Adriano Gasparrini
Barberino di Mugello, una storia millenaria
Non
c’è nel Mugello o anche nella Val di Sieve e non per ultimo nella Valle del
Santerno (o Alto Mugello come dir si voglia), un paese piccolo o grande,
comprese anche alcune importanti frazioni, che non abbia raccolta in un libro la
sua storia, la sua tradizione, le sue radici, civili, sociali e religiose; tanti
da perderne il conto.
Alla ricerca dell'identità
L'ultimo libro di Adriano Gasparrini, Barberino di Mugello. Una storia millenaria, supera, a mio parere, la linea di confine a cui siamo giunti nel corso degli ultimi vent'anni. Alle nostre spalle c'è il solido ormeggio intorno al quale abbiamo costruito la nostra identità, la nostra memoria, l'immagine della nostra “città”; di fronte, nuove sfide, nuove paure, nuove risposte.
Dai libri precedenti su Barberino – e ne ricordo di molto ben fatti sul Ventennio e sulla guerra di Liberazione – il libro di Gasparrini si distacca radicalmente. Non solo per il “concept” del libro, non animato da un preciso intento storiografico in qualche misura “ideologico” ma più semplicemente illustrativo e descrittivo, ma per l'ampiezza dell'indagine, per l'inedita scelta di organizzare la materia in un grande repertorio che ognuno può esplorare senza bussola, senza seguire un vero filo conduttore e senza dover configurare un “senso” nelle cose descritte. È un libro (ben fatto) “senza senso”, e perciò, oggi, utilissimo.
Quando intervenni alla sua presentazione, con tanta gente conosciuta che affollava il teatro, mi tornò alla mente che anche poche settimane prima, in occasione della proiezione di un documentario sul Mugello realizzato da Mauro Strada, la sala mi si era presentata gremita di pubblico. Come nasce – pensai – un interesse popolare così vasto per questo tipo di “narrazioni”? Certamente sta risalendo - dal basso, autentico - un forte interesse per le proprie origini, per il luogo dove si è nati e dove scorre la nostra vita; ma anche le tensioni prodotte da una realtà nuova, globale, di cui non abbiamo il pieno controllo e che non porta soltanto vantaggi ma anche drammatiche contraddizioni, ci spingono a preparare con cura il bagaglio con le cose che dovremo portare con noi per affrontare il lungo viaggio.
E se il libro di Gasparrini si propone come un “repertorio senza senso” di ciò che la storia e la natura ha lasciato intorno a noi, allora è chiaro che spetta a noi, mugellani vecchi e nuovi, riorganizzare la nostra identità in trasformazione, saldare il vecchio col nuovo. A partire da ciò che c'è: animali, alberi, ville, chiese, fabbriche, strade, uomini e donne. Tutti con la loro “storia” proiettati nel grande caos del futuro al quale spetterà a noi dare un senso, se ne saremo capaci.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2008

