conclude con il nostro Novecento, offrendoci opere di Galileo Chini, Carlo Parigi, Marco Bongiovanni, Marco Lukolic, Salvatore Cipolla.

Nel 1995, grazie alla felice intuizione e fattivo interessamento dell'antiquario borghigiano Giuseppe Margheri e alla totale disponibilità e lungimiranza del pievano mons. Giancarlo Corti, il fonte battesimale si è arricchito - dono dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze - di un San Giovanni il Precursore, frutto dell'ultimo periodo creativo di Galileo Chini (1950) che nel volto del Santo volle ritrarre le proprie sembianze. L'abside della Pieve, affrescato da Galileo ChiniEgli, quasi cinquant'anni prima, nel 1906, poco più che trentenne, aveva dipinto nel catino dell'abside della Pieve, l'eclettico e stupendo Cristo Pantocratore fra i Santi Lorenzo e Martino, che il restauro del 1999 ha riportato all'originaria bellezza.

Di Salvatore Cipolla, proprio nel mese di agosto, abbiamo assistito alla collocazione di un bassorilievo di San Lorenzo nella lunetta della controfacciata e di alcune decorazioni dietro al fonte battesimale.

Non meno cura ha ricevuto la struttura architettonica della chiesa: il rifacimento completo del tetto (quasi 1000 mq.); il restauro dei 20 finestroni istoriati; il consolidamento delle porte d'ingresso con il conseguente abbattimento delle barriere architettoniche nell'ingresso nord (via Cocchi) della navata laterale sinistra; l'impermeabilizzazione del raccordo absidale, posto alla base del campanile; l'imbiancatura della navata centrale con la revisione delle capriate lignee del soffitto; la ricollocazione nell'abside del grande Crocifisso ligneo cinquecentesco con il ripristino e il risanamento dell'intera area presbiteriale. Inoltre (vero fiore all'occhiello) la messa in opera dello straordinario impianto di illuminazione interna, concepito per valorizzare al massimo la suggestiva architettura medievale della chiesa.

Nell'anno del Giubileo ci è stata così riconsegnata questa Pieve, prezioso scrigno di fede e di arte.

Questo edificio romanico, che raggiunge le dimensioni di una chiesa cattedrale, si qualifica come uno dei monumenti più belli e storicamente significativi del Mugello.

Quelle mura e quelle arcate millenarie sono la testimonianza della nostra storia, della nostra cultura, della nostra identità collettiva.

Auguriamoci che i borghigiani (e le istituzioni preposte) sappiano conservarlo, valorizzarlo per poi doverosamente consegnarlo alle generazioni future.

Giuseppe Panchetti

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2000
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