INTERVISTA
Il sindaco
“bianco”

Lo scorso
A
mente fredda, qual è stato il segreto della tua vittoria?
Credo che i marradesi dopo
15 anni di amministrazione di sinistra volessero cambiare. Credo poi che molto
abbia contribuito la lista, aperta alla cosiddetta società civile, con molti
indipendenti, e tutti rappresentativi delle realtà locali.
Rispetto alla tua precedente esperienza amministrativa, oggi è più facile o
difficile fare il sindaco?
Oggi
per certi versi è più facile, perché con l’elezione diretta ti eviti faticose
mediazioni. Il sindaco ha più autonomia e autorevolezza, forte dell’elezione
diretta, a differenza di prima, quand’era frutto di mediazioni tra i partiti,
tanto che non sempre faceva il sindaco il più amato dalla gente. Ora invece
constato che la gente fa riferimento al sindaco, vogliono parlare prima di tutto
col sindaco. Di contro, sono aumentate le competenze, si opera in una realtà più
complessa, e i bisogni, le attese ed anche le pretese della gente non sono
poche. E nessuno crede più alle promesse, ma si vogliono vedere, giustamente, i
fatti.
Come ci si trova ad
essere sindaco “bianco”, l’unico sindaco udc in provincia di Firenze, in un
Mugello ancora quasi tutto “rosso”?
Bisogna dire che Marradi,
così come gli altri comuni dell’alto Mugello ha una lunga tradizione di sindaci
democratici-cristiani. Ma certo la mia elezione certo fatto notizia, visto che
in provincia sono l’unico sindaco, oltre a quello di Palazzuolo, a non essere di
sinistra. Questo ti dà una responsabilità più grande. Comunque voglio essere il
sindaco di tutti i marradesi, non voglio far pesare la mia estrazione politica,
e intendo lavorare nell’interesse di tutta la comunità, anche di chi non mi ha
votato. Del resto il fatto di non essere politicamente omogeneo per ora non
pesa: con i colleghi del Mugello vi è un buon rapporto, cordiale e di
collaborazione.
Quali sono state le maggiori difficoltà che finora hai incontrato, e quali le
prime soddisfazioni?
Intanto l’amministrazione
uscente, troppo litigiosa con imprese e cittadini, ci ha lasciato un mare di
cause aperte, e con fatica stiamo cercando di chiuderne qualcuna. Poi c’è la
famosa finanza derivata, nella quale il
E’ un consiglio anche per i cittadini del Mugello?
Il
cambiamento, l’alternativa sono il sale della democrazia. Se amministrano sempre
i soliti c’è rischio di stasi, i difetti crescono. Invece il cambio della
guardia, ogni tanto, fa bene. Fa bene a tutti, vincitori e vinti, perché anche
l’opposizione è salutare.
Cos’è che spinge a fare il sindaco?
L’amore per il proprio paese. Fin da ragazzo mi sono sempre impegnato nel
sociale e nel politico. spinto dalla mia formazione di cattolico. Fin da ragazzo
don Nilo Nannini –che considero il mio maestro- ci insegnava che non è giusto la
sera rimanere davanti alla televisione in pantofole, ma è più giusto e più bello
uscire, ritrovarsi, lavorare insieme per gli altri, per cercare di dare un
contributo alla crescita della comunità, per aiutare gli altri. E mi ha
insegnato che la politica è lo strumento primario per risolvere i problemi della
società. Fare il sindaco è anche motivo di orgoglio, ma preminente è la
soddisfazione a mettere a disposizione della tua comunità la tua esperienza,
impegno, tempo. Costa sacrificio, è un impegno quotidiano, a tempo pieno, se lo
vuoi far bene. E io sono fortunato, perché ho una famiglia che condivide questo
impegno e mi sostiene, e perché ho una squadra di assessori bravi, determinati e
motivati, anche se al sindaco, che deve essere strumento di raccordo, il tempo
non basta mai. E’ un’esperienza molto bella, soprattutto è bello e gratificante,
faticoso, ma positivo, il contatto con i cittadini.
Oggi per la politica non sono tempi facili. Ed è difficile trovare giovani
disposti ad impegnarsi. Che ne pensi di questa lontananza tra cittadini e
politica e ancor più tra giovani e politica?
E’ vero: noi amministratori
talvolta rischiamo di pensare di salire su un piedistallo, finiamo per non
metterci più in discussione, rischiamo di sentirci superiori. Dagli uomini
politici, la gente vuole esempi concreti, non enunciazioni e proclami. In
politica ci vuole più umiltà, l’umiltà di metterci in discussione, di non avere
paura del confronto, e anche quella, quand’è necessario, di metterci da parte.
Ma quello che conta davvero è la fedeltà alla parola data. Se mi impegno per una
cosa, devo fare il possibile per realizzarla. Purtroppo, invece, spesso la
politica dice tanti sì e poi le cose non le fanno. Questo allontana
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2008

