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La copertina di questo mese
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Articoli STORIA
 ARTE - CULTURA

Appunti e memorie 
sulla storia di Barbiana

 di Nereo Liverani

Panorama di Barbiana, foto di Andrea LapiNella sera di luglio scendo da Ronta a Borgo San Lorenzo e vedo davanti le pendici settentrionali del Monte Giovi, verdi e illuminate di sole. Distinguo San Cresci, Campestri, Monte Sassi e Barbiana. Penso alla scuola di don Lorenzo Milani e a una stele di marmo che vicino a Barbiana ricorda la strage di Padulìo al passaggio del fronte nel 1944,. Si dice anche Padulivo ma il nome è proprio questo, Padulìo, perché un torrente formava una piccola palude. Al posto dello stagno oggi ci sono alcuni laghetti. Tra le vittime inermi di quella strage del 1944 c’erano i genitori di alcuni miei amici d’infanzia. Il sacrificio di quegli innocenti, narrato in un libro da don Rino Bresci con impressionanti ricordi, rese Barbiana una piccola e dolorosa “Marzabotto” del Mugello.

I Liguri ed Annibale – Guardo e noto: quelle pievi e quei paesini sono allineati a metà delle pendici del Monte Giovi su una lunga striscia di fertile terreno pianeggiante che nella preistoria era la sponda di un profondo lago. Barbiana è là, dove quella terrazza naturale si va a congiungere con l’altura di Monte Sassi. Ricordo che a Monte Sassi  già nel 1940 ho sentito  parlare di un popolo antico, di agricoltori, pastori, zatterieri che avevano un focolare la dove sono stati ritrovati ora i resti archeologici di Poggio Colla. Chi era questo popolo? A Calenzano un sentiero conserva il nome di “Via dei Liguri”, Conduceva verso il paese dei “Liguri Mucelli”.  Si sa che i Liguri, poveri ma fieri, indicarono ad Annibale i sentieri segreti per aggirare le legioni romane che pochi anni prima erano entrate nei loro territori. I Liguri speravano di farsi amico Annibale nella difesa della loro ancestrale indipendenza. Una linea sembra collegare i luoghi che conservano memoria del passaggio del generale cartaginese o almeno di suoi reparti: l’Osteria Bruciata sopra l’Appennino, il Canto di Annibale a Borgo San Lorenzo, i Ponti di Annibale a Sagginale. La pista scavalca a Barbiana il crinale che unisce Monte Sassi a Monte Giovi, lungo un itinerario naturale formato proprio dall’antica sponda di quel lago preistorico e poi raggiunge un altro “ponte di Annibale”  poco a valle della Rufina.

Il genocidio di Silla – Nell’80 avanti Cristo le truppe aristocratiche di Silla batterono a Faenza l’esercito governativo e popolare di Mario. I fuggiaschi furono aiutati dai Liguri e dai Fiesolani. La vendetta dei Sillani ebbe il carattere di un genocidio. Di recente gli insegnanti della scuola media di Montemurlo hanno raccolto un’antica leggenda: diceva che i Fiesolani sopravvissuti alla strage di Silla si erano rifugiati sui colli tra Prato e Pistoia.. Per Barbiana continuò a passare un itinerario, stando alla memoria conservata nella vicina frazione del Lastrico, segno di una strada lastricata. Nel 1943 vidi alla Rocca di Campestri un fontanile con una grande vasca simile a quelli che già in antico servivano per dissetare gli uomini e le cavalcature. Le donne di montagna vi lavavano i panni, i ragazzi in estate vi facevano ridendo gelidi tuffi.

Dai Goti ai Longobardi  Gli Ubaldini, antichi signori del Mugello, nelle loro memorie familiari trascritte nel XVI secolo si vantarono di discendere da quei Goti che in questa terra si batterono contro i Bizantini, ultimi rappresentanti del potere di Roma. Ma sul Monte Giovi si insediò un altro popolo, quello dei Longobardi. Pare che il nome di Barbiana, come altri simili, abbia indicato nell’uso longobardo un possesso acquistato per eredità familiare, appartenuto ad uno zio. Il culto per Sant’Andrea, l’apostolo titolare della chiesa di Barbiana, fu diffuso nel VII secolo dai monaci Basiliani, in fuga dall’Oriente e accolti dai Longobardi appena convertiti al Cattolicesimo. Gli stessi Basiliani diffusero i mulini a ritrecine, la coltivazione intensiva dei castagneti e l’uso della farina di castagne.

I Guidi e la distruzione di Barbiana nel 1136 –  Francesco Niccolai nella sua guida del Mugello riferisce che una leggenda tramandava la memoria della distruzione dell’antica pieve di Sant’Andrea a Barbiana detta “a Poggio Cavaliere”. Si può fare un’ipotesi. Il Monte Giovi. intorno all’anno Mille, divenne territorio di collegamento tra i possessi che i conti Guidi, da poco riconosciuti nobili,  avevano in Romagna e nel Casentino con quelli nel Pistoiese. Dai documenti raccolti da Robert Davidsohn è certo che nel 1136 passò per il Monte Giovi l’esercito dell’imperatore Lotario e del genero, Enrico il Superbo, duca di Baviera, che incontrò imprevista opposizione. Furono abbattuti tre castelli dei conti Guidi, mai stati molto amici degli imperatori, e fu punita atrocemente la popolazione inerme. A qualche centinaio di metri dalla Pieve c’è il Castello di Barbiana, bella casa colonica che nasconde tra le mura una piccola rocca feudale. Uno scavo nella cantina ha fatto ritrovare casualmente le pietre di un precedente castelletto che appaiono poco logorate dal tempo, come se la remota rocca fosse stata abbattuta dopo pochi anni dalla costruzione. Fatto spiegabile se le pietre appartennero a una delle rocche allora abbattute.

La fondazione di Vicchio  La fiera opposizione a Lotario era il segno di tempi nuovi che determinò in Toscana nel XIII secolo con le libertà comunali anche un forte incremento demografico. Sul Monte Giovi furono costruite le pievi di San Donato al Cistio, San Pier Maggiore a Pimaggiore, San Martino a Scopeto, San Quirico a Uliveta. Leggermente più tarda è indicata San Romolo a Campestri. Fu ricostruita anche Sant’Andrea a Barbiana.

Il toponimo “Poggio a Cavaliere” riferito dalle leggende all’antica pieve può alludere alla posizione del luogo, a “cavallo” di un crinale. Ma nei testi più antichi il nome si legge in varie forme. Il “Libro di Montaperti” del 1260 elenca le comunità che offrirono grano per la spedizione dell’esercito fiorentino nel territorio senese e cita anche il popolo di “S.Andree de Curculiere” nel “Plebatus S.Martini in Viminiccio” (oggi Scopeto). Il conferimento fu di quattro staia, modesto ma non minimo.

Allora Barbiana apparteneva al “comune di Monte Sassi” che alla fine del secolo XIII chiese a Firenze la costruzione del Ponte a Vicchio. Il nome di “Vicchio” o “Viculus” indicava un antico e modesto villaggetto ma rimase al nuovo paese che il comune di Firenze fondò come suo avamposto nel Mugello e il maestro costruttore Batino di Cambiuzzo circondò nel Trecento di solide mura. Il “populus di S.Andrea de Calvaliore” era iscritto nel 1415 nella Lega di Vicchio che riuniva i villaggi intorno al nuovo paese.

Una “rivoluzione stradale” aveva fatto convergere verso Firenze tutte le antiche vie del contado fiorentino e cadde in disuso pure l’antica strada che da Barbiana scendeva al distrutto ponte di Dicomano. Il “Libro Vecchio di Strade” del 1461 elenca i popoli incaricati della manutenzione di vie nel territorio fiorentino: la gente di “S.Andrea a Colvolieri” e di S.Jacopo di Montauto aveva l’obbligo di mantenere in buono stato un lontano tratto della via da Firenze a Faenza, a Campomigliaio.

La chiesa di BarbianaLa nuova chiesa – Durante l’assedio di Firenze nel 1530 l’esercito spagnolo si accampò intorno a Vicchio dove resisteva la guarnigione fiorentina. E’ immaginabile che Barbiana sia stata saccheggiata. Si aggiunsero i danni del terremoto del 1542. Il popolo di Barbiana nel 1551 era appena di 38 anime.

Cominciò una modesta rinascita. Il 7 maggio 1568 l’odierna chiesa di Barbiana fu consacrata dall’arcivescovo Antonio Altoviti in occasione della visita diocesana. Nel 1832 la popolazione era salita a 156 abitanti.

Il terremoto del 1919 –  Con l’unità d’Italia la “tassa sul macinato” portò la denutrizione anche tra la gente delle montagne toscane. La guerra del 1915 – 1918 e l’epidemia di influenza spagnola provocarono poi una vera falcidia tra i giovani. Si aggiunse nel 1919 il terremoto. Ancora nel 1940 vidi le baracche dove continuavano a vivere alcune famiglie.

La strage di Padulio – Ero a Vicchio l’8 settembre 1943 quando dopo l’armistizio tra gli Italiani e gli Alleati un reparto di avieri e allievi ufficiali della Scuola di guerra aerea delle Cascine si preparò a resistere con un paio di mitragliatrici a un temuto attacco delle  truppe germaniche. Verso la Futa ci furono alcuni combattimenti e anche da Vicchio si sentì rapidamente cessare il rumore delle esplosioni. Poco dopo una nuova Resistenza cominciò sui monti.

L’11 luglio 1944 le “SS” della divisione Goering in una rappresaglia uccisero un gruppo di cittadini inermi a Padulio. I loro nomi sono scritti sulla stele dove comincia l’ultima salita per Barbiana.

La scuola di Barbiana – E’ possibile che anche Angelo Roncalli abbia avuto notizia della strage di Padulìo quando venne in villeggiatura estiva a Riconi, tra Vicchio e Dicomano, mentre era ancora cardinale e nunzio apostolico a Parigi: se ne ebbe un racconto il futuro papa pregò certamente per quelle vittime di guerra. Don Lorenzo Milani arrivò priore a Barbiana nel 1954. L’esperienza ebbe fine nel 1967. Pochi anni dopo don Milani fu sepolto nel piccolo cimitero.

Nel tramonto di luglio guardo ancora Monte Giovi. Rifletto su questa lunga storia di una pieve e della sua gente. Per me non si può parlare della Scuola di Barbiana se prima non si richiama alla mente anche la stele dei Caduti di Padulìo, un po’ nascosta tra il verde delle felci che le crescono intorno ma ancora oggi ornata di fiori freschi deposti da chi non dimentica quei martiri.

Nereo Liverani

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2002
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