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Società - Economia

C'era mezzo Mugello al convegno promosso dai gruppi regionali di CCD e CDU sul tema della privatizzazione della Centrale del Latte di Firenze. Così insieme all'assessore provinciale all'agricoltura Mario Lastrucci -anche lui di Vaglia-, all'assessore fiorentino Simone Tani e al vicesindaco pistoiese Federighi-, ai rappresentanti della Centrale, presidente Cervelin e direttore Bonifazi, c'erano anche il vicchiese presidente regionale della Coldiretti Carlo Zanieri, i borghigiani Adriano Borgioli, presidente dell'Associazione Provinciale Allevatori, Giacomo Matteucci, segretario dell'Unione Agricoltori, e Giampiero Giampieri, segretario regionale della FAI-Cisl, e il sampierino Andrea Cavaciocchi, direttore dell'associazione dei produttori di latte Granducato. A quest'ultimo abbiamo chiesto un contributo a margine del convegno. Perché la questione Centrale del Latte investe direttamente il Mugello, visto che il 90% della zootecnia provinciale è localizzata in Mugello.

"Dal convegno -nota il consigliere regionale Marco Carraresi del CCD- è emerso chiaramente che si tratta di questione di troppo grande rilievo per essere affidata a scelte non coordinate e affrettate. E' evidente infatti che in questa fase una vendita al privato sarebbe solamente una svendita, non conveniente da nessun punto di vista: si metterebbero a rischio centinaia di posti di lavoro disperdendo un patrimonio di competenze e professionalità unico nel settore a livello nazionale, per il consumatore non ci sarà più la garanzia di prodotti di alta qualità, e si provocherebbe la chiusura di tante aziende montane con inevitabili danni all'ecosistema ambientale. Perché è facile prevedere che l'acquirente, una delle multinazionali del latte avrebbe come unico interesse quello di rilevare il marchio, di appropriarsi della rete distributiva e della quota di mercato, chiudendo in breve tempo i vari stabilimenti e recidendo così i legami con la produzione locale di alta qualità".

La Centrale in Mugello? Una sciocchezza

Sulla questione Centrale del Latte sono in gioco interessi che vanno ben al di là del municipalismo, che pare animare l'attuale proprietà, Comune di Pistoia in testa. Anzi, proprio l'ultimatum lanciato da Pistoia, che scadrà i primi giorni del nuovo anno, fa capire che esiste una radicata volontà politica di cedere la Centrale ad una grossa multinazionale del settore. Pretendere, come fa Pistoia, di "concludere l'affare" agli inizi del nuovo anno significa escludere a priori gli ambienti toscani che, a causa della debolezza dell'economia regionale, necessitano di tempi più lunghi per organizzare una cordata che mantenga in Toscana il controllo della Centrale. Gli unici che possono rispondere positivamente alla richiesta di Pistoia sono solamente i grandi gruppi finanziari che controllano il mercato del latte in Italia. Un nome? Granarolo mi sembra abbia ottime chanches, e non solo per la propria capacità finanziaria. Ma al di là della piccola malignità politica (ma lo è?), ciò che è grave è che le amministrazioni tutte, compresa Firenze, si stiano arrabattando in cerca di una soluzione, ma evitino di aprire un tavolo con i rappresentanti dei lavoratori, degli allevatori e dei consumatori, dal quale nasca un progetto complessivo di "privatizzazione umana" che non danneggi né l'azienda, né l'economia regionale.

Privatizzare la Centrale del latte vuol dire influire profondamente nell'economia della Toscana. Forse è per questo che per la prima volta da anni la Regione ha fatto capolino sulla vicenda, ma l'assessore Barbini si è mostrato troppo debole e incerto nell'iniziativa per rappresentare davvero una svolta. Diverso è il discorso per la Provincia di Firenze che ha avuto il coraggio politico di impegnarsi concretamente sulla questione; tuttavia se rimarrà isolata il suo gesto è destinato a rimanere simbolico.

E certamente non favorisce una soluzione positiva l'emergere di fantasiose prospettive che vorrebbero trasferire lo stabilimento in Mugello e di cui si fa portavoce il sindaco di Firenzuola Mascherini. Comprendo l'aspirazione di Mascherini di guadagnare il centro del palcoscenico per ottenere visibilità politica diradando le nebbie sollevate dai cantieri della TAV a proposito dei quali aveva promesso un "impatto ambientale" compatibile, ma il sindaco di Firenzuola deve prendere atto che una simile dislocazione metterebbe immediatamente fuori mercato il prodotto confezionato a causa dei costi di distribuzione, ben più alti di quelli della raccolta alla stalla, e che la gamma dei prodotti distribuiti sarebbe eccessivamente limitata per mantenere lo spazio di mercato attuale. Proprio la complessità delle leggi che regolano il mercato del latte e che richiedono la contemporanea presenza sugli scaffali di vendita sia dei prodotti di eccellenza, come il latte di Alta Qualità Mugello, sia degli altri prodotti di gamma, come il latte fresco, il latte a lunga conservazione, gli yogurt, getta una luce sinistra sulla fretta nella privatizzazione. Temiamo, e tutte le analisi ce lo confermano, che dietro l'acquisto della quota azionaria da parte di un grande gruppo finanziario si nasconda di fatto l'acquisto del solo marchio commerciale "Mukki", con il progressivo trasferimento fuori regione di tutte le attività di trasformazione (magari trasferendo per ultima quella del Latte Mugello, per evitare polemiche).

ANDREA CAVACIOCCHI

il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2000
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