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Società - Opere pubbliche

GUAI GIUDIZIARI PER L'ALTA VELOCITA' FERROVIARIA IN MUGELLO

Alta velocità sotto inchiesta

La galleria di Vaglia (foto Andrea Lapi)Scriviamo all'indomani del dissequestro dei cantieri dell'alta velocità, con il Mugello che è tornato agli "onori" delle cronache nazionali. Dieci giorni di blocco, con la richiesta avanzata da più parti di stringere i tempi per la ripresa dei lavori. Del resto gli interessi in gioco sono consistentissimi -Cavet aveva quantificato in 2 miliardi al giorno le perdite per ogni cantiere fermo-, e quest'opera, ormai per oltre metà costruita, non può certo essere lasciata a mezzo.

Qui, senza pretendere di ricostruire tutta la vicenda giudiziaria -una quindicina di siti e discariche (a San Piero, Scarperia, Borgo e Firenzuola), oltre al cantiere di Marzano, posti sotto sequestro dalla Magistratura, che ipotizza una serie di gravi reati-, proviamo a fare solo qualche annotazione marginale.

I TEMPI - Meglio tardi che mai, ha detto qualche ambientalista. Certo, però, l'intervento della magistratura non è stato particolarmente tempestivo. Che importanti falde acquifere mugellane siano seriamente minacciate, e alcune già danneggiate irrimediabilmente, lo si sa da almeno quattordici mesi; così come dubbi e preoccupazioni circa i materiali che andavano a finire nelle cave-discariche c'erano da molto tempo. Le indagini, delicate e complesse richiedevano sicuramente tempo; ma qualche dubbio sulla sollecitudine dell'intervento rimane.

Il cantiere dell'alta velocità al Carlone (foto Andrea Lapi)DISASTRO AMBIENTALE O NO? - Se davvero i lavori stavano provocando un vero e proprio scempio ambientale, come si è sostenuto, si doveva intervenire senza ritardo. Tanto che ci si domanda se i danni ambientali siano davvero l'oggetto primario dell'indagine. O se la magistratura abbia piuttosto messo gli occhi su qualcos'altro. Come, ad esempio, sugli strani "giri" del pietrame estratto dalle gallerie. La cui parte pregiata vale anche 20-30 mila lire al metro cubo, e il cui traffico, così si ipotizza, potrebbe aver portato a guadagni miliardari. E a questi movimenti sarebbe legato anche il "giro" dei fanghi inquinati.

Anche sull'"inquinamento" i mugellani attendono parole chiare, e non cifre contraddittorie. Davvero quei fanghi provenienti dal lavaggio dei materiali dello scavo delle gallerie sono inquinati, e in che misura? E messi in discarica a pochi passi dai fiumi -come potrebbe essere accaduto a Cardetole e a Firenzuola- quali possono essere i rischi effettivi per l'ambiente e la salute? Su questi argomenti non si scherza: e non è consentito né alcun tipo di "terrorismo ecologista", né gli atteggiamenti tranquillizzanti di chi dice che va sempre tutto bene.

La galleria di Vaglia (foto Andrea Lapi)CONTROLLI E RESPONSABILITA' - Qui si pone il problema dei controlli. E delle relative responsabilità. E' evidente in primo luogo che, vista l'inchiesta giudiziaria, i controlli non hanno funzionato, e chi doveva controllare non lo ha fatto nella misura giusta. C'è un'Arpat (che è l'agenzia regionale dedicata al controllo sull'ambiente) la quale per lo straordinario lavoro derivante dall'Alta Velocità doveva essere potenziata. Ciò non è stato fatto, ed anzi nell'ultimo anno i controlli ordinari, nei cantieri, sui corsi d'acqua, sulle sorgenti, sono perfino diminuiti. C'è un Osservatorio Ambientale Nazionale che doveva dare le massime garanzie. Che evidentemente non ha dato. C'è un Osservatorio Ambientale Locale, che qualcosa ha provato a dire e a proporre, ma che troppo spesso è rimasto inascoltato. Poi ci sono i Comuni mugellani, e c'è la Comunità Montana. Hanno vigilato a sufficienza? I sindaci si sono difesi dicendo di non essere stati informati preventivamente delle indagini. Si tratta di una difesa francamente poco convincente. Perché è vero che Arpat non poteva inviare ai sindaci i risultati delle indagini coperti da segreto istruttorio; ma è anche vero che sui tavoli dei sindaci tante cose sono arrivate, compresi i rapporti, i verbali e le notizie di reato, ben sufficienti per capire che qualcosa, nelle cave e nelle discariche poteva non andare. E che, specialmente a Firenzuola, negli anni scorsi, si fossero sollevati dubbi sul via vai di camion dai cantieri, carichi di pietrame, era cosa ben nota.

 

Poi vi sarebbe il capitolo della politica: qui si entra in terreno minato, ma certo il dubbio che la grande "omogeneità" politica -appartengono infatti allo stesso partito o alla stessa area tutti i sindaci interessati, vari consulenti tecnici degli stessi comuni, i vertici dell'Arpat, il presidente dell'Osservatorio Ambientale Nazionale, oltre a vari responsabili di TAV, mentre nel pool delle imprese che realizzano l'opera accanto alle aziende del gruppo Fiat vi sono massicciamente anche le cooperative "rosse" dell'Emilia, note per il loro collateralismo politico- abbia creato una sorta di "solidarietà", e di "copertura". Così come da più parti è stato sollevato il dubbio se le miliardarie contropartite ottenute dagli enti locali mugellani non abbiano potuto rendere meno efficace e puntuale il controllo da parte dei comuni.


CAPI D'IMPUTAZIONE

discariche di inerti abusivamente gestite
discariche abusive non autorizzate
smaltimento, trasporto e recupero non autorizzato di rifiuti
omessa attivazione delle procedure di bonifica
truffa
danneggiamento della falda
il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno-luglio 2001
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