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La copertina di questo mese
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TESTIMONIANZE

Di ritorno da un'esperienza straordinaria

A CALCUTTA, CON IL "FILO"

Siamo molto, molto contenti. L’idea di promuovere un viaggio a Calcutta è andata a buon fine. Il viaggio si è tenuto, tutto è andato bene, ma soprattutto siamo felici di aver dato la possibilità a 26 persone di fare questa esperienza forte e significativa.

 

Alcuni incontri a Borgo per fare conoscenza, poi in aereo via Amman, fino a Calcutta.

 

Un gruppo ben assortito, con età dai 26 ai 73 anni, con le più varie provenienze (oltre al nucleo più consistente borghigiano, c’erano persone da Sondrio, Forlì, Poggibonsi, Empoli, Cecina, Prato, Londa, S.Piero a Sieve, Scarperia).

Nelle valigie anche un quintale di medicinali –antibiotici, complessi vitaminici  -donati dall’azienda farmaceutica Pfizer Italia al Progetto Agata Smeralda e da questa associazione girati per Calcutta, medicinali per un valore di 12 mila euro, che abbiamo consegnato parte al lebbrosario di Titagarh, parte alla struttura per bambini abbandonati gestita dalle suore di Madre Teresa Sushu Bavan, parte infine alla casa di riposo “..”. Così come sono state consegnate offerte e contributi –inviate da varie persone e dalla Banca del Mugello-, destinate al sostegno di vari progetti: la costruzione di un’abitazione per una persona in stato di bisogno, contributi per la gestione dei centri delle suore di Madre Teresa e per la casa di riposo.

Presentiamo qui alcune delle testimonianze dei partecipanti al viaggio, pubblicazione che continuerà anche nel prossimo numero.


Una lezione da non dimenticare

Tante domande. Inquietanti. Vere. Profonde. E, grazie a Dio, anche qualche risposta.

Il primo impatto con la realtà di una città come Calcutta può essere devastante. Non solo per i polmoni, o per gli anticorpi, o per l’udito.

E’ soprattutto l’aspetto umano a risultare scioccante. Quel brulichio incredibile di persone, e ancor più lo stato in cui molti di loro vivono la loro vita.

Di colpo lì hai la percezione che il mondo è molto più grande e molto più difficile di ogni formula e schema, di ogni teoria economica e politica. Liberismo e socialismo, cooperazione internazionale, social forum, G8, tutto ti sembra così divaricato e lontano dalla realtà. Milioni di persone che ogni giorno non hanno lavoro né casa, tanti che dormono lungo le strade, o in incredibili tuguri, con condizioni igieniche impressionanti, sulle discariche, sulle fogne a cielo aperto.

E capisci subito che non basteranno una, mille, un milione di rupie per dare una vita più umana ai bambini che ti tendono la mano, alle donne che chiedono l’elemosina, agli uomini  che vivono senza tetto lungo la strada e che ti guardano accostando la mano alla bocca per chiedere qualcosa da mangiare.

E il primo sentimento è dunque quello dell’impotenza. Come se non vi fossero strumenti per dare risposte concrete ed efficaci, di nessun genere.

Ma poi c’è un impatto maggiore, e ancor più lancinante. Che in verità non è certo un’esclusiva, almeno questa, dei Paesi e dei popoli più poveri, anche se, unito a miseria e sottosviluppo, diventa mistura che è difficile da sopportare.

E’ l’impatto con la sofferenza fisica e mentale, che a Calcutta è esibita sulle strade per mendicare, ed è raccolta e curata soprattutto nelle case di Madre Teresa.

Così le domande si affollano. La prima sul senso di questa sofferenza, di quei corpi straziati da infermità permanenti, di quelle menti colpite da malattie senza speranza. E la seconda, subito dopo, sul perché di quell’amorevole cura offerta da quelle umile suorine, ed anche da migliaia e migliaia di volontari, che ogni anno arrivano da ogni parte del mondo, e per giorni, settimane, mesi, affiancano le Missionarie della Carità per servire il prossimo sofferente, solo e abbandonato, bambini di strada ed handicappati, lebbrosi, moribondi, malati, anziani. Che si ritrovano alle 6 del mattino alla Casa Madre – un povero edificio nel mezzo del frastuono di Calcutta- per la Messa, che partono poi per i vari centri dislocati in varie parti della città, anche molto distanti, e che poi alla fine della giornata, si ritrovano nel salone che fa da chiesa, per la preghiera davanti all’Eucarestia. 

E allora i casi sono solo due: o quelle suore, e quei giovani, sono degli stupidi illusi. Oppure hanno ragione loro. Che cioè, alla fine, solo l’amore dà senso alla vita. Nel servizio disinteressato al prossimo –nel quale, bambino o moribondo, malato o disabile le suore intravedono il volto stesso di Cristo- c’è la chiave per una vita diversa e più umana, l’antidoto alla sclerosi dell’egoismo e dell’individualismo. Una lezione salutare, quella di Calcutta. Che dovremmo fare più spesso.

Paolo Guidotti


Il miracolo di Calcutta

"Ogni giorno c'è  una specie di miracolo. Non passa giorno senza che ci
arrivi una delicata attenzione di Dio, un segno della sua sollecitudine.
Il miracolo più grande è  che Dio si serve di piccole cose come noi. Ci
usa per fare il suo lavoro, lascia che Dio ti usi, senza consultarti"
M. Teresa


L'India mi è entrata dentro, mi si è appiccicata addosso, come la sua forte umidità come i suoi intensi sapori e odori, incenso, carbone, fritto, mango, sudicio...

Calcutta, la vita e la morte che dormono insieme sul marciapiede.

Calcutta che rimane ogni giorno sempre uguale a se stessa.

Calcutta luogo dove le parole scivolano via leggere con il vento, non hanno molta importanza, non hanno peso.

In india si cambia modo di pensare, ci si sente parte di qualcosa di grande che la mia mente occidentale riesce ad afferrare solo vagamente, non ci si sente mai soli.

Il groviglio delle mie emozioni dal primo giorno si e’ intrecciato sempre più fino a pesare sul mio fisico che saturo di tutto il nuovo che ho visto, mangiato e provato, si e’ arreso e ha rifiutato di assorbire altro…. fino a quando mi sono adattata, ho accettato e sono entrata in quella logica per cui niente lì è davvero drammatico, fino a che, carica di nuova energia, ho trovato il senso del viaggio nel dedicarmi agli altri, riscoprendo l’armonia e la tranquillita’ nelle suore, nei bambini, negli anziani, nelle loro malattie, nei loro occhi che fieri ed orgogliosi non chiedono mai , ma donano senza riserve.


Ancora non riesco a smettere di pensare a Calcutta: le facce delle persone, la strada, gli autobus, Monica House deserta o forse piena di nuovi volontari, il treno, i piedi sporchi dei volontari all’adorazione delle sei, padre Orson, le immagini si accavallano si intrecciano,si sovrappongono come in una giostra di colori.

La nostalgia di Calcutta mi sorprende qui a casa e mi stupisco nell’imbarazzo del silenzio assordante che mi circonda.
 

Francesca Manzani


Un’esperienza che mi ha dato molto

Nella vita ci sono sogni che rimangono chiusi in un cassetto, e poi ci sono sogni che volano via da sé, aprono le loro ali e si realizzano…

Questo mio viaggio in India è uno di questi sogni e così il giorno del mio 35° compleanno mi sono ritrovata su un volo che mi ha portato a Calcutta…

L’impatto con questa città è forte; ci sono odori nuovi, lo smog che ti entra  in gola, il caldo il caos e …la grande povertà.

Ma dopo lo shock iniziale, a Calcutta ho trovato un forte senso di appartenenza, ho trovato, nel sorriso e nella gioia dei bimbi che non hanno niente, il segreto della vera felicità.

Quella felicità fatti di sguardi, di piccoli gesti e guidata dall’Amore, che ti porta a capirti con persone che non parlano la tua lingua, che non conosci, ma che da subito entrano nella tua vita…per non lasciarla più.

Ancora oggi, rientrata nella mia vita “normale”, se chiudo gli occhi, riesco a sentire Hara che grida per la felicità, riesco a vedere Bonu che, seduto sulle mie ginocchia ,si poppa le dita  e poi Sonu, Santjoy …e riesco ancora a percepire la calorosa accoglienza di tutte le  persone che ho incrociato per le vie affollate, che ti salutano sempre ripetendo  “namastè”.

Molte di queste persone non hanno niente, fanno di un marciapiede la loro casa, si vestono di piccoli stracci , ma spesso mi sono domandata: “Sono più fortunata io che ho molto, o loro che non hanno niente?”. Poi il loro sorriso, la loro gioia  mi suggeriscono  la risposta …

Ho ricevuto molto da questa esperienza, senza tra l’altro averne alcun merito personale, ma ringrazio il Signore che mi ha chiamata per  essere testimone del Suo Amore.

Il mio ringraziamento sarà nel fare tesoro di tutto, nel vivere la mia vita da qui in poi ricordando sempre ciò che ho visto, ciò che ho provato; nel ridimensionare molte cose che credevo prioritarie e soprattutto nel continuare a vivere di quell’Amore che gratuitamente mi è stato regalato.

Marilena Pini


Torniamo a Calcutta!

Tante sono le riflessioni e i ricordi dei sei viaggi fino ad ora da me fatti a Calcutta, ma sono difficili da raccontare perché bisogna viverli di persona e non riesci mai a trasmettere del tutto le emozioni, le sensazioni, il piacere, la gioia di ogni istante.

Voglio ringraziare però tutti i partecipanti che pur essendo, quasi tutti al loro primo viaggio, sono riusciti a calarsi nella realtà di Calcutta, in poco tempo e senza grossi problemi e soprattutto hanno fatto una esperienza di volontariato presso i vari centri di Madre Teresa, con volontà, amore, fino a dire, al momento della partenza e rientro in Italia, che è molto difficile e spiace distaccarsi, dividersi e lasciare bambini, anziani, handicappati, moribondi, con cui hai passato momenti indimenticabili.

Spero che sii solo un inizio, e invito tutti, anche nuove persone a prendere e mantenere contatti per poter fare ancora qualcosa insieme.

Antonio D’Alessandro


Calcutta e il viaggio da ricominciare

Una canzone di De Gregori diceva "dietro un miraggio c'è sempre un miraggio da desiderare, come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare"

A Calcutta ti succede... Arrivi che hai in testa l'occidente e la sua vita composta, parti che hai in mente solo di ritornarci.

Arrivi che odii tutto: lo smog, il traffico assurdo e rumoroso, il puzzo atroce di spazzatura, e tutta quella gente dappertutto, tutti quei bambini che chiedono l'elemosina...

Ma poi cominci a fare "servizio", vai a fare il volontario a Daya Dan , parti da Casa Madre e vai verso Maniktala e raggiungi il palazzone grigio nella viuzza stretta.

Entri e ti sale al naso l'odore pungente del disinfettante, lo avrai nel naso per tutto il tempo, e li dentro ti senti uno qualunque in mezzo a tanti.

E' quando incominci a toccare una manina, accarezzi un visino e una testolina piena di capelli neri che ti arrivano i sorrisi e le urla "hunty-hunty" e sono li: Megha, Rajani, Joy, Mukul, Lilly, Helena, Leema aspettano te, reclamano la tua attenzione, vogliono essere considerati, cambiati, imboccati, e vogliono sentirsi meno soli.

Finisce la tua giornata come volontario e sei per strada, a schivare il traffico, a zigzagare tra le persone, tra i cani, tra i bambini, tra i tuoi pensieri... e ti sembra di essere lì da mille anni.

Pensi a cosa ti porterai via quando partirai, cosa ti rimarrà dentro di questa città piena di contraddizioni? Ti ricorderai le sue numerose religioni, i loro saree, le case, i sorrisi, il loro cenno di assenso che non si può imitare. Ti ricorderai di un posto dove ogni occidentale che viene vorrebbe lasciare un po’ di se, e si porta a casa il ricordo di persone straordinarie.

E così ti sale forte dentro il desiderio di tornarci ancora, perché sai già che ti mancheranno i "mocciosi" del Daya Dan, e ringrazierai per ogni sorriso che hai ricevuto da Josephine, Sanghita Mary, Govindo perchè te li porterai per sempre dentro.

Pensi a come sarà quando tornerai a casa e come fare a raccontare delle emozioni così intense impossibili da descrivere.

Tornerai ancora a Calcutta per riprendere quel pezzo del tuo cuore che avrai lasciato al Daya Dan ogni volta che ti sei perso dentro gli occhi scuri dei bambini e in silenzio hai pianto per loro.

Tiziana Fioroni


Voglio tornare ad abbracciarli

Come ho messo piede sull’aereo per tornare a casa ho capito che tutto quel mondo, quegli occhi meravigliati, quei sorrisi, la loro gioia, la loro serenità sarebbero rimasti con me in ogni momento e ovunque.

 

La gente mi ha riempito d’amore con i loro gesti, ed io non posso fare altro che pensare e pregare per loro, aspettando che arrivi presto il momento in cui possa tornare ad abbracciarci tutti.

 

 

Silvia Picchi


Calcutta ti innamora

Ti ferisce Calcutta:

ti prende alla gola il caldo,

gli sguardi ti entrano dentro,

i colori ti abbagliano,

i rumori ti devastano

i profumi ti stordiscono.

 

Ed è proprio questo che già manca:

sentirsi feriti, accaldati, posseduti, abbagliati, devastati, storditi..., o innamorati.

 

Filippo Papini


Impariamo da Calcutta

Per anni ho desiderato visitare l'India, in particolare Calcutta, questa immensa città nel Bengala, resa famosa dalla sua povertà e dall'opera di una piccola donna, Madre Teresa, che di questa povertà ha fatto la sua ragione di vita.

Devo dire che Calcutta non mi ha delusa per niente: è proprio come me l'aspettavo, povera, addirittura misera, rumorosa, piena di inquinamento, sporca, ma, cosa più importante, piena di gente, di tutte le misure e di tutti i colori!

In questi colori, nei suoi odori, nelle sue viuzze ritrovi il gusto ed il sapore di aspetti della vita che nel nostro mondo spesso ci sfuggono: la bellezza dell'essenzialità, l'importanza delle piccole cose, il sorriso e gli occhi dei bimbi che trasmettono gioia di vivere, pur in mezzo a tanti disagi, la serenità degli anziani che ad ogni angolo di strada ti salutano.

E poi lo spirito di accoglienza della gente che ti fa capire come in questa realtà, pur così povera e difficile, c'è spazio per tutti.

A Calcutta ti senti abbracciato da un'umanità resa grande dalla capacità di sorridere, di accogliere, di sopportare il peso di una quotidianità difficile con "serena" rassegnazione.

Devo dire che in alcuni momenti del mio soggiorno ho trovato difficile accettare questa "serena" rassegnazione che si respira ovunque, anche nei centri di accoglienza di Madre Teresa dove sono ricoverati anziani, malati, bambini abbandonati e presso i quali abbiamo passato parte della nostra giornata come volontari.

Ci si rassegna alla povertà, alla malattia, ai disagi fisici, alla fame, alla mancanza di prospettive per il futuro che non siano quelle di sopravvivere fino a che Dio vorrà.

Ma sei hai la forza di guardare a fondo ti accorgi che vale più concentrarsi e spendersi nell'amore verso gli altri, sull'esempio di Madre Teresa, amata e rispettata da tutti, perchè l'amore è la grande ed unica forza che può cambiare il mondo.

E' così non ti meravigli più se un moribondo, raccolto per strada  dai volontari o dalle suore di Madre Teresa, coperto di stracci e di vermi, è capace di sorridere e di trasmetterti serenità: nelle strutture di accoglienza  (dalla Casa per i Moribondi alle case per bimbi abbandonati) dove tutto è essenziale, dall'arredamento alle cure mediche, dal cibo al vestiario, quella persona sicuramente si sente amata ed accolta ed a sua volta, coni pochi mezzi a disposizione - il sorriso e gli occhi - ti offre amore.

Questa è la grande lezione che ricevi a Calcutta: la sfida è riviverla nel nostro mondo, nel nostro paese, nelle nostre piccole e grandi comunità; la sfida è vivere il detto francescano: è dando che si riceve.

Un grazie di cuore agli abitanti di Calcutta per avermelo ricordato.

Un grazie di cuore anche a tutti coloro che hanno reso possibile questo viaggio!

Giovanna Nardoni

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2005

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