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DIGA DI BILANCINO, UN'INAUGURAZIONE A META'
Ma cosa festeggia la Regione?

Gino Batisti, attuale capogruppo del PPI a Scarperia e in Comunità Montana, è un testimone di lunga data della vicenda di Bilancino, avendo fatto parte per oltre un decennio, come rappresentante della minoranza DC, dell'organismo incaricato di gestire la realizzazione dell'invaso. E per molti anni, insieme al suo collega di partito Lotti, ha evidenziato carenze, ritardi ed errori. Il giorno dell'inaugurazione Batisti a Bilancino non c'era: "Beh -dice-, in verità non sono stato invitato... E comunque questa cerimonia mi è apparsa un fatto anacronistico. Di solito le inaugurazioni si fanno quando le opere sono terminate,, quando sono in grado di entrare in funzione, e non quando è finito solo un pezzo. E dal terminare Bilancino mi pare si sia ancora lontani: davvero una cosa senza senso".

bilancino senz'acquaBatisti sulla storia dei lago scrisse a suo tempo perfino un pamphiet, provocatoriamente 'intitolato "Bilancino, un affare da mille miliardi", ma ora, durante l'inaugurazione si è perfino sostenuto che in fondo la diga è costata poco, ovvero nella norma. "Ricordo -dice Batisti- che quando nel 1988 affermammo che continuando a procedere come si stava procedendo sarebbero state superate tutte le previsioni di tempi e di spesa, andando ben oltre il 1989 e i 500 miliardi, a fronte dei 290 previsti, negli organi dello Schema 23 raccogliemmo solo sarcasmi e incredulità, e all'esterno di tali organi nessuna attenzione. Giunti al 1996 e sfiorando ormai i 600 miliardi di spesa, mi pare che quella previsione fosse più che obiettiva e che gli errori gestionali e di direzione politico-amministrativa della maggioranza PCI-PSI-PLI cui ne facevamo risalire la responsabilità, fossero più che fondati".

Gli errori: un capitolo, che durante l'inaugurazione si è fatto di tutto per dimenticare. Ma errori, dice Batisti, non sono mancati. "In primo luogo quello commesso da chi ispirò e alimentò lo stato di conflittualità che la Regione non seppe o non volle mai dirimere e che, dopo aver investito i rapporti fra l'area mugellana e quella fiorentina e pratese, finì coi degenerare, investendo trasversalmente istituzioni e forze politiche e sociali. Una conflittualità che peraltro fu sorretta anche dalle inadempienze rispetto agli impegni assunti, con una impossibile convenzione realizzata fuori dal quadro progettuale e finanziario dell'opera e, verosimilmente, col solo proposito di salvaguardare il consenso."

Ma chi porta le responsabilità dei ritardi e dei maggiori costi di Bilancino? Il sindaco di Barberino parla dell'errore di aver affidato a un consorzio di comuni il compito di gestire la realizzazione di un'opera così complessa. "Non sono d'accordo -replica Batisti- perché il consorzio Schema 23 che cos'era se non l'espressione più democratica che avrebbe dovuto assicurare la migliore realizzazione dell'opera, avvalendosi delle strutture, esperienze e competenze tecnico-amministrative degli enti locali interessati e cioè ben 14 comuni fra i quali Firenze e Prato nonché la Comunità Montana del Mugello e quella dell'alto Bisenzio? Portando a fondo il ragionamento dei sindaco Cocchi giungeremmo alla conclusione che i comuni mancano della volontà o dell'idoneità a gestire la realizzazione delle opere pubbliche più significative. Gli errori che a suo tempo denunciammo e che oggi appaiono dimostrati sono piuttosto quelli dei successivo disimpegno che trasformò un consorzio tra comuni e comunità montane in un mero braccio operativo della Regione e in un comodo diaframma di protezione rispetto agli strali della pubblica opinione; sono quelli identificabili nel conformismo politico che portò a coprire l'immobilismo regionale, un disimpegno, quello della Regione che né i comuni, né la Comunità Montana dei Mugello, né la Provincia e né lo stesso consorzio -enti, ricordiamolo, tutti politicamente omogenei, ovvero a guida PCI-PDS- mai denunciarono in modo convinto ed efficace: questo è stato fortemente dannoso in vari momenti della storia di Bilancino, a cominciare dalla questione del reperimento degli inerti: fu la lunga assenza legislativa da parte della Regione a mettere in moto il perverso meccanismo del continuo annullamento dei programmi di cantiere, delle inadempienze contrattuali, delle perizie suppletive, delle revisioni prezzi, dei più costosi approvigionamenti e via dicendo".

Batisti termina giudicando inopportuni gli squilli di tromba, specie da parte della Regione Toscana: "Cosa si festeggia? Il completamento dell'opera mi pare sia una cosa doverosa, obbligata. Qualcuno forse poteva pensare di lasciare a metà Bilancino? Sarebbe stata una cosa da pazzi, dopo i tanti soldi spesi e la larga porzione di territorio mugellano sacrificato; ed anche perché, ne sono sempre stato convinto, l'invaso di Bilancino, è un'opera che ha una sua funzione positiva, un'opera di pubblica utilità". 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 1996

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