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Copertina luglio-agosto '08
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il filo del paradiso

IL BUIO DEL DOLORE, LA LUCE DELLA FEDE

L’abbraccio di San Piero dopo la tragedia

Funerale delle due ragazzeSono già passate alcune settimane da quel pomeriggio del primo sabato di luglio, dall’incidente per il quale hanno perso la vita Barbara e Antonella. Viaggiavano verso la loro giovinezza, insieme agli amici Amedeo e Claudia e a Nicola, fratello di Antonella. Appena fuori del centro abitato del paese, ad una delle prime curve della strada vecchia di Massorondinaio  l’auto è finita fuori strada. Barbara e Antonella hanno terminato il loro viaggio...

Due mesi prima, a poche centinaia di metri, sulla strada nuova dall’altra parte del fiume, un altro incidente nel cuore della notte era costato la vita a tre persone: due carabinieri in servizio a Scarperia  e una giovane donna di Borgo San Lorenzo.

Questa volta la tragedia ha colpito più da vicino la comunità di San Piero, nella quale vivono le due famiglie di Barbara e Antonella. Due famiglie arrivate in tempi diversi a San Piero ma ben inserite nella vita del paese. Come Barbara e Antonella: la prima, studentessa alle superiori di Borgo San Lorenzo, aveva già iniziato a fare volontariato presso la Misericordia sampierina, seguendo un esempio familiare; l’altra, appena terminate brillantemente le scuole medie del paese, era giocatrice appassionata di pallavolo. Due adolescenti che trascorrevano con gli amici del paese giornate di vacanza, spensierate ma non prive di desideri e di progetti, da “ragazzi del muretto”.

San Piero è rimasto attonito di fronte alla tragedia ma, come in altre tristi occasioni, si è stretto intorno alle famiglie per condividerne in modo discreto il dolore e per esprimere la propria affettuosa vicinanza.

E forse al di là dell’arida cronaca di un incidente automobilistico (che poi non è cronaca, ma vita, quando riguarda te, i tuoi figli, persone a cui vuoi bene o che conosci), oltre la durezza impenetrabile dell’accaduto, è proprio questa esperienza di comunità, insieme alla testimonianza ricevuta dalle famiglie delle vittime, a dare un senso a qualcosa che un senso non pare averlo. C’è come la sensazione che, durante i giorni del dolore, negli animi sconvolti, lacerati come la terra dissodata dall’aratro, sia seminato qualcosa di buono, da riconoscere e custodire, di cui andare grati.

Innanzitutto la testimonianza ricevuta dalle famiglie, a mostrare che l’amore è più forte della morte, perché comunque capace di continuare a dare vita.

I genitori di Antonella e Barbara hanno dato la disponibilità all’espianto per la donazione degli organi delle loro figlie ed hanno indicato di destinare le somme offerte in memoria per l’acquisto da parte della Misericordia di un mezzo per il trasporto dei bambini disabili. Ma dare la vita ha significato anche non chiudersi nel proprio dolore, essere  capaci di farsi carico della situazione altrui. Durante la veglia di preghiera ha colpito la mamma di una delle ragazze che ha rivolto il suo primo pensiero all’amico della figlia che era alla guida dell’auto, per assicurarlo che non c’era nei suoi confronti alcun sentimento di rancore, ma solo affetto. Parole umanamente difficili da dire, ma percepite vere perchè pronunciate con sincerità. Non è mancato chi ha desiderato ringraziare pubblicamente per questa testimonianza.. Mi è tornato alla mente quanto diceva un caro amico sacerdote:“La fede non ti toglie i problemi, ma ti da una forza in più per affrontarli”. E le famiglie delle due ragazze hanno affrontato la prova con dimostrazione di grande solidarietà, nella comune scelta di un stile sobrio e misurato e nella condivisione della celebrazione delle esequie.

Accanto alle famiglie è stato presente anche un intero paese. Anzi una comunità, realizzata oltre i confini (interni ed esterni) di San Piero. Comunità anche di fede. Un gran numero di persone la sera della veglia come il giorno dei funerali ha seguito con partecipazione le celebrazioni. Tanti, non trovando posto nella pieve, hanno gremito il sagrato fino ad occupare la pubblica via. E’ stata l’immagine di una chiesa che non è l’edificio che separa il sacro dalla vita, ma una comunità di persone che, nella condivisione di esperienze, costruisce un “luogo” bello da abitare.

La cronaca potrebbe forse aggiungere tanti piccoli dettagli per descrivere con maggiori particolari i giorni di dolore vissuti a San Piero all’inizio di luglio per la morte di Barbara e Antonella.

Con tutta la difficoltà ed il pudore che si prova nel ricordare l’accaduto, anzitutto per il rispetto delle persone che più direttamente sono state coinvolte, ho accolto l’invito rivoltomi non riuscendo ad appuntare che queste disordinate riflessioni.

Dobbiamo un po’ tutti essere reciprocamente grati per l’aiuto che possiamo darci per riuscire a vedere quell’essenziale così spesso invisibile agli occhi. Come lo sono Barbara e Antonella, così lontane a proseguire il loro viaggio di eterna giovinezza eppure ancora così vicine a noi.

 

Fabio Berti

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2008

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