RICORDI NEL CENTENARIO DELLA MORTE DEL GRANDE POETA
GIOSUE’ CARDUCCI IN MUGELLO
Il
centenario della morte del poeta Giosuè Carducci (Valdicastello di
Lucca 1835-Bologna 1907) è stato motivo di una serie copiosissima di
cerimonie, manifestazioni, tavole rotonde, in tutto il territorio
nazionale nel ricordo di questo straordinario personaggio, premio
Nobel 1906 per la letteratura- un anno prima della scomparsa-, senza
ombra di dubbio uno dei più grandi poeti e letterati fra ‘800 e
‘900. Abbiamo sotto gli occhi una serie di biografie, estremamente
interessanti, della vita e dell’attività culturale di Giosuè
Carducci pubblicate nel tempo dai maggiori quotidiani e riviste, e
leggendo quella che è stata la sua intensa vita, una cosa però balza
agli occhi: in tutte queste biografie a lui dedicate; il Mugello non
viene mai menzionato, mai! Va bene la Toscana, la Maremma, il
territorio di Castagneto (Cari selvaggi Colli) denominato nel tempo
Castagneto Carducci, quindi la Romagna con le sue valli,la Lombardia
con le sue brughiere e il Lazio romano con i suoi greggi ed altre
terre. Eppure Giosuè Carducci nell’arco della sua vita, in età
abbastanza matura, fra la fine dell’800 e i primi del ‘900
segnatamente fra ottobre e novembre, quando il Mugello si veste di
stupendi colori autunnali, era immancabilmente ospite della nobil
famiglia Giarrè Billi abitante in una aristocratica villetta
(tuttora esistente) in quel del popolo di Pilarciano in comune di
Vicchio, in quanto amico della poetessa Marianna Giarrè Billi, una
delle più fini e colte scrittrici mugellane. Proprio in questo
periodo (1895) Giosùe Carducci fu nominato presidente del comitato
per erigere il monumento a Giotto nella centrale piazza vicchiese e
per questa sua carica Vicchio e il Mugello erano divenuti la sua
seconda Patria. Amava questa terra, la visitò in tutti i suoi
meandri: da Vespignano a Moriano, da Faltona e San Giovanni Maggiore
(rimase incantato dalla splendida residenza dove nel 1503 nacque
Monsignor Giovanni della Casa, l’autore del “Galateo” a
Montefloscoli e di Michele Gordigiani a Striano sopra Ronta,
conoscendo Cassadò e Mendelhsonn), raggiungendo poi l’apice quando
nel 1901 fu inaugurata la statua di Giotto.
Come
si sa Carducci, massone, era un incallito anticlericale e com’è noto
negli ultimi anni si riavvicinò alla cattolicità e quello che
abbiamo scoperto ne è il segno eloquente, poiché in queste righe il
nostro Mugello è ben evidenziato. Lo scrittore Baldo Zari in un
brillante articolo sull’Avvenire d’Italia (1908) rievocò
interessanti aneddoti sugli ultimi anni di Carducci e la sua
ritrovata spiritualità; si legge: “Appena morto,1907, volendo
trattare della tanto discussa religiosità del Carducci, interrogai
una Signora di Firenze che aveva ben conosciuto Marianna Giarrè
Billi. Come Ella sa, il Carducci era solito trascorrere nei mesi di
ottobre in Mugello, a Vicchio, nella Villa dei Billi a Pilarciano e
una sera dopo pranzo il Carducci uscì da solo a passeggio. Si fa
notte e non si vede rincasare. Marianna Giarrè Billi e il marito
escono a cercarlo e lo trovano seduto su un ciglio della strada con
lo sguardo fisso nel cielo stellato di quella limpida notte
d’ottobre: professore ci ha fatto paura o che faceva qui!
contemplavo questo bel cielo, il creato, rispose il Carducci, e
pensavo quanto siamo ignoranti a credere che sia vuoto!
Un’altra volta, sempre nel Mugello, sapeva che Marianna Giarrè Billi
era studiosissima di Dante e ne sapeva cogliere le più fuggevoli
bellezze. Ad un certo punto il Carducci posò il libro e battendo le
palme su la tavola esclamò... che cosa stupenda è il Paradiso! Ci
voglio andare anch’io! Ci voglio andare anch’io! Quando vedeva
la Signora Marianna andare a Messa gli diceva sempre: preghi per
me, preghi per me! E se qualche volta la poetessa
indugiava e dal campanile del non lontano Oratorio (ormai
fatiscente, ai nostri giorni, e cadente) aveva già suonato il segno
dell’entrata, Carducci le diceva premuroso: presto, presto
Signora. Non voglio mica che perda la Messa, sa? Giacchè son
tanto cattivo io, ci vada almeno lei ch’è buona!
Lo spazio tiranno non ci permette di portare a conoscenza ancora tante piccole-grandi storie di Giosuè Carducci nella nostra tanto amata vallata mugellana e più esattamente a Pilarciano di Vicchio (giungeva da Bologna con il treno fino a Borgo San Lorenzo per poi raggiungere in carrozza la villa Giarrè Billi a Pilarciano) e questo per quasi dieci anni, conoscendo nel tempo tantissima gente, e a parte i notabili, la gente umile e semplice che prediligeva (quanti colloqui con i contadini mentre lavoravano i campi e in quei mesi vendemmiavano!) poichè gli davano una carica umana non comune. Il 10 dicembre del 1933, il “Messaggero del Mugello” riporta con dovizia di particolari gli incontri di Carducci con la poetessa Marianna Giarrè Billi e il marito dott. Billi (il settimanale mugellano riporta anche tantissimi articoli su Giosuè Carducci prima e dopo l’inaugurazione della statua di Giotto) e anche in questo caso gli aneddoti si sprecano. Nell’ufficialità del centenario della morte, il Mugello non è stato mai menzionato, come se il grande poeta di Castagneto non ci fosse mai stato; ci dispiace, e qui abbiamo cercato di contribuire a sanare questa dimenticanza.
Aldo Giovannini
Foto n.1
Una inedita immagine d’inizio ‘900 della villa Giarrè-Billi a Pilarciano di Vicchio, ai tempi di Giosuè Carducci scattata dall’avvocato Giuseppe Ungania amico di Carducci. La prima donna a sinistra mentre legge è la poetessa Marianna Giarrè Billi e in piedi il marito, il Capitano dott. Billi ed altri familiari.
Foto n.2
Il poeta Giosuè Carducci, il terzo da sinistra, con la famiglia Giarrè-Billi nel piccolo parco della villetta a Pilarciano agli inizi del ‘900. ( 1902 ca)
(Archivio Storico-fotografico di A.Giovannini)
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, agosto 2007

