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Copertina mese di ottobre '08
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GLI ARTICOLI
storia e dintorni

DAI MANOSCRITTI DI LINO E PIO CHINI

Borgo allagato, nel 1844

L’alluvione del 4 novembre 1996. La grossa piena della Sieve ha invaso i campi della piana della Brocchi, di Lutiano e Olmi. Borgo San Lorenzo fu salvato dall’inondazione grazie alla bastionatura che fu innalzata a protezione del paese dopo l’alluvione del novembre 1844. (Foto Tassini)Fra breve Firenze ricorderà il 42° anniversario dell’alluvione (4 novembre 1966), quel tragico giorno in cui l’esondazione dell’Arno causò danni incalcolabili al patrimonio artistico e culturale. In questa rievocazione si ricorda l’altra infausta alluvione del 3 novembre del 1844, quando la stessa città del giglio fu notevolmente allagata, ma molti danni dovettero subire alcuni paesi del contado come Brozzi e Campi Bisenzio, ma sopratutto quelli gravissimi nel Mugello in generale e di Borgo San Lorenzo in particolare. Prendiamo spunto di queste note storiche inserite in Wikipedia per pubblicare alcuni manoscritti inediti che ricordano con minuziosi particolari quel che accadde nel capoluogo mugellano la notte del venerdì del 3 novembre 1844, tratti dai diari manoscritti di due fratelli, notissimi nell’iconografia paesana, come don Lino Chini lo storiografo del Mugello e del più giovane fratello Pio, ornatore e riquadratore, i quali con il babbo Pietro Alessio, la mamma Caterina Giovanini  (discendente diretta dello scrivente di queste note) e i fratelli Siro, Tito, Leto, Elio, Sabrina, Marina e Dario, abitavano in una palazzina in via de' Fossi (attuale p.le Curtatone e Montanara) dove all’epoca scorreva il torrente le Cale. Scrive don Lino Chini all’epoca decenne, era nato nel 1834, che poi riportò sulla sua storia mugellana:

 

Pianta topografica del 1848; intorno a Borgo si notano le bastionature ed a sinistra il torrente le Cale già nel suo nuovo corso. (Archivio A.Giovannini)“- Quei giorni vennero turbati da grave sciagura perché nel mese di novembre a cagione delle eccessive e dirotte pioggie fuor misura cresciuta e gonfiata la Sieve con tale impeto che allagò non solo i campi adiacenti e ruppe gli argini, muri e strade, ma quel di peggio inondò talmente il Borgo, che le case della contrada più vicina al fiume. Quelle del Mercato, di Malacova, dè Fossi, restarono sotto’acqua, la quale in certi luoghi alzò fino all’altezza di cinque braccia. Un vasto lago apparve da San Piero a Sieve fino a Vicchio e i poveri pigionali di Sagginale, urlanti sui tetti miseramente chiedevano aiuto e pane, fra lo scrosciare della pioggia e il battere delle onde mugghianti nelle pareti dei miseri abituri. Dopo due giorni ritiratosi le acque; incalcolabili i danni e per molto tempo infette di ciarpami e di putrida melma le vie, disselciate in più luoghi, povere famiglie, povera gente. Meno male che la nostra casa né Fossi era alta, perché al piano terra le stanze furono piene  di acqua che arrivava fino alla piazza dell’Oriuolo e al Poggio - “.

L’abitazione della famiglia Chini in via dè Fossi (attuale p.le Curtatone e Monatanara). Si nota sotto la terza finestra da sinistra la lapide, collocata nel 1903 dal Comune, in ricordo dello storiografo don Lino Chini,  restaurata e recuperata dalla famiglia che attualmente ci abita. (Foto A.Giovannini)Il più giovane fratello Pio (n. 1839) nel suo preziosissimo diario manoscritto scrive queste simpatiche note: “- Qui ora non mi ricordo d’altro che quando venne l’inondazione del novembre 1844. La notte mi destai e sentii mio padre Pietro che urlava a mia madre Caterina e al nonno  (Vincenzo Giovannini, falegname, babbo di Caterina. Ndr) dicendo che la Sieve a dato fuori, i contadini portano via le bestie dalle stalle e i bottegai vuotavano tutte le botteghe, è una gran piena, tre archi del ponte sono crollati, ma come arrivasse fin quassù (via dè Fossi.ndr) ce ne vuole. Ma la paura era tanta che ci vestimmo tutti e restammo alle finestre vedendo nella penombra le Cale in piena che dettero anch’esse di fora e tutti a bociare per la  paura e dal terrore  di restare affogati. Questa piena deve essere stata terribile  perché venne di notte e senza luna e tutti fuori gli uomini con le torce  a vento e noi si andò a dormire nell’aia del contadino detto del “duri”(questo” duri” era colono del conte Pecori Giraldi) e due giorni dopo si andò a vedere i muri atterrati dall’acqua come quello di “rolo” e del Bevenuti e si sentì dire che dopo poco vennero dè Signori da Firenze e con loro il Granduca per vedere il danno che aveva fatto l’acqua…-”:                             

Queste le testimonianze dirette di coloro (Lino e Pio Chini) che vissero in prima persona quelle giornate, i quali poi nel corso del tempo ricordarono sempre nei loro diari manoscritti, la costruzione del nuovo ponte a quattro larghe campate dell’ingegnere Antonio Lapi (il ponte abbattuto era quello mediceo costruito nel 1624), ma più che altro l’innalzamento della grande bastionatura in difesa del paese, ancora fortunatamente esistente e non per ultimo i lavori sul torrente le Cale  che fu deviato in via Marconi (transitava davanti all’attuale Bar Centrale, al  Bar Italia e andava diritto in Sieve), all’epoca via di Paliano, così chiamato per la presenza di un podere di proprietà delle Monache di Pieve detto appunto “Paliano”.

Aldo Giovannini

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2008

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