Link alla Homepage
Menu

La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli
arte - cultura
I CANTI DEL MAGGIO MUGELLANO
ALL'UNIVERSITA' DI FIRENZE

Le origini del Canta' Maggio

Damiano Cocchi, di Borgo San Lorenzo, qualche tempo fa, per sostenere un esame di Storia delle Tradizioni Popolari presso la facoltà di Lettere   all'Università di Firenze dedicò una relazione alla tradizione del Maggio, raccontando tra l'altro l'esperienza mugellana. Di questa relazione pubblichiamo qui una breve sintesi.

"Il "Canta' maggio" o "Rizza' maggio" si distingue dagli altri maggi toscani per il suo carattere spontaneo che ne fa una cosa meno impegnativa del "Maggio drammatico" e di quello epico rappresentati nel Senese e nel Pisano.

Da questo suo carattere e dalla breve durata (dura lo spazio di una notte, tra il 30 aprile e il 1° maggio) derivano freschezza sempre rinnovata e una capacità di adeguarsi all'ambiente.

I contenuti religiosi e cavallereschi degli altri maggi sanno di cultura calata dall'alto, Chiesa o Signoria, mentre il "Canta' maggio" nasce dal basso e senza mediazioni. Lo caratterizza un senso gioioso e ironico che suscita il sorriso."

Così Enzo Nizza, autore di un libro sui Maggi mugellani, ci presenta il canta' maggio.

Della tradizione del canta' maggio nel Mugello si hanno le prime testimonianze scritte alla fine dell'ottocento: i primi maggiaioli partivano a piedi la notte del 30 aprile e passavano da ogni casolare per cantar maggio, per cantare cioè un insieme di canti propiziatori primaverili; all'esibizione faceva seguito la questua ovvero la richiesta di un obolo che consistesse in uova, formaggio, prosciutto e qualsiasi cosa il "Capoccia" o la massaia fossero disposti ad offrire. Il Nizza analizzando la pratica della questua avanza l'ipotesi che i visitanti fossero più poveri dei visitati e approfittassero dell'occasione.

I gruppi di maggianti svolsero la loro attività fino alla fine degli anni '50, quando iniziò il processo di spopolamento delle campagne; la tradizione però riprese vita una ventina di anni dopo, dapprima timidamente poi interessando un numero sempre più grande di persone e località (anche in virtù dell'uso dell'automobile), le contaminazioni aumentarono, furono stampati i testi.

Così anche a Borgo San Lorenzo nella primavera del 1973 si formò un piccolo insieme di giovani che prese a cantare riprendendo il maggio di Lumena-Sant'Agata sui ritmi medievali del Maggio di Scarperia; tuttavia le esibizioni non venivano fatte a Borgo San Lorenzo ma in altri comuni.

Fu nel 1976 invece che alcuni giovani della parrocchia di San Lorenzo costituirono il primo nuovo gruppo locale di maggiaioli, un gruppo destinato ad allargarsi negli anni. Tra coloro che costituivano il nucleo iniziale c'erano alcuni ragazzi che avevano partecipato in precedenza al maggio di Scarperia e ne ripresero i canti apportando qualche modifica nelle melodie; a sua volta anche il maggio scarperiese era soggetto a influenze come quella derivante dal "Maggio delle anime purganti" caratteristico dell'alto mugello con canti di 24 strofe, riadattemento di alcuni canti medievali ai quali si era dato un contenuto religioso associato all'inizio di maggio. I maggiaioli di questa tradizione fanno un maggio religioso invocando l'uscita dal purgatorio delle anime dei defunti delle case che visitano di volta in volta.

La prima esibizione del gruppo della Pieve di San Lorenzo ebbe così solo due canti in repertorio derivati uno dal maggio di Scarperia e l'altro dal maggio delle anime; il primo visitato fu un contadino a Luco, dove la memoria del maggio era più viva anche in virtù della sua vicinanza con Scarperia.

Ci furono scene di commozione tra i vecchi che dopo tanti anni tornavano a sentire i canti del maggio, anche se in un modo un po' diverso da quello conosciuto. Alla nascita di questo gruppo a carattere spontaneo seguirono altri gruppi organizzati come quello del "Maggiolino" che si esibisce in varie occasioni durante l'anno e che ha un discreto repertorio folk che va oltre il maggio.

Ma in realtà la tradizione dei festeggiamenti di maggio non ebbe origine né ai primi dell'ottocento né tantomeno negli anni settanta: le sue radici sono antichissime e la sua diffusione interessò buona parte dell'Europa con esempi talvolta sorprendenti.

Le feste di maggio nei secoli passati hanno avuto un'importanza straordinaria in Italia come altrove, poi da noi circa 150 anni fa hanno iniziato un processo di rapido declino anche in confronto ad altre feste quali il Carnevale o la Befana; questa decadenza è dovuta a molte cause, prime fra tutte il mutamento di significato del primo di maggio (una volta inizio della primavera) in festa dei lavoratori per il socialismo, inizio del mese dedicato alla Madonna per la Chiesa.

Ma quando hanno avuto origine le feste di maggio?

Nell'antichità l'Europa era interamente coperta di boschi e foreste, e i popoli che l'abitavano vivevano dei prodotti che la natura offriva loro; è dunque ovvio pensare che fossero diffuse credenze e pratiche religiose ispirate al culto degli alberi o più largamente ai riti agresti.

Fin dai tempi più remoti le varie popolazioni che abitarono l'Italia festeggiarono il ritorno della primavera e l'inizio di un ciclo annuale o stagionale in una data che ha per centro il 1° maggio: i riti seguivano un principio comune ma con una grande varietà di espressioni legate alle diversità dei popoli.

I canti del maggio di Borgo San Lorenzo si sono ampliati col passare degli anni; alcuni derivano, come si è visto all'inizio, dal maggio di Scarperia: è il caso di "Eccoci giunti a questa abitazioneÁ", mentre il Trescone (nel medioevo si chiamava tresca il ballo in tondo) che inizia con "Levatevi da i' sonno o briaconiÁ" è un antico canto toscano e L'amore è come l'ellera uno stornello mugellano.

Sono invece tratti dal "Canzoniere internazionale" il Canterello logico (da un salterello marchigiano) e Ecco il ridente maggio della Garfagnana; di quest'ultimo troviamo anche una versione di Riolunato, presso Modena:

Ecco il ridente maggio
Ecco quel nobil mese
Che sveglia ad alte imprese
I nostri cuori

In conclusione possiamo dunque dire che i gesti perpetuati di anno in anno dai maggiaioli la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio non sono un'improvvisata qualunque escogitata da qualche nottambulo canterino, ma affondano la proprie millenarie radici in antichissime forme culturali di propriziazione agreste che partendo dai riti compiuti dai primi popoli europei sono passate per i Floralia romani attraverso tutto il medioevo, giungendo ai nostri giorni; e anche se in parte hanno perduto il loro significato originario hanno mantenuto intatto tutto il loro fascino di festa della primavera e dell'amore.

Damiano Cocchi

BIBLIOGRAFIA

- P. Toschi, Le origini del teatro italiano, Torino, Boringhieri, 1955
- D.M. Manni, Il maggio, Firenze, Stecchi, 1747
- L. Caretti - R. Fedi, Antichi e moderni vol. 1, Milano, Mursia, 1992
- A.A.V.V., Grande dizionario enciclopedico, Torino, UTET, 1967
- E. Nizza, Canta' Maggio, La Pietra, Milano, 1979
- M. Banti, V'entrasse la vorpe ni' pollaio!Á, Tipografie Grafiche Fiorentine, 1994, Barberino di Mugello

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 1999
Cerca in questo sito gli argomenti sul Mugello che ti interessano powered by FreeFind
Copyright © 2006 - Best viewed with explorer - webmaster Stefano Saporiti contatti: info@ilfilo.net, Tel. 333 3703408