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INTERVISTA A PAOLO BASSETTI, NUOVO SINDACO DI MARRADI

Il sindaco “bianco”

Paolo Bassetti sindaco di Marradi

Lo scorso aprile Paolo Bassetti è stato eletto sindaco di Marradi. Già lo era stato negli anni ’90, ma stavolta è stata una sorpresa. Sostenuto da Pdl e Udc, il “democristiano” Bassetti –finora anche capogruppo UDC in consiglio provinciale- ha guidato al successo una lista molto rappresentativa, ed è riuscito nella difficile impresa di ribaltare un risultato che sembrava già scritto: rispetto alle politiche scrutinate poche ore era sotto, rispetto al centrosinistra, di 300 voti, e alla fine, nell’urna comunale, si è trovato vittorioso, sopravanzando di 107 voti la lista PD-Socialisti-Rifondazione guidata dal sindaco uscente Graziano Fabbri (PD).

 

A mente fredda, qual è stato il segreto della tua vittoria?

Credo che i marradesi dopo 15 anni di amministrazione di sinistra volessero cambiare. Credo poi che molto abbia contribuito la lista, aperta alla cosiddetta società civile, con molti indipendenti, e tutti rappresentativi delle realtà locali.

Rispetto alla tua precedente esperienza amministrativa, oggi è più facile o difficile fare il sindaco?

Oggi per certi versi è più facile, perché con l’elezione diretta ti eviti faticose mediazioni. Il sindaco ha più autonomia e autorevolezza, forte dell’elezione diretta, a differenza di prima, quand’era frutto di mediazioni tra i partiti, tanto che non sempre faceva il sindaco il più amato dalla gente. Ora invece constato che la gente fa riferimento al sindaco, vogliono parlare prima di tutto col sindaco. Di contro, sono aumentate le competenze, si opera in una realtà più complessa, e i bisogni, le attese ed anche le pretese della gente non sono poche. E nessuno crede più alle promesse, ma si vogliono vedere, giustamente, i fatti.

Come ci si trova ad essere sindaco “bianco”, l’unico sindaco udc in provincia di Firenze, in un Mugello ancora quasi tutto “rosso”?

Bisogna dire che Marradi, così come gli altri comuni dell’alto Mugello ha una lunga tradizione di sindaci democratici-cristiani. Ma certo la mia elezione certo fatto notizia, visto che in provincia sono l’unico sindaco, oltre a quello di Palazzuolo, a non essere di sinistra. Questo ti dà una responsabilità più grande. Comunque voglio essere il sindaco di tutti i marradesi, non voglio far pesare la mia estrazione politica, e intendo lavorare nell’interesse di tutta la comunità, anche di chi non mi ha votato. Del resto il fatto di non essere politicamente omogeneo per ora non pesa: con i colleghi del Mugello vi è un buon rapporto, cordiale e di collaborazione.

Quali sono state le maggiori difficoltà che finora hai incontrato, e quali le prime soddisfazioni?

Intanto l’amministrazione uscente, troppo litigiosa con imprese e cittadini, ci ha lasciato un mare di cause aperte, e con fatica stiamo cercando di chiuderne qualcuna. Poi c’è la famosa finanza derivata, nella quale il comune di Marradi si era avventurato, che stan cominciando a crearci  problemi, visto che ci stiamo rimettendo quel poco che era stato guadagnato agli inizi. Tra le soddisfazioni, dico che all’interno del Palazzo comunale c’è un’ottima squadra, dipendenti con entusiasmo e voglia di fare, molto collaborativi. E sono contento del rapporto con i cittadini, che si aspettavano un contatto più diretto con i loro amministratori. Riportare il Palazzo più a misura di paese è uno dei nostri impegni: abbiamo riaperto il comune di sabato, gli amministratori sono presenti e disponibili a incontrare i cittadini. Naturalmente questo non è sufficiente, ma intanto questo cambiamento viene apprezzato. La gente mostra attesa, con simpatia. Si sente la voglia di una ventata di aria nuova. Ce n’era bisogno.

E’ un consiglio anche per i cittadini del Mugello?

Il cambiamento, l’alternativa sono il sale della democrazia. Se amministrano sempre i soliti c’è rischio di stasi, i difetti crescono. Invece il cambio della guardia, ogni tanto, fa bene. Fa bene a tutti, vincitori e vinti, perché anche l’opposizione è salutare.

Cos’è che spinge a fare il sindaco?

L’amore per il proprio paese. Fin da ragazzo mi sono sempre impegnato nel sociale e nel politico. spinto dalla mia formazione di cattolico. Fin da ragazzo don Nilo Nannini –che considero il mio maestro- ci insegnava che non è giusto la sera rimanere davanti alla televisione in pantofole, ma è più giusto e più bello uscire, ritrovarsi, lavorare insieme per gli altri, per cercare di dare un contributo alla crescita della comunità, per aiutare gli altri. E mi ha insegnato che la politica è lo strumento primario per risolvere i problemi della società. Fare il sindaco è anche motivo di orgoglio, ma preminente è la soddisfazione a mettere a disposizione della tua comunità la tua esperienza, impegno, tempo. Costa sacrificio, è un impegno quotidiano, a tempo pieno, se lo vuoi far bene. E io sono fortunato, perché ho una famiglia che condivide questo impegno e mi sostiene, e perché ho una squadra di assessori bravi, determinati e motivati, anche se al sindaco, che deve essere strumento di raccordo, il tempo non basta mai. E’ un’esperienza molto bella, soprattutto è bello e gratificante, faticoso, ma positivo, il contatto con i cittadini. 

Oggi per la politica non sono tempi facili. Ed è difficile trovare giovani disposti ad impegnarsi. Che ne pensi di questa lontananza tra cittadini e politica e ancor più tra giovani e politica?

E’ vero: noi amministratori talvolta rischiamo di pensare di salire su un piedistallo, finiamo per non metterci più in discussione, rischiamo di sentirci superiori. Dagli uomini politici, la gente vuole esempi concreti, non enunciazioni e proclami. In politica ci vuole più umiltà, l’umiltà di metterci in discussione, di non avere paura del confronto, e anche quella, quand’è necessario, di metterci da parte. Ma quello che conta davvero è la fedeltà alla parola data. Se mi impegno per una cosa, devo fare il possibile per realizzarla. Purtroppo, invece, spesso la politica dice tanti sì e poi le cose non le fanno. Questo allontana la gente. Superficialità e spocchia sono brutte cose. Ai giovani direi però di non farsi spaventare dai difetti dell’attuale politica, e di provare a impegnarsi: è bello, fa crescere, è un servizio significativo. Certo non è facile, perché la politica ha più quaresime che Pasque, ma le Pasque ti ripagano della quaresima. Vale la pensa impegnarsi a servizio della comunità anche attraverso la politica. E’ più bello dare che ricevere, ce lo hanno insegnato, ed è vero.

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2008

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