DAI MANOSCRITTI DI LINO E PIO CHINI
Borgo allagato, nel 1844
Fra
breve Firenze ricorderà il 42° anniversario dell’alluvione (4 novembre 1966),
quel tragico giorno in cui l’esondazione dell’Arno causò danni incalcolabili al
patrimonio artistico e culturale. In questa rievocazione si ricorda l’altra
infausta alluvione del 3 novembre del 1844, quando la stessa città del giglio
fu notevolmente allagata, ma molti danni dovettero subire alcuni paesi del
contado come Brozzi e Campi Bisenzio, ma sopratutto quelli gravissimi nel
Mugello in generale e di Borgo San Lorenzo in particolare. Prendiamo spunto di
queste note storiche inserite in Wikipedia per pubblicare alcuni manoscritti
inediti che ricordano con minuziosi particolari quel che accadde nel capoluogo
mugellano la notte del venerdì del 3 novembre 1844, tratti dai diari manoscritti
di due fratelli, notissimi nell’iconografia paesana, come don Lino Chini lo
storiografo del Mugello e del più giovane fratello Pio, ornatore e riquadratore,
i quali con il babbo Pietro Alessio, la mamma Caterina Giovanini
(discendente diretta dello scrivente di queste note)
e i fratelli Siro, Tito, Leto, Elio, Sabrina, Marina e Dario, abitavano in una
palazzina in via de' Fossi (attuale p.le Curtatone e Montanara) dove all’epoca
scorreva il torrente le Cale. Scrive don Lino Chini all’epoca decenne, era nato
nel 1834, che poi riportò sulla sua storia mugellana:
“-
Quei giorni vennero turbati da grave sciagura perché nel mese di novembre a
cagione delle eccessive e dirotte pioggie fuor misura cresciuta e gonfiata
Il
più giovane fratello Pio (n. 1839) nel suo preziosissimo diario manoscritto
scrive queste simpatiche note:
“- Qui ora non mi ricordo d’altro che
quando venne l’inondazione del novembre 1844. La notte mi destai e sentii mio
padre Pietro che urlava a mia madre Caterina e al nonno
(Vincenzo Giovannini, falegname, babbo di Caterina.
Ndr)
dicendo che
Queste le testimonianze dirette di coloro (Lino e Pio Chini) che vissero in prima persona quelle giornate, i quali poi nel corso del tempo ricordarono sempre nei loro diari manoscritti, la costruzione del nuovo ponte a quattro larghe campate dell’ingegnere Antonio Lapi (il ponte abbattuto era quello mediceo costruito nel 1624), ma più che altro l’innalzamento della grande bastionatura in difesa del paese, ancora fortunatamente esistente e non per ultimo i lavori sul torrente le Cale che fu deviato in via Marconi (transitava davanti all’attuale Bar Centrale, al Bar Italia e andava diritto in Sieve), all’epoca via di Paliano, così chiamato per la presenza di un podere di proprietà delle Monache di Pieve detto appunto “Paliano”.
Aldo Giovannini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2008

