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GUAI
GIUDIZIARI PER L'ALTA VELOCITA' FERROVIARIA IN MUGELLO
Alta
velocità sotto inchiesta
Scriviamo all'indomani del
dissequestro dei cantieri dell'alta velocità, con il Mugello che è tornato
agli "onori" delle cronache nazionali. Dieci giorni di blocco, con
la richiesta avanzata da più parti di stringere i tempi per la ripresa dei
lavori. Del resto gli interessi in gioco sono consistentissimi -Cavet aveva
quantificato in 2 miliardi al giorno le perdite per ogni cantiere fermo-, e
quest'opera, ormai per oltre metà costruita, non può certo essere lasciata
a mezzo.
Qui, senza pretendere di
ricostruire tutta la vicenda giudiziaria -una quindicina di siti e
discariche (a San Piero, Scarperia, Borgo e Firenzuola), oltre al cantiere
di Marzano, posti sotto sequestro dalla Magistratura, che ipotizza una serie
di gravi reati-, proviamo a fare solo qualche annotazione marginale.
I TEMPI - Meglio tardi che
mai, ha detto qualche ambientalista. Certo, però, l'intervento della
magistratura non è stato particolarmente tempestivo. Che importanti falde
acquifere mugellane siano seriamente minacciate, e alcune già danneggiate
irrimediabilmente, lo si sa da almeno quattordici mesi; così come dubbi e
preoccupazioni circa i materiali che andavano a finire nelle cave-discariche
c'erano da molto tempo. Le indagini, delicate e complesse richiedevano
sicuramente tempo; ma qualche dubbio sulla sollecitudine dell'intervento
rimane.
DISASTRO AMBIENTALE O NO? -
Se davvero i lavori stavano provocando un vero e proprio scempio ambientale,
come si è sostenuto, si doveva intervenire senza ritardo. Tanto che ci si
domanda se i danni ambientali siano davvero l'oggetto primario
dell'indagine. O se la magistratura abbia piuttosto messo gli occhi su
qualcos'altro. Come, ad esempio, sugli strani "giri" del pietrame
estratto dalle gallerie. La cui parte pregiata vale anche 20-30 mila lire al
metro cubo, e il cui traffico, così si ipotizza, potrebbe aver portato a
guadagni miliardari. E a questi movimenti sarebbe legato anche il
"giro" dei fanghi inquinati.
Anche
sull'"inquinamento" i mugellani attendono parole chiare, e non
cifre contraddittorie. Davvero quei fanghi provenienti dal lavaggio dei
materiali dello scavo delle gallerie sono inquinati, e in che misura? E
messi in discarica a pochi passi dai fiumi -come potrebbe essere accaduto a
Cardetole e a Firenzuola- quali possono essere i rischi effettivi per
l'ambiente e la salute? Su questi argomenti non si scherza: e non è
consentito né alcun tipo di "terrorismo ecologista", né gli
atteggiamenti tranquillizzanti di chi dice che va sempre tutto bene.
CONTROLLI E RESPONSABILITA'
- Qui si pone il problema dei controlli. E delle relative responsabilità.
E' evidente in primo luogo che, vista l'inchiesta giudiziaria, i controlli
non hanno funzionato, e chi doveva controllare non lo ha fatto nella misura
giusta. C'è un'Arpat (che è l'agenzia regionale dedicata al controllo
sull'ambiente) la quale per lo straordinario lavoro derivante dall'Alta
Velocità doveva essere potenziata. Ciò non è stato fatto, ed anzi
nell'ultimo anno i controlli ordinari, nei cantieri, sui corsi d'acqua,
sulle sorgenti, sono perfino diminuiti. C'è un Osservatorio Ambientale
Nazionale che doveva dare le massime garanzie. Che evidentemente non ha
dato. C'è un Osservatorio Ambientale Locale, che qualcosa ha provato a dire
e a proporre, ma che troppo spesso è rimasto inascoltato. Poi ci sono i
Comuni mugellani, e c'è la Comunità Montana. Hanno vigilato a sufficienza?
I sindaci si sono difesi dicendo di non essere stati informati
preventivamente delle indagini. Si tratta di una difesa francamente poco
convincente. Perché è vero che Arpat non poteva inviare ai sindaci i
risultati delle indagini coperti da segreto istruttorio; ma è anche vero
che sui tavoli dei sindaci tante cose sono arrivate, compresi i rapporti, i
verbali e le notizie di reato, ben sufficienti per capire che qualcosa,
nelle cave e nelle discariche poteva non andare. E che, specialmente a
Firenzuola, negli anni scorsi, si fossero sollevati dubbi sul via vai di
camion dai cantieri, carichi di pietrame, era cosa ben nota.
Poi vi sarebbe il capitolo
della politica: qui si entra in terreno minato, ma certo il dubbio che la
grande "omogeneità" politica -appartengono infatti allo stesso
partito o alla stessa area tutti i sindaci interessati, vari consulenti
tecnici degli stessi comuni, i vertici dell'Arpat, il presidente
dell'Osservatorio Ambientale Nazionale, oltre a vari responsabili di TAV,
mentre nel pool delle imprese che realizzano l'opera accanto alle aziende
del gruppo Fiat vi sono massicciamente anche le cooperative
"rosse" dell'Emilia, note per il loro collateralismo politico-
abbia creato una sorta di "solidarietà", e di
"copertura". Così come da più parti è stato sollevato il dubbio
se le miliardarie contropartite ottenute dagli enti locali mugellani non
abbiano potuto rendere meno efficace e puntuale il controllo da parte dei
comuni.
CAPI D'IMPUTAZIONE
 | discariche di inerti
abusivamente gestite |
 | discariche abusive non
autorizzate |
 | smaltimento, trasporto e
recupero non autorizzato di rifiuti |
 | omessa attivazione delle
procedure di bonifica |
 | truffa |
 | danneggiamento della falda |
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