Mini-inchiesta
tra i ragazzi che riceveranno la Cresima
Questo catechismo,
così
poco divertente…
LA PAROLA AI PARROCI DI VICCHIO E GALLIANO

Ilaria Poli e Fabiana
Righini, tredicenni, stanno per ricevere la Cresima, e hanno
sentito il bisogno di approfondire questo momento sentendo
l'opinione dei loro amici per quanto riguarda la frequenza
al catechismo. Hanno rivolto loro alcune domande, e l'esito
di questa mini inchiesta, condotta tra oltre venti coetanei,
di Borgo San Lorenzo capoluogo e di alcune frazioni è, pur
nella "ristrettezza" del campione, piuttosto interessante,
perché offre uno spaccato, in diretta, del modo con il quale
ragazzi e ragazze in procinto di ricevere il sacramento
della Cresima si approcciano rispetto ai temi religiosi,
e alle proposte della parrocchia.
Anche Ilaria e Fabiana
–che hanno rivolto anche diverse domande ad alcuni catechisti- hanno
qualcosa da dire a proposito della loro ricerca: "Alcuni ragazzi (e
perfino una catechista)–fanno notare- non hanno voluto risponderci, ma
molti sono stati disponibili ed hanno risposto alle nostre domande anche
se spesso con dei semplici sì o no. Quando si parla di religione molti si
vergognano perché sembra quasi che andare volentieri a catechismo sia un
segno di debolezza: quindi non sappiamo se tutti quelli che ci hanno
risposto pensavano veramente quello che dicevano; comunque sia ognuno
tirerà le proprie conclusioni".
La
prima domanda posta ai ragazzi è se essi erano contenti, soddisfatti, di
andare a catechismo, e per quale ragione.
La
maggior parte dei ragazzi intervistati ha risposto sì: "perché si
impara la parola del Signore", "perché ci insegnano valori
importanti della vita", ed anche perché "è un momento per
ritrovarsi con gli amici". Tra coloro che hanno risposto no, le
motivazioni più frequenti sono state il fatto che "il catechismo è
troppo noioso" e che "a catechismo non si fa quasi niente".
"Non mi sento realizzata –ha detto un'altra-, ma mi piace di più
quando facciamo commenti su noi stessi, ed anche quando ci confessiamo
La
seconda domanda poneva il problema della continuazione dell'impegno
catechistico dopo la Cresima.
La
maggioranza esclude di continuare, partecipando ad incontri in Parrocchia.
Le ragioni: "troppi impegni", "è solo una perdita di tempo
e un impegno in più". Alcuni, invece, hanno risposto di sì,
manifestando curiosità per il post-cresima. E c'è anche chi non ha
escluso di continuare, "se non mi coincide con lo sport e se qualcuno
lo fa".
Sei
sicuro/a di essere pronto/a per la Cresima?
Tutti
i ragazzi intervistati ritengono di essere pronti, e c'è chi dice che
"non vede l'ora di arrivare a quel giorno". Solamente una
ragazza ha dichiarato di non sentirsi pronta.
Nei
confronti dei catechisti come ti sembra di esserti comportato/a?
14
tredicenni hanno risposto che si sono comportati bene,5 ragazzi hanno
risposto che si sono comportati male,mentre 4 persone hanno risposto che
si sono comportati in entrambi i modi.
Con
i tuoi catechisti riesci a parlare dei tuoi problemi?
12
ragazzi hanno risposto che a loro non piace parlare dei loro problemi ai
catechisti, ma preferiscono parlarne con gli amici. Alcuni sostengono
proprio che i loro problemi
non devono interessare i catechisti;6 di loro invece hanno risposto di
sì, mentre 3 hanno risposto che solo alcune volte riescono a
parlarne.
Infine
a tutti è stato chiesto come vorrebbero che fosse l'ora di catechismo.
Molte
delle risposte qui sono simili: gran parte vorrebbero il catechismo
"meno noioso", "più divertente", "per farci
partecipare tutti", "più corto". Qualcuno gradisce poco i
"ritiri", mentre c'è chi chiede "più allegria" –ma
"senza giochi cretini-, e che durante gli incontri si parlasse
soprattutto dei problemi d'attualità, od anche "si parlasse più di
noi e dei nostri problemi. C'è infine chi chiede "più lavori
manuali", mentre a tre il catechismo va bene così com'è, mentre per
uno "sarebbe meglio che non ci fosse".
LA
PAROLA AI CATECHISTI
Abbiamo
poi incontrato tre dei nostri catechisti che hanno risposto molto
volentieri alle nostre domande.Ecco cosa ci hanno detto Rosanna Pecorini,
Andrea Coppini e Damiano Cocchi:
Come
si sono comportati i ragazzi in questo cammino verso la Cresima?
Rosanna:
Il comportamento è stato discontinuo ma in generale do un giudizio
abbastanza positivo perché stavano volentieri insieme.
Andrea:
In maniera altalenante e non solo per loro colpa;comunque c'è sempre
stata un'assidua presenza.
Damiano:
E' molto bello vedere come questi ragazzi siano curiosi e disposti al
dialogo; con loro il catechismo non è una sterile sciorinatura di
concetti, rimane sempre viva un'attenzione da parte loro, che li porta a
formulare domande e chiedere chiarimenti. E questa è una cosa buona,
perché significa che il loro interesse è stimolato.
Come
ti sei trovato con questi ragazzi?
Rosanna:
Bene, anche se talvolta è stato faticoso attirare la loro attenzione.
Andrea:Molto
bene;probabilmente ho avuto più di quello che ho dato.
Damiano:
Dopo un po' diventa piacevole stare insieme, e i legami si rafforzano
sempre di più; in questo clima si riesce ad essere seguiti abbastanza,
anche se talvolta è necessario riprenderli per non perdere il filo.
E'
stato molto difficile seguirli?
Rosanna:Sì,abbastanza
anche se lavorando in gruppo
con altri catechisti ci aiutiamo.
Andrea:No,non
è stato difficile seguirli,forse più difficile interessarli.
Damiano:
La difficoltà maggiore delle lezioni di catechismo è quella di riuscire
a proporre un insegnamento accattivante in un tempo molto ristretto (45
minuti effettivi a settimana), dovendo lottare contro la stanchezza dei
ragazzi che hanno addosso il peso di una giornata di scuola. Un altro
grosso problema è riuscire a trasmettere l'importanza del messaggio
evangelico in un mondo strapieno di messaggi di ogni genere provenienti
dalla TV, dalla pubblicità, dalle mode, dal computer: non è facile far
capire ai nostri adolescenti che gli si offre qualcosa di davvero
speciale, e non un prodotto qualsiasi.
Dopo
la Cresima sentirai la loro mancanza?
Rosanna:Questo
senz'altro perché in 5 anni di cammino insieme ci siamo affezionati.
Andrea:Sì,
certamente.
Damiano:
Dopo la Cresima saranno parte più che mai viva della nostra comunità.
Quindi nessun addio.
Il
catechismo che stai insegnando ti sembra adatto per i ragazzi d'oggi
oppure cambieresti qualcosa?
Rosanna:Anche
il catechismo deve essere adeguato ai tempi quindi c'è bisogno di
continuo aggiornamento.
Andrea:Accanto
alla necessaria base delle Sacre Scritture è necessario renderlo più
vicino all'attualità.
Damiano:
Il catechismo è innanzitutto insegnamento del Vangelo, e il Vangelo è
sempre attuale per ogni generazione; è importante insegnare ai ragazzi a
leggere la vita di Gesù in relazione alla loro vita, far capire loro che
quelle cose avvenute duemila anni fa parlano di noi oggi: seguendo questo
principio si può essere sicuri di fornire una formazione adeguata. Il
rischio più grosso è quello di trasmettere non il messaggio del Vangelo,
ma il nostro messaggio. Ma ponendo attenzione si può evitare questo
errore.
Fate
degli incontri o dei corsi per poter insegnare il catechismo?
Rosanna:Facciamo
molti incontri perché corsi veri e propri qui in Borgo non ce ne sono
stati.
Andrea:Sì,
siamo molto stimolati dalla Parrocchia.
Damiano:
Come catechisti siamo coordinati da don Francesco, col quale si fanno
incontri di orientamento, per prendere decisioni e per superare le varie
difficoltà che si pongono via via.
Qual
è il difetto più evidente che vedi nei ragazzi?
Rosanna:La
stanchezza per i troppi impegni e la difficoltà ad ascoltare e ad
impegnarsi.
Andrea:La
superficialità.
Damiano:
Per certe cose hanno poca memoria.
Quali
sono invece i pregi dei ragazzi del tuo gruppo?
Rosanna:La
spontaneità,la gioia di stare insieme,la voglia di raccontare,di
comunicare.
Andrea:La
spontaneità,l'entusiasmo,l'amicizia anche se manifestata per
"gruppetti".
Damiano:
Considerata l'età, hanno un'ottima capacità di ragionare e di
focalizzare il nocciolo della questione.
INTERVISTE
A CURA DI FABIANA RIGHINI E ILARIA POLI

UNA RIFLESSIONE
Quando
noi vecchi abbiamo incontrato da bambini la Bibbia ed il Vangelo, non
c’era concorrenza.
Nelle
nostre semplici menti infantili, Noè con la sua colomba, Abramo ed Isacco,
Giuseppe, Mosè e soprattutto il giovane David che vinceva il gigante
, avevano il primo posto: ci entusiasmavano ed anche i nostri giuochi si
ispiravano a quelle antiche vicende.
L’autorità
che ci faceva conoscere questi personaggi
- e per loro mezzo ci insegnava a fuggire il male ed a fare il bene -
era un’autorità forte, indiscussa, sostenuta dalla scuola e dai
genitori.
Le
famose “risposte” del catechismo si imprimevano in modo indelebile nella
nostra memoria.
Noi
seguivamo una strada senza incertezze, con gli occhi rivolti a Gesù,
modello che “cresceva in grazia e sapienza” e
ci impegnavamo seriamente a fare tanti piccoli “fioretti” per
fare contenta la Madonna.
La
Cresima ci veniva donata quando eravamo ancora in questo clima di fede senza
discussione.
Oggi
tutto questo appartiene al passato ed è assolutamente improponibile.
Ma il
presente è un punto interrogativo.
Il
catechismo deve fare i conti con la valanga di messaggi e di personaggi
diversi che colpiscono maggiormente i giovani grazie al potere del video.
Così non facciamo che ripeterci la domanda: come fare per
interessarli e coinvolgerli?
Sono
ancora colpita dal mare d’indifferenza in cui naufragavano i miei
tentativi di comunicare la “buona notizia”
quando ero una catechista; sicuramente mi mancava quello che si
chiama “carisma”. Comunque sono tentata di pensare che il seme possa
attecchire solo in chi ha veramente fame e sete di Dio e cioè in chi,
stanco delle infinite sciocchezze di questo mondo, cerca qualcosa di
essenziale, di vitale per la propria anima: la perla che si può apprezzare
solo dopo averla cercata con urgenza e passione.
PARLANO
I PARROCI DI VICCHIO E GALLIANO
Catechismo,
sempre più difficile
“Sul catechismo nessuno ha
ancora trovato la bacchetta magica. Sono prete da 26 anni e ancora... non ci
ho acchiappato”: lo nota don Carlo Cappi, parroco di Galliano, se gli si
chiede un parere sulla catechesi, in particolare quella che prepara i
ragazzi al sacramento della Cresima. “Ma non dobbiamo perderci d’animo
–invita don Giuliano Landini, parroco di Vicchio-: è vero, ci sono
difficoltà, abbandoni, ma non sempre è così: si riscontrano anche belle
esperienze, riavvicinamenti, gruppi che vanno molto bene."
Proviamo allora, con don
Carlo e don Giuliano ad approfondire la situazione:
"A mio parere –comincia il parroco vicchiese- la principale
carenza non è tanto di metodi e nemmeno di contenuti. Manca piuttosto, e
spesso completamente, un contesto favorevole, a cominciare dalla famiglia,
problema questo, del resto, presente anche in tutta la vita parrocchiale. La
famiglia è presente in parrocchia quando ha bisogno, ma al di fuori di
certe occasioni di solito alla parrocchia non si dà granché. E in famiglia
troppo spesso i ragazzi sentono discorsi blandi, distorti, errati: passa a
Cresima, altrimenti non potrai sposarti in chiesa, oppure, "sei andato
tutto questo tempo, vuoi smettere proprio ora". Recentemente abbiamo
fatto un tentativo, quello di chiedere ai genitori di essere presenti ai
vari momenti del catechismo. Vedremo se funziona".
Sulla carenza di forze, don
Cappi concorda: "Per inventare cose nuove spesso mancano le persone. E
credo che anche l'età dei preti conti: vent'anni fa riuscivo molto meglio a
capire i problemi dei ragazzi. Ora ho più difficoltà. Così si fa, di
fatto, quello che si può. Nella nostra parrocchia sto cercando di fare un
esperimento, proponendo un cammino in parallelo: una catechesi più
continua, che prescinde dal sacramento, e un'altra più "veloce",
in vista del sacramento, ed offerta a prescindere dall'età. Perché, per
quanto riguarda la Cresima, ormai non c'è più un'età standard. Non tutti
la chiedono, e alcuni ragazzi, e non dei peggiori, preferisce rimandarla, e
avere di più le idee chiare. Così vi sono richieste di adulti, e non solo
perché vogliono sposarsi in chiesa." Il parroco di Galliano insiste:
"La catechesi è un dovere continuo per il cristiano, di per sé.
Collegare troppo strettamente la catechesi con il singolo sacramento, specie
per i ragazzi, quasi che il sacramento serva per tenerli a catechismo un po'
di più, è rischioso. Finisce per far passare l'idea che ottenuto il
sacramento, si possa chiudere del tutto con la catechesi. E da qui vengono i
tanti abbandoni".
"Il problema esiste
–aggiunge don Landini-: la realtà giovanile, di fatto, non partecipa,
salvo eccezioni, alla vita della parrocchia, ed anche alla Messa domenicale
vi sono larghi vuoti. E sappiamo che il passaggio della Cresima è spesso un
momento di strappo. Di solito, bene che vada, ne rimane un terzo, forse un
quarto. Così cerchiamo di mantenere i rapporti, di invitare i ragazzi in
parrocchia, con una metodologia diversa rispetto al catechismo, con
incontri, dibattiti, animazioni, e si cerca, come sacerdoti, di approfondire
il rapporto umano con i ragazzi. C'è un fatto positivo, rispetto alla città:
dopo qualche anno si verificano dei ritorni, non tanto nel gruppo
parrocchiale, ma soprattutto in chiesa, e rimane buono il rapporto diretto
con i sacerdoti".
Catechismo noioso? Don
Landini risponde: "Anche la scuola per i ragazzi è noiosa. E si tenga
conto che il catechismo è pur sempre un'ora dopo l'attività scolastica.
Logico che si senta qualche pesantezza, perché i ragazzi sono stanchi. Del
resto è capitato a tutti: anch'io degli anni di catechismo, quand'ero
piccolo, ricordo la confusione, la disattenzione. Poi c'è un altro fatto:
la si vive in modo diverso dalla scuola, i temi talvolta non appassionano,
non perché non siano interessanti, ma perché sono argomenti che sentono
molto di rado, che in famiglia non trovano mai, che non rientrano nella loro
quotidianità. L'adulto comprende che ha bisogno di conoscere le cose che
non conoscere. Un ragazzo di 14 anni talvolta questo stenta a capirlo".
"Io sono sempre più
convinto che la vera catechesi è quella per gli adulti –chiude don
Cappi-: per i giovani deve piuttosto esserci un cammino di avvicinamento,
dove accanto alla comprensione dei momenti fondamentali della vita
cristiana, dalla liturgia alla preghiera, vi sia la possibilità di
sperimentare esperienze comunitarie e di fede. Il rischio invece è quello
di voler dare ai ragazzi tutto il bagaglio necessario, facendo solo
dottrina. Invece la catechesi non può mai essere fine a se stessa".
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