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A BARBIANA UNA MARCIA PER LA SCUOLA

Tre domande sulla marcia

Domenica 19 maggio scorso alcune migliaia di persone, venute da tutt’Italia hanno partecipato alla marcia da Vicchio a Barbiana “per la qualificazione e il rilancio della scuola per tutti e per ciascuno, per la garanzia dei diritti di cittadinanza sociale delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi”.

Ci permettiamo qui, ripromettendoci di ritornare in modo più diffuso sull’argomento, di sollevare tre dubbi.

1)     Interessa più il futuro della scuola e il suo effettivo miglioramento, o la polemica politica? Di fatto, così i giornali hanno presentato la marcia, si è trattato di una manifestazione contro la Riforma Moratti. Fa però riflettere quanto hanno evidenziato i giovani del Social Forum Mugello che hanno parlato di “operazioni mistificatorie”, ricordando che anche la riforma Berlinguer, poi bloccata dall’attuale governo, aveva molti punti critici e negativi, ed era stata decisa in modo molto verticistico. Eppure, sulla riforma Berlinguer, non ci pare siano state fatte né marce, né girotondi e nemmeno assemblee di genitori e documenti dei consigli comunali.

2)     E’ sufficiente, per contribuire a una vera crescita del sistema formativo del nostro Paese, lanciare parole d’ordine generali “una scuola laica e pubblica, una scuola della ricerca, della cooperazione, per l’uguaglianza delle opportunità”, “vogliamo confermare il valore costituzionale e democratico della nostra scuola, nata dalla Liberazione e figlia di valori comuni per tutti: libertà, uguaglianza, pluralismo, solidarietà”, oppure è necessario uno sforzo, onesto, senza paraocchi o strumentalizzazioni, per definire i modi concreti per adeguare la scuola alle necessità dei giovani d’oggi? La proposta di riforma ha sicuramente vari aspetti, anche rilevanti, da rivedere. E, prima di approvarla, è necessario il coinvolgimento e l’apporto di tutti, degli operatori scolastici come delle famiglie e degli studenti. Proposte improntate alla logica e al buonsenso devono essere accolte. Il muro contro muro, le polemiche a senso unico, finiscono per portare a risultati peggiori.

3)     Don Milani oggi sarebbe ancora all’opposizione. E lo sarebbe stato anche ieri, con l’altro governo. Non lo si usi per operazioni politiche. Anche perché le sue “provocazioni” oggi sarebbero dirompenti rispetto a tutti i conformismi. Compreso di quelli di chi vorrebbe arruolarlo. Un esempio solo. L’appello della marcia parla di scuola “laica e pubblica”. Si legga allora cosa scriveva davvero don Lorenzo.

Alcuni partecipanti alla marcia nell'aula di don Milani a Barbiana. Si riconoscono il vicesindaco di Firenze Matulli, l'ex-ministro Berlinguer, il sindaco di Vicchio Bolognesi"Certo è che oggi lo scandalo più grosso non è che pochi ebrei o protestanti come contribuenti siano costretti a aiutare anche qualche scuola di preti, ma piuttosto che milioni di contribuenti cristiani e poveri siano costretti come contribuenti a finanziare una scuola di stato profondamente anticristiana, profondamente antioperaia e anticontadina".

"Non muoverei dunque oggi un dito in favore della scuola di stato dove non regna nessuna ‘libertà d'idee’, ma solo conformismo e corruzione... Non c'è dubbio per me che sarebbero migliori quelle dei preti perché l'amore di Dio è in sé migliore che la coscienza laica o l'idea dello stato o del bene comune".

"La scuola di Barbiana ha 20 allievi, nessuno figlio di papà, è dei preti, non ha dallo stato nessuna sovvenzione, ma anzi aperta opposizione ed è senza ombra di dubbio l'unica scuola funzionante di tutto il territorio della Repubblica". Non sono professionalmente qualificate? "A Firenze per esempio non è neanche da mettersi in discussione il dato di fatto che l'unica scuola socialmente e tecnicamente progredita è una scuola di preti: la Madonnina del Grappa. Il fatto che lo Stato coi soldi dei contribuenti non l'aiuti è semplicemente scandaloso". Sono integraliste? "Nella mia scuola i poveri vengono educati con più "laicismo" (se laicismo significa rispetto della verità) di quel che non abbia questo numero del giornale."

Don Lorenzo Milani

da uno scritto del 1961, su Giornale Scuola, "periodico di lotta contro l'analfabetismo" fondato da Capitini a Perugia. Il quarto numero del foglio (finanziato da Pci e Psi) attaccava gli istituti religiosi "che impongono agli scolari le loro idee reazionarie", e questo provoca la reazione di don Milani © il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 2002

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