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Copertina del Filo del mese di Marzo 2009
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PARLANO I RAPPRESENTANTI DI ARTIGIANATO, INDUSTRIA E COMMERCIO

 

Fronteggiare la crisi economica in Mugello

Una banca per il Mugello

 

Dopo aver assistito, davanti alla TV, ai crolli di borsa e aver letto per mesi dei rischi di tracollo dei mercati finanziari, ora il vento della crisi soffia anche sul Mugello, con sintomi preoccupanti in molte aziende, con pesanti cali dei fatturati, forte ricorso alla cassa integrazione, aumento della disoccupazione ed anche un crescendo di paura e di insicurezza nelle famiglie, determinando una contrazione dei consumi dettata anche in parte dalla cosiddetta “psicosi da crisi”.

Ne parliamo con alcuni osservatori –rappresentanti delle categorie economiche- che sicuramente hanno il polso della situazione. E che non intravedono panorami rosei, ma neppure vogliono dar adito a nuovi allarmismi.

“Certo –riconosce Adriano Gabellini, presidente della CNA Mugello- l’aumento della cassa integrazione che si sta verificando in queste settimane, ci mette addosso una grande paura. E non è facile capire quali siamo le giuste reazioni, di fronte a una massiccia crisi della produzione, che mettono in discussione gli investimenti fatti. Auguriamo solo che i tempi di questa crisi siano di durata tollerabile. Quanto? Difficile dirlo. Perché la mancanza di denaro finisce per colpire sia le imprese che il consumo”.

 

Se le banche non aiutano abbastanza

 

Gli imprenditori, piccoli e grandi, guardano con forte preoccupazione al credito. “Gli industriali –nota Mauro Toccafondi, presidente della sezione territoriale Mugello di Confindustria- sono abbacchiati, mortificati, insoddisfatti dei rapporti con le banche. Spesso gli istituti hanno la manina stretta. E questa è una difficoltà tra le più gravi”. Gabellini concorda: “Di recente abbiamo incontrato gli istituti bancari del territorio, e ci è stato assicurato che non faranno mancare il credito alle imprese. La realtà è un po’ diversa, e il credito non è facile da ottenere, anzi stanno facendo un’opera molto selettiva tra i richiedenti. Ci stiamo così impegnando per far sì che le banche conoscano più da vicino le aziende: spesso infatti conoscono poco i meccanismi, e hanno difficoltà a capire il valore dell’impresa, al di là delle coperture immobiliari e delle liquidità dovrebbero invece riuscire a valutare l’impresa nel complesso della sua attività, che tipo di innovazione ha intrapreso, che mercati ha, che competenze possiede in azienda. Una più agevole comprensione consentirebbe l’erogazione di crediti in maniera più agile, meno meccanica. Con l’obiettivo di salvare più imprese possibile”. Non tutte le banche però sono uguali, sottolinea Toccafondi: “Devo dire che il Credito Cooperativo locale, la Banca del Mugello si muove in modo diverso: non ha i problemi di altri gruppi più grandi e dimostra ben altra attenzione al tessuto economico locale. Forse aiuta maggiormente le piccole aziende rispetto a quelle di dimensione media e grande, ma, è comprensibile, non può esporsi oltre le sue dimensioni”. 

 

La crisi c’è, anche da noi 

La messa in liquidazione della Fondic -61 dipendenti-, la chiusura della CEB -25 dipendenti-, non sono purtroppo le uniche situazioni di crisi: prima di loro molte aziende più piccole sono entrate in difficoltà, e si fanno altri nomi di società importanti, che avrebbero in vista l’apertura di procedure di crisi, dalla Tecnol alla Rosss e alla Fortezza. “E’ una crisi che investe tutti i settori –nota Gabellini-. Tante aziende hanno già ridotto il personale. Che si può fare d’altronde? Gli ordini crollano da un giorno a un altro. E chi produce beni di largo consumo è quello che ne risente prima, mentre chi fa produzione di nicchia per ora sembra reggere”.

Toccafondi cerca di intravedere qualche spiraglio, anche se, dice, “i dati relativi alle aziende dai 50 ai 100 dipendenti sono estremamente preoccupanti, con gli ordinativi per i prossimi due-tre mesi –perché adesso oltre il breve periodo non si riesce ad andare- che vedono riduzioni dal 30 al 60%. Più variegata la situazione per le aziende più piccole. Alcune non sono col segno negativo, e questo oggi è già qualcosa. Regge l’alimentare e chi effettua manutenzione con contratti in essere. Ma piccoli segnali positivi ci sono. Anzitutto il trend in ripresa del settore automobilistico. Poi l’esperienza nella mia azienda, la ICAP-Sira che, producendo materie prime per buona parte del settore industriale italiano –vernici, autoadesivi-, sente per prima i sintomi dell’andamento dei mercati. Ebbene, attualmente siamo in stallo, cioè non stiamo diminuendo, e questo potrebbe essere un piccolo buon segno. Certo nessuno può ancora dirci se si è toccato il fondo”. Anche perché sono decine le aziende che stanno attivandosi per la cassa integrazione. Ma il presidente mugellano dell’Associazione degli Industriali fa un’altra precisazione importante: “Attenzione a drammatizzare i dati del forte incremento della cassa integrazione: perché un conto è la richiesta di cassa integrazione, un conto è la realtà.  Faccio l’esempio della mia azienda: abbiamo richiesto la cassa per una settimana al mese per 40 dipendenti. Alla fine di marzo avremo fatto sì e no una settimana di cassa integrazione per qualche dipendente. Le imprese avanzano preventivamente le richieste come forma di assicurazione, ed è comprensibile”.

Commercio in difficoltà

La crisi non poteva certo risparmiare il settore commerciale. “Forse qui in Mugello –nota Franco Frandi, presidente di Confersercenti- la si sente attenuata, perché nella nostra zona vivono molte persone che lavorano nel terziario piuttosto che nell’industria. E solitamente in Mugello i fenomeni di crisi si sentono in modo più limitato, come del resto gli stessi picchi positivi. Ma i segnali negativi ci sono fin dall’ottobre scorso”. “Del resto –aggiunge Andrea Anichini, funzionario Confesercenti Mugello- i saldi non sono andati benissimo, e temiamo che i problemi più grossi debbano ancora emergere. La crisi del commercio comunque non è solo di adesso: da anni chiudiamo con segni negativi, e la vita media di un’attività commerciale si è ulteriormente accorciata, fino a due soli anni”. “Nell’ultimo anno –aggiunge Frandi- in zona abbiamo registrato, per la prima volta, anche un saldo negativo tra le aziende che aprono e quelle che chiudono”. Anche per Frandi le banche hanno le loro responsabilità: “Troppe remore a dar credito alle aziende, e questo è molto pericoloso”.

 Che fare? Non cedere alla sfiducia

“Sento economisti e giornalisti fare discorsi assurdi, mirati a terrorizzare la gente -nota Frandi-. Dovremo probabilmente abituarci a uno scalino più basso di benessere, ma da qui a parlare di livelli di vita come nel dopoguerra ce ne corre”. “Il pessimismo –aggiunge Toccafoni- non aiuta, anzi frena. Ci sono categorie che non sono state per fortuna toccate dalla crisi, ma che vengono frenate da notizie allarmistiche. Se drammatizziamo troppo, ci facciamo male da noi. Se non c’è una base minima di spesa e di consumo, c’è poco da fare, i posti di lavoro si riducono. E vorrei osservare che per acquistare e investire questo sarebbe un periodo ottimale: mai prezzi sono stati così bassi, nell’edilizia come per le auto, e questi ribassi di fatto hanno aumentato il potere di acquisto di tutti coloro, e non sono pochi, fin qui non toccati dalla crisi”.

 

Enti locali, tra il dire e il fare

 

Qualche settimana fa la Comunità montana del Mugello ha messo intorno allo stesso tavolo comuni e categorie economiche: un po’ pretenziosamente l’ha chiamata “task-force” contro la crisi. E ha concordato un documento per affrontare gli aspetti sociali della crisi economica in Mugello. “Un conto è il dire –rileva Toccafondi- altro conto è il fare. Le intenzioni sono buone, ora vediamo quello che riusciranno a fare. La cosa più urgente, anche da parte degli enti locali, è liberare le risorse, spendere quello che c’è da spendere, far lavorare le imprese”. Gabellini concorda: “Avviare senza ritardi i lavori pubblici, per dar ossigeno alle imprese e all’economia. Andare oltre il patto di stabilità e cercare di spendere tutto lo spendibile. Oggi siamo come al Pronto Soccorso, il primo obiettivo è quello di salvarsi, di salvare le imprese, che non sono un patrimonio non solo economico, ma anche sociale. E non c’è tempo da perdere”. Toccafondi incalza: “I Comuni, tutti, investano senza aspettare. C’è da imbiancare le scuole? Lo si faccia subito!”.

 

Che fare? Il dovere della solidarietà

 

Cassa integrazione e chiusure, difficoltà del commercio, problemi per l’indotto. Per tante famiglie potrebbe aprirsi un periodo molto difficile. La società mugellana deve saper dare una risposta di solidarietà e di vicinanza. Anche su questo c’è da lavorare in modo serio. Gli enti locali qualche misura socio-economica l’hanno presa –in particolare la riduzione delle soglie fissate per accedere alle riduzioni tariffarie nei servizi scolastici, ma forse c’è bisogno di un ulteriore sforzo per definire meglio e rendere più efficaci gli interventi di sostegno. Così come sarebbero ben opportune e urgenti iniziative locali mirate alla costituzione di fondi di aiuto, per dare una mano alle famiglie che improvvisamente vedono ridursi drasticamente il proprio reddito. Un’idea da approfondire, anzi da attuare al più presto.

INTERVISTA AL PRESIDENTE PAOLO RAFFINI

Una banca per il Mugello

La Banca del Mugello è senz’altro un osservatorio speciale della crisi economica che sta colpendo il Mugello. Per questo abbiamo rivolto alcune domande al Presidente della Banca del Mugello Credito Cooperativo Paolo Raffini.

 

Qual è la situazione, al momento?

L'inaugurazione di una delle sedi della Banca del Mugello.Il momento è sicuramente delicato e purtroppo la crisi, dal mondo della “finanza” si è trasferita anche all’economia reale, quella che genera ricchezza con il lavoro, con gli investimenti, con la produzione. Si è trasferita nelle aziende e nelle famiglie anche del nostro Mugello.

E’ indubbio che quando le aziende vedono contrarsi i loro volumi di vendita, vedono calare fortemente gli ordinativi e sono costrette a ricorrere dapprima alla rotazione delle ferie del personale, poi alla cassa integrazione e in alcuni casi a riduzioni di personale, questo indubbiamente crea preoccupazione e sfiducia anche in chi al momento non è interessato al problema. A questo contribuiscono anche i titoli dei massmedia che in prima pagina evidenziano quotidianamente i dati negativi dell’economia mondiale creando ulteriore sfiducia e preoccupazione.

 

La crisi dovrebbe però insegnarci qualcosa. Forse qualche errore nella troppa importanza data alla finanza c’è stato...

E’ necessario riflettere sulle finalità che la finanza è chiamata a perseguire e sulle modalità con cui essa è tenuta ad operare. La finanza dovrebbe rappresentare il punto di incontro tra chi ha la necessità di capitali per le proprie attività e chi ha una momentanea disponibilità di denaro. E’ la funzione che dovrebbero svolgere le banche. Non tutte lo hanno svolto secondo le regole e la trasparenza. Una finanza al servizio delle attività produttive, per gli investimenti, per creare ricchezza e posti di lavoro e non “finanza per la finanza”.

E’ quello che ha sempre fatto, che sta facendo e che continuerà a fare la nostra banca. Questa crisi finanziaria ha senz’altro l’effetto “positivo” di avere fatto riscoprire la centralità del lavoro, il ruolo fondamentale delle aziende di produzione, manifatturiere, industriali, artigianali, agricole, e commerciali, liberandoci dall’illusione fortemente diseducativa che il denaro possa produrre autonomamente e a dismisura altro denaro.

Il risparmio e la ricchezza sono in massima parte e nel lungo periodo, frutto del lavoro e, solo marginalmente o occasionalmente possono essere alimentati da aspetti puramente finanziari o speculativi. Questo messaggio emerge pienamente dalla crisi che stiamo vivendo e deve essere trasmesso alle giovani generazioni affinché ne facciano tesoro per il futuro. In effetti, abbiamo assistito ad una crescita delle attività finanziarie decisamente superiore a quella delle attività reali, che ha fatto lievitare i profitti, generato lauti premi per i responsabili delle grandi società finanziarie, creato l’illusione finanziaria di una crescita progressiva ed illimitata, innescato un’avidità incredibile ed una perdita del buon senso che si è sparsa a macchia d’olio in tutto il mondo.

 

In questo momento di crisi la gente riscopre il valore delle banche del territorio. Una scoperta tardiva?

I momenti difficili come ho detto prima possono offrire anche una lezione…., forse oggi tutti cominciano a capire quanto una crescita “ragionevole” con “i piedi per terra” sia più stabile di qualsiasi speculazione. E’ quello che ha sempre fatto la nostra banca, agendo da volano per l’economia, raccogliendo denaro presso le famiglie del nostro territorio per finanziare le imprese e chi ha bisogno di capitali sempre nel nostro Mugello. Negli ultimi dodici mesi il sostegno all’economia locale in tutti i settori è stato fortissimo. Basti pensare che i nostri impieghi a fine 2008 hanno superato oltre 300 milioni, (più 20 milioni rispetto al 2007) e la raccolta ha superato i 350 milioni (più 19 milioni rispetto al 2007)

 

E quali sono gli impegni per l’anno in corso?

Anche per il 2009 la banca prevede di continuare a sostenere l’economia locale in modo forte e deciso. Abbiamo una responsabilità sociale-territoriale e la nostra banca, anche in funzione anticiclica rispetto al momento di crisi economica e di restrizione del credito paventata dagli economisti, vuole continuare ad essere un concreto supporto dell’economia locale.

Il patrimonio della banca e i risparmi (quella che noi in gergo chiamiamo raccolta) non sono investiti in titoli finanziari rischiosi, in derivati o “titoli spazzatura”, ma sono impiegati esclusivamente a sostenere lo sviluppo e i progetti delle famiglie e delle imprese mugellane, ovvero i soldi dei risparmiatori sono messi a disposizione dell’economia reale locale.

 

Che dite ai vostri soci e ai vostri clienti?

Posso garantire loro di stare tranquilli. I loro risparmi sono al sicuro e sono investiti e impiegati correttamente, nell’economia vera e non nella “finanza per la finanza” e che anche in questo difficile 2009 la Banca del Mugello continuerà a essere una Banca al servizio del territorio.

Ricordo un’intervista del Card. Ersilio Tonini, che ha sempre sostenuto che la finanza non può slegarsi dal mondo reale e dai bisogni veri delle persone, dei popoli; in questa intervista il Cardinale sottolineava che “La finanza, così come la scienza, non può che essere al servizio dell’uomo. Tanto semplice da sembrare fuori moda e ingenuo. Ma non può che essere così perché l’alternativa è la crisi: ed è sotto gli occhi di tutti.”

In questo clima di forte sfiducia collettiva verso il mondo finanziario, l’impegno della Banca del Mugello è quello di continuare sulla strada finora intrapresa che trova piena coincidenza con questa autorevole indicazione, sperando di poter sempre contare sulla fiducia dei risparmiatori, dei soci  delle famiglie e degli imprenditori mugellani.

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2009

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