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E’ morto Mauro Bettarini, per tanti anni preside del liceo borghigiano

RICORDO DI UN AMICO

Mauro Bettarini era nato dalle parti di Montepulciano. Della campagna senese, che certo aveva nel cuore, più che gli splendori estivi ricordava gli inverni, e le sue camminate mattutine di bambino infreddolito da casa a scuola. Doveva abitare in un luogo piuttosto isolato, dove non c'erano altri bambini a cui accompagnarsi e con i quali fare la strada assieme, chiacchierando e scherzando rumorosamente. Almeno, io me lo sono raffigurato così, un bambino piuttosto silenzioso e assorto nei suoi pensieri, mentre cammina lungo una viottola di campagna.

Era rimasto orfano presto, ed in Toscana aveva vissuto l'infanzia e la prima giovinezza con la madre e la sorella maggiore. La madre, maestra, si era più tardi risposata e si erano tutti trasferiti a Conegliano, nel Veneto, dove era poi nata la sorella Carla, Mauro si era laureato all'Università di Padova, ed aveva conosciuta quella che sarebbe divenuta sua moglie.

Quell'immagine di bambino io la ritrovavo nella persona adulta, nella sua serietà e riservatezza, nel modo attento e impegnato con cui affrontava le vicende della vita, che si trattasse della famiglia o della scuola, dell'insegnamento o della direzione degli istituti di cui era stato preside. Questo non significa che fosse anche una persona seriosa e supponente. Al contrario, godeva della compagnia delle persone a cui teneva, aveva considerazione dell'amicizia, era sinceramente e ammirevolmente modesto, apprezzava il piacere dello stare insieme e della buona conversazione. Era mite, cordiale, festoso.

Arrivò a Borgo nel 1969, con la sua Maria Luisa incinta dei primo figlio. lo e mia moglie li conoscemmo poco tempo dopo il loro arrivo, in casa Cesarini. Noi avevamo i figli piccoli, e la comune condizione di giovani genitori ed i connessi problemi, ed un comune modo di intendere la vita, avviarono un'amicizia che si è mantenuta e rafforzata nel tempo. In questi trent'anni e più, le nostre famiglie sono state vicine, abbiamo passato molto tempo insieme, abbiamo condiviso interessi ed esperienze.

Non ho la pretesa di celebrare in questa sede i meriti di Mauro Bettarini come docente e studioso. Altri potranno farlo meglio di me. A me preme solo ricordare l'amico, tentarne un sintetico profilo morale ed umano, aspetti nei quali posso dire di aver conosciuto Mauro da un osservatorio privilegiato, quello appunto di una lunga e intensa amicizia.

Dovendo allora definirne un'immagine da affidare alla memoria, sento immediata e spontanea quella di un uomo sostanzialmente felice, per quanto la parola felicità possa attagliarsi alla nostra condizione. Deduco questa "felicità" dal fatto che ha avuto quello che, secondo me, desiderava più di ogni altra cosa, e cioè il calore della famiglia e il piacere (non saprei usare un'altra espressione) di poter studiare, conoscere, imparare.

La sua più grande soddisfazione interiore la traeva proprio dallo studio, dalla lettura, dalla ricerca, dalla scrittura. Possedeva, naturalmente, gli strumenti necessari, e cioè la preparazione profonda e costantemente accresciuta ed aggiornata, ed il metodo sviluppato con l'esperienza. Così, dal suo amato tavolo di lavoro, nella sua casa, circondato dalla sua famiglia e dai suoi adorati libri, poteva viaggiare per luoghi inesplorati, fare sorprendenti conoscenze e acquisizioni, raggiungere nuovi mondi, vivere ineffabili avventure.

Quanto questo fosse importante per lui, e quanto lo abbia aiutato, lo si è visto nel tempo duro della malattia, quando la sua vasta cultura e la sua curiosità intellettuale, viva fino all'ultimo, hanno costituito, assieme all'affetto dei familiari ed al conforto di una Fede radicata, un validissimo sostegno, una vera e propria terapia per attenuargli la fatica e la sofferenza del difficile cammino verso la méta di tutti.

Ha scritto Ennio Flaiano, che pure ebbe in sorte anche grandi dolori, che la felicità consiste nel desiderare ciò che si possiede. Credo che Mauro abbia desiderato e vissuto questa felicità, e sono sicuro che la vive ora in tutta la sua pienezza, mentre si aggira incantato nella sterminata biblioteca di Dio, immerso finalmente nella Sapienza che non conosce limiti.

Gianfranco Manfriani  
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2003

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