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La copertina di questo mese
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Paolo Casati,
il poeta contadino

E'doveroso ricordare la figura dei mugellano Paolo Casati, spentosi di recente nella sua casa di Badia a Settimo, all'età di 86 anni: un uomo buono, di grande fede, che ha partecipato a lungo alla vita sociale e religiosa della nostra terra.

Paolo CasatiCasati era un "popolare": non solo per appartenenza politica -fu infatti tra i fondatori dei partito popolare in Mugello e consigliere della Democrazia Cristiana a Borgo San Lorenzo-, ma per indole e formazione. I "popolari" erano infatti persone che sapevano saldare in maniera dei tutto naturale la fede alla vita. E così è stato per Paolo Casati: impegnato nelle attività dei mondo cattolico, nella sua parrocchia di Figliano, terziario francescano e legatissimo a padre Massimo e alla casa di riposo "San Francesco", dove per 17 anni continuò ad andare a fare la barba, una volta la settimana, ai vecchini, amante dei bel canto, di quel cantare in coro che si fa preghiera, e della musica -lui, che suonava nella banda, da una banda musicale è stato salutato durante il funerale-. E impegnato, da cristiano, nella società: nelle Leghe Bianche e nel partito popolare, attivista politico e sindacale, lottando a lungo per una migliore condizione dei contadini, coerente e fedele agli ideali in cui credeva, soprattutto a un senso di giustizia evangelica che non abdica di fronte al potere.

Lasciò il Mugello 28 anni fa, ma fino all'ultimo il suo Mugello gli è rimasto nel cuore, informatissimo, grazie anche alla stampa locale, di tutto quanto qui accadeva.

E quella genuina spontaneità di vita in Paolo Casati si era fatta anche poesia: lui, autodidatta, scrisse più di cento "poesiole", dove racconta i momenti salienti della sue esistenza difficile, ma ricca di passioni, báttaglie, idealità. Lo chiamarono il "poeta contadino", e nelle sue poesie ha saputo ritrarre con schiettezza il Mugello, con i suoi valori e le sue caratteristiche, alle quali è rimasto fino alla fine fedele.

Paolo Guidotti

PREGHIERA

di Paolo Casati

0 mio Signore Onnipotente Iddio

lascia che dal sermon della montagna

possa un insegnamento trarne anch'io.

Perdonami dell'alma la magagna

che a tempo opportun sarà purgata,

poiché la doglie il Tuo Ben guadagna.

La sete di giustizia già invocata

presso li facitor rimasta è vana.

Riguardo alle pensioni se l'han scordata.

Fors'è indegna della gente umana,

vista dagl'occhi di su quell'altura.

Oppure gli sta ben la massa nana.

Purtroppo, mio Signore, ho gran paura

da parte mia di perder la pazienza

verso chi adopera la doppia misura.

La sete di giustizia non dispensa

d'attender l’Aldilà. Perché sia paga

anche chi vive vuol qualcosa a mensa.

© il filo, idee e notizie dal Mugello, ottobre 1991
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