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Ricordo di Bruno Gori,
il sindaco di Bilancino

Lo scorso 20 gennaio è scomparso Bruno Gori, dal 1982 al 1990 sindaco di Barberino di Mugello.
Abbiamo chiesto un ricordo all'attuale vicesindaco, Alberto Lotti, che volentieri ce lo ha inviato.

Bruno Gori, quando era sindaco, durante un convegno alla villa di CafaggioloHo conosciuto Bruno Gori all'interno della comune esperienza dei cattolici in politica. Che, all'inizio degli anni '70, era quasi esclusivamente l'esperienza della Democrazia Cristiana. Bruno non era un mugellano di nascita, e veniva da San Giovanni Valdarno, dove seppi che era stato tra i fondatori della locale Corale: non mi meraviglia, visto come sempre gli sono stati cari il canto, la poesia -tanto da avere una moglie poetessa- e i libri.

Fu lui, ricordo, a farmi conoscere una rivista "Cronache sociali", e fu lui ad introdurmi in queste letture non facili. Così, per un tratto, il percorso politico fu comune e intenso. Ricordo in particolare l'esperienza di un giornale locale, "Il Confronto", che per Barberino rappresentò uno strumento di dibattito molto efficace: le serate a correggere le bozze, lì alla tipografia Cardelli, le riunioni del gruppo, i più "anziani", come il dott. Caramalli, l'ing. Mengoni, altri più giovani come i fratelli Rossi, io, Bruno, e tutti guidati dal gran cocchiere che era Angiolino Tredici. Sentivamo con forza quello che facevamo, ne sentivamo il senso e la passione. Certo, erano tempi di forti ideologie contrapposte, ben diversi da quelli di oggi. Ancora ricordo l'attività in Consiglio Comunale, nel gruppo consiliare della DC, lui capogruppo, io giovane consigliere, ricordo i suoi interventi puntuali, precisi e rigorosi, preparati con cura, insieme, interventi che ci portavano via sere e sere di lavoro.

Poi le strade si divisero: dapprima il caso della guerra del Vietnam, che vide Bruno sempre più attento al filone politico-culturale dei cattolici del dissenso, filone per il quale aveva sempre manifestato interesse. Mi regalò "Lettera a una professoressa" di don Milani, e dalla dedica sul libro capii che avremmo camminato su strade diverse, lui, cattolico poi passato nelle fila del PCI. Del resto Bruno anticipò una scelta che poi anche noi, per certi versi, abbiamo fatto: ma con soggetti diversi -l'Ulivo-, in condizioni e tempi notevolmente diversi. Perché io continuo a ritenere che solo dopo il crollo del muro di Berlino le prospettive politiche siano cambiate radicalmente, mentre in precedenza il ruolo della DC di fronte al pericolo comunista è stato determinante. Restò l'amicizia e la stima; per una persona seria e rigorosa, timida e introversa: e ciò che non riusciva a esprimere con la parola, Bruno lo affidava ai suoi scritti. Tante volte, all'indomani di qualche riunione burrascosa, abbiamo trovato suoi scritti che spiegavano la sua posizione -non amava infatti accentuare conflitti e polemiche-, e chi è che non ha ricevuto qualche sua lettera?

Ricordo, infine, con piacere, la sua casa sempre aperta, la moglie Donella, dolce e determinata, i suoi figli Luca e Caterina, che ho rivisto così cresciuti il giorno del funerale. Funerale al quale c'era tanta gente, e tutta Galliano. Perché al di là delle idee e delle scelte, c'è il riconoscimento per l'impegno di Bruno a dare un contributo positivo, a cambiare la società, con impegno e passione nelle istituzioni. Non a caso, ritiratosi dalla politica, già malato, si impegnò fortemente nel sociale. E non a caso la sua ultima decisione è stata quella di chiedere non fiori, ma offerte per una casa-famiglia a Mosca, che la famiglia Gori ha di recente "adottato".

ALBERTO LOTTI

il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2001
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