PARLANO I
RAPPRESENTANTI DI ARTIGIANATO, INDUSTRIA E COMMERCIO
Fronteggiare la
crisi economica in Mugello
Dopo aver assistito, davanti alla TV, ai
crolli di borsa e aver letto per mesi dei rischi di tracollo dei mercati
finanziari, ora il vento della crisi soffia anche sul Mugello, con sintomi
preoccupanti in molte aziende, con pesanti cali dei fatturati, forte ricorso
alla cassa integrazione, aumento della disoccupazione ed anche un crescendo di
paura e di insicurezza nelle famiglie, determinando una contrazione dei consumi
dettata anche in parte dalla cosiddetta “psicosi da crisi”.
Ne parliamo con alcuni osservatori –rappresentanti delle categorie economiche- che sicuramente hanno il polso della situazione. E che non intravedono panorami rosei, ma neppure vogliono dar adito a nuovi allarmismi.
“Certo –riconosce Adriano Gabellini, presidente della CNA Mugello- l’aumento della cassa integrazione che si sta verificando in queste settimane, ci mette addosso una grande paura. E non è facile capire quali siamo le giuste reazioni, di fronte a una massiccia crisi della produzione, che mettono in discussione gli investimenti fatti. Auguriamo solo che i tempi di questa crisi siano di durata tollerabile. Quanto? Difficile dirlo. Perché la mancanza di denaro finisce per colpire sia le imprese che il consumo”.
Se le banche non aiutano abbastanza
Gli imprenditori, piccoli e grandi,
guardano con forte preoccupazione al credito. “Gli industriali –nota
La crisi c’è, anche da noi
La messa in
liquidazione della Fondic -61 dipendenti-, la chiusura della CEB -25
dipendenti-, non sono purtroppo le uniche situazioni di crisi: prima di loro
molte aziende più piccole sono entrate in difficoltà, e si fanno altri nomi di
società importanti, che avrebbero in vista l’apertura di procedure di crisi,
dalla Tecnol alla Rosss e alla Fortezza. “E’ una crisi che investe tutti i
settori –nota Gabellini-. Tante aziende hanno già ridotto il personale. Che si
può fare d’altronde? Gli ordini crollano da un giorno a un altro. E chi produce
beni di largo consumo è quello che ne risente prima, mentre chi fa produzione di
nicchia per ora sembra reggere”.
Toccafondi cerca di
intravedere qualche spiraglio, anche se, dice, “i dati relativi alle aziende dai
50 ai 100 dipendenti sono estremamente preoccupanti, con gli ordinativi per i
prossimi due-tre mesi –perché adesso oltre il breve periodo non si riesce ad
andare- che vedono riduzioni dal 30 al 60%. Più variegata la situazione per le
aziende più piccole. Alcune non sono col segno negativo, e questo oggi è già
qualcosa. Regge l’alimentare e chi effettua manutenzione con contratti in
essere. Ma piccoli segnali positivi ci sono. Anzitutto il trend in ripresa del
settore automobilistico. Poi l’esperienza nella mia azienda, la ICAP-Sira che,
producendo materie prime per buona parte del settore industriale italiano
–vernici, autoadesivi-, sente per prima i sintomi dell’andamento dei mercati.
Ebbene, attualmente siamo in stallo, cioè non stiamo diminuendo, e questo
potrebbe essere un piccolo buon segno. Certo nessuno può ancora dirci se si è
toccato il fondo”. Anche perché sono decine le aziende che stanno attivandosi
per la cassa integrazione. Ma il presidente mugellano dell’Associazione degli
Industriali fa un’altra precisazione importante: “Attenzione a drammatizzare i
dati del forte incremento della cassa integrazione: perché un conto è la
richiesta di cassa integrazione, un conto è
Commercio in
difficoltà
La crisi non poteva
certo risparmiare il settore commerciale. “Forse qui in Mugello –nota
“Sento economisti e
giornalisti fare discorsi assurdi, mirati a terrorizzare la gente -nota Frandi-.
Dovremo probabilmente abituarci a uno scalino più basso di benessere, ma da qui
a parlare di livelli di vita come nel dopoguerra ce ne corre”. “Il pessimismo
–aggiunge Toccafoni- non aiuta, anzi frena. Ci sono categorie che non sono state
per fortuna toccate dalla crisi, ma che vengono frenate da notizie
allarmistiche. Se drammatizziamo troppo, ci facciamo male da noi. Se non c’è una
base minima di spesa e di consumo, c’è poco da fare, i posti di lavoro si
riducono. E vorrei osservare che per acquistare e investire questo sarebbe un
periodo ottimale: mai prezzi sono stati così bassi, nell’edilizia come per le
auto, e questi ribassi di fatto hanno aumentato il potere di acquisto di tutti
coloro, e non sono pochi, fin qui non toccati dalla crisi”.
Enti locali, tra il dire e il fare
Qualche settimana fa la
Che fare? Il dovere della solidarietà
Cassa integrazione e chiusure, difficoltà del commercio, problemi per l’indotto. Per tante famiglie potrebbe aprirsi un periodo molto difficile. La società mugellana deve saper dare una risposta di solidarietà e di vicinanza. Anche su questo c’è da lavorare in modo serio. Gli enti locali qualche misura socio-economica l’hanno presa –in particolare la riduzione delle soglie fissate per accedere alle riduzioni tariffarie nei servizi scolastici, ma forse c’è bisogno di un ulteriore sforzo per definire meglio e rendere più efficaci gli interventi di sostegno. Così come sarebbero ben opportune e urgenti iniziative locali mirate alla costituzione di fondi di aiuto, per dare una mano alle famiglie che improvvisamente vedono ridursi drasticamente il proprio reddito. Un’idea da approfondire, anzi da attuare al più presto.
INTERVISTA AL PRESIDENTE PAOLO RAFFINI
Una
banca
per
La Banca del Mugello è senz’altro un osservatorio speciale della crisi economica che sta colpendo il Mugello. Per questo abbiamo rivolto alcune domande al Presidente della Banca del Mugello Credito Cooperativo Paolo Raffini.
Qual è la situazione, al momento?
Il
momento è sicuramente delicato e purtroppo la crisi, dal mondo della “finanza”
si è trasferita anche all’economia reale, quella che genera ricchezza con il
lavoro, con gli investimenti, con
E’ indubbio che quando le aziende vedono contrarsi i loro volumi di vendita, vedono calare fortemente gli ordinativi e sono costrette a ricorrere dapprima alla rotazione delle ferie del personale, poi alla cassa integrazione e in alcuni casi a riduzioni di personale, questo indubbiamente crea preoccupazione e sfiducia anche in chi al momento non è interessato al problema. A questo contribuiscono anche i titoli dei massmedia che in prima pagina evidenziano quotidianamente i dati negativi dell’economia mondiale creando ulteriore sfiducia e preoccupazione.
La crisi dovrebbe però insegnarci
qualcosa. Forse qualche errore nella troppa importanza data alla finanza c’è
stato...
E’ necessario
riflettere sulle finalità che la finanza è chiamata a perseguire e sulle
modalità con cui essa è tenuta ad operare. La finanza dovrebbe rappresentare il
punto di incontro tra chi ha la necessità di capitali per le proprie attività e
chi ha una momentanea disponibilità di denaro. E’ la funzione che dovrebbero
svolgere le banche. Non tutte lo hanno svolto secondo le regole e
E’ quello che ha sempre fatto, che sta facendo e che continuerà a fare la nostra banca. Questa crisi finanziaria ha senz’altro l’effetto “positivo” di avere fatto riscoprire la centralità del lavoro, il ruolo fondamentale delle aziende di produzione, manifatturiere, industriali, artigianali, agricole, e commerciali, liberandoci dall’illusione fortemente diseducativa che il denaro possa produrre autonomamente e a dismisura altro denaro.
Il risparmio e la ricchezza sono in massima parte e nel lungo periodo, frutto del lavoro e, solo marginalmente o occasionalmente possono essere alimentati da aspetti puramente finanziari o speculativi. Questo messaggio emerge pienamente dalla crisi che stiamo vivendo e deve essere trasmesso alle giovani generazioni affinché ne facciano tesoro per il futuro. In effetti, abbiamo assistito ad una crescita delle attività finanziarie decisamente superiore a quella delle attività reali, che ha fatto lievitare i profitti, generato lauti premi per i responsabili delle grandi società finanziarie, creato l’illusione finanziaria di una crescita progressiva ed illimitata, innescato un’avidità incredibile ed una perdita del buon senso che si è sparsa a macchia d’olio in tutto il mondo.
In questo momento di crisi la gente riscopre il valore delle banche del territorio. Una scoperta tardiva?
I momenti difficili come ho detto prima possono offrire anche una lezione…., forse oggi tutti cominciano a capire quanto una crescita “ragionevole” con “i piedi per terra” sia più stabile di qualsiasi speculazione. E’ quello che ha sempre fatto la nostra banca, agendo da volano per l’economia, raccogliendo denaro presso le famiglie del nostro territorio per finanziare le imprese e chi ha bisogno di capitali sempre nel nostro Mugello. Negli ultimi dodici mesi il sostegno all’economia locale in tutti i settori è stato fortissimo. Basti pensare che i nostri impieghi a fine 2008 hanno superato oltre 300 milioni, (più 20 milioni rispetto al 2007) e la raccolta ha superato i 350 milioni (più 19 milioni rispetto al 2007)
E quali sono gli impegni
per l’anno in corso?
Anche per il 2009 la banca prevede di continuare a sostenere l’economia locale in modo forte e deciso. Abbiamo una responsabilità sociale-territoriale e la nostra banca, anche in funzione anticiclica rispetto al momento di crisi economica e di restrizione del credito paventata dagli economisti, vuole continuare ad essere un concreto supporto dell’economia locale.
Il patrimonio della
banca e i risparmi (quella che noi in gergo chiamiamo raccolta) non sono
investiti in titoli finanziari rischiosi, in derivati o “titoli spazzatura”, ma
sono impiegati esclusivamente
a sostenere lo sviluppo e i progetti delle famiglie e delle imprese mugellane,
ovvero i soldi
dei risparmiatori sono messi a disposizione dell’economia reale locale.
Che dite ai vostri soci e
ai vostri clienti?
Posso garantire loro di stare tranquilli. I loro risparmi sono al sicuro e sono investiti e impiegati correttamente, nell’economia vera e non nella “finanza per la finanza” e che anche in questo difficile 2009 la Banca del Mugello continuerà a essere una Banca al servizio del territorio.
Ricordo un’intervista del Card. Ersilio Tonini, che ha sempre sostenuto che la finanza non può slegarsi dal mondo reale e dai bisogni veri delle persone, dei popoli; in questa intervista il Cardinale sottolineava che “La finanza, così come la scienza, non può che essere al servizio dell’uomo. Tanto semplice da sembrare fuori moda e ingenuo. Ma non può che essere così perché l’alternativa è la crisi: ed è sotto gli occhi di tutti.”
In questo clima di forte sfiducia collettiva verso il mondo finanziario, l’impegno della Banca del Mugello è quello di continuare sulla strada finora intrapresa che trova piena coincidenza con questa autorevole indicazione, sperando di poter sempre contare sulla fiducia dei risparmiatori, dei soci delle famiglie e degli imprenditori mugellani.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2009

